Una croce cristiana di 1400 anni riaffiora ad Abu Dhabi

5 mesi ago · Updated 5 mesi ago

Una scoperta che può riscrivere la storia del Golfo: ritrovata una croce cristiana di 1400 anni ad Abu Dhabi, sull'isola di Sir Bani Yas. La lunga vita del cristianesimo nella Penisola Arabica

Un frammento di storia antica è riemerso dalle sabbie del tempo: una croce cristiana in stucco, risalente a circa 1400 anni fa, è stata scoperta sull'isola di Sir Bani Yas, a sud-ovest di Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Questo straordinario ritrovamento conferma in modo definitivo l’esistenza di un monastero cristiano attivo tra il VII e l’VIII secolo in quella che oggi è una delle regioni più moderne e proiettate verso il futuro del mondo arabo.

La croce, finemente scolpita e perfettamente conservata, misura 27 cm di lunghezza per 17 cm di larghezza. È stata rinvenuta nel corso delle campagne di scavo condotte dal Dipartimento della Cultura e del Turismo di Abu Dhabi. Le nove piccole abitazioni scoperte nel 1992 avevano lasciato perplessi gli studiosi per decenni. Ora, grazie alla presenza della croce, possono essere finalmente associate con certezza alla chiesa e al monastero vicini, anch’essi ritrovati sull’isola. Secondo i ricercatori, queste abitazioni erano probabilmente destinate ai monaci, per dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione.

Ma il valore di questa scoperta va ben oltre l’ambito archeologico: essa getta nuova luce su un periodo cruciale della storia del Golfo. Tra il IV e il VI secolo, infatti, il cristianesimo era diffuso in tutta la regione, prima dell’avvento dell’Islam. Documenti storici suggeriscono persino una coesistenza pacifica tra cristiani e musulmani sull’isola di Sir Bani Yas fino all’abbandono del monastero nell’VIII secolo.

Dal 2019, il sito archeologico di Sir Bani Yas è protetto e valorizzato: un centro accoglienza, esposizioni di reperti e percorsi di visita permettono oggi al pubblico di immergersi in questo capitolo poco conosciuto del patrimonio cristiano della regione.

Il complesso monastico di Sir Bani Yas

L’isola di Sir Bani Yas, situata al largo delle coste degli attuali Emirati Arabi Uniti, rappresenta uno dei più significativi siti archeologici cristiani dell’intera Penisola Arabica. L'importanza del sito è emersa gradualmente grazie a una serie di campagne di scavo e studi multidisciplinari.

L'intera isola fu inserita in un catalogo di trentasei siti preislamici o islamici antichi, ma fu solo negli scavi del 1993-1996, diretti da Joseph Elders, che venne portato alla luce un complesso monastico cristiano di particolare interesse. Successivamente, studiosi come G.R.D. King e Mark Beech contribuirono all’analisi del sito, integrando dati architettonici, ceramici, faunistici e liturgici.

Il complesso monastico si trova nella parte nord-orientale dell’isola, nei pressi di un naturale punto di approdo (Hor al-Ganübi), e si estende per circa 1,5 x 2 km. La chiesa basilicale, seppur oggi ridotta in altezza, mostra una tipica pianta tripartita: un nartece introduce nelle tre navate, che conducono all’altare centrale e a due cappelle laterali. È notevole la cappella settentrionale, che contiene resti lignei e strutture verticali interpretabili come il simandron – uno strumento per la chiamata alla preghiera, in uso nei monasteri cristiani orientali al posto delle campane. Questa struttura potrebbe essere stata parte di una torre campanaria.

A est dell’abside si trova una sepoltura a inumazione, probabilmente di carattere cultuale. Importanti sono anche i frammenti in stucco ritrovati in varie zone del monastero, con motivi cruciformi e vegetali, stilisticamente affini a quelli conservati nel Museo Nazionale di San’a, presumibilmente provenienti dalla chiesa di Abraha in Yemen.

Sebbene per lungo tempo si sia ipotizzato che il monastero di Sir Bani Yas potesse risalire al IV secolo, studi più recenti (Carter; Elders) collocano la sua attività tra il tardo VII e il IX secolo, all’interno di una rete commerciale attiva nel Golfo in quell’epoca. Il monastero intitolato a San Tommaso, citato nella Vita di Mar Yonan, potrebbe essere identificabile con un grande complesso come Sir Bani Yas. L’assenza di materiali anteriori al VII secolo sembra escludere una frequentazione precedente, ma scoperte recenti su altri siti ecclesiastici nel Golfo potrebbero portare a una revisione futura di queste datazioni.

Il cristianesimo nella Penisola Arabica

Il cristianesimo in Arabia ha radici antiche e complesse, legate tanto all’influsso bizantino quanto alla diffusione della Chiesa d'Oriente. Nel Nuovo Testamento si trova un primo accenno al cristianesimo in Arabia, quando San Paolo racconta nella Lettera ai Galati di essersi ritirato in Arabia dopo la conversione (Gal 1,15-17). Anche gli Atti degli Apostoli e la Seconda Lettera ai Corinzi confermano un suo passaggio a Damasco, ma non vi è chiara evidenza di un'attività missionaria in Arabia. È quindi probabile che con "Arabia" si intendesse l'Arabia Petraea, corrispondente a parte dell'attuale Giordania e Siria del sud.

Diffusione e consolidamento, la Chiesa siriaca

Una presenza cristiana più strutturata nelle aree arabiche si può documentare a partire dal III secolo, e si intensifica nel IV e V secolo, favorita dalla pace religiosa garantita prima da Costantino e poi da Teodosio, e dal supporto di imperi come quello persiano sasanide, dove nel 410 il re Yazdgird I autorizzò un sinodo che sancì la libertà di culto per la Chiesa d’Oriente.

Il cristianesimo siriaco fu centrale nella penetrazione del cristianesimo in Arabia, soprattutto attraverso il Bēt Qatraye, la diocesi che comprendeva l’Arabia orientale, inclusi Bahrein, Qatar, Emirati Arabi e l’Oman (Bet Mazunaye). Queste comunità, legate culturalmente alla Mesopotamia e alla Persia, erano caratterizzate da una religiosità monastica e missionaria, spesso legata a reti commerciali.

A Bostra, capitale della Provincia Arabia, la presenza cristiana è attestata già nel 215 d.C. (Eusebio di Cesarea), e vi si svolsero anche sinodi teologici nel III secolo. Le comunità cristiane penetrarono via terra fino all’Arabia Felix (Yemen) e via mare lungo le coste orientali, tra cui quella su cui si colloca Sir Bani Yas. 

Anche dopo l'avvento dell'Islam, alcune comunità cristiane nel Golfo rimasero attive almeno fino alla fine del VII secolo, come attestano la partecipazione ai sinodi siriaci e l’evidenza archeologica di chiese ancora in uso.

Il monastero di Sir Bani Yas si inserisce in un quadro più ampio di diffusione del cristianesimo in Arabia orientale, come parte integrante del mondo culturale e religioso siriaco e persiano. Sebbene il sito sia databile solo a partire dal VII secolo, testimonia la resilienza e la vitalità delle comunità cristiane nelle regioni costiere del Golfo fino all’arrivo dell’islam. 

La sua struttura, iconografia e materiali lo pongono tra i più importanti complessi monastici cristiani della Penisola Arabica, e uno dei pochi rimasti oggi accessibili, testimoniando un passato in cui il cristianesimo fu parte viva della storia araba.

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