«Tutti dicono pace, ma la pace non c’è» (cf. Ger 8,11)

4 mesi ago · Updated 4 mesi ago

Con l’apertura dell’anno sociale 2025-2026, il Serra Club L’Aquila si incammina verso una tappa significativa: il cinquantennale della sua fondazione, previsto per il 2026. Un cammino che si apre con una riflessione urgente e profondamente attuale: la pace.

Domenica 28 settembre, nella suggestiva cornice della Basilica di San Bernardino a L’Aquila, i membri del Club si sono riuniti per la celebrazione della Santa Messa presieduta da S.E.R. Monsignor Antonio D’Angelo, Arcivescovo Metropolita dell’Aquila e concelebrata dal Rettore Padre Daniele Di Sipio.

A seguire, il convegno aperto a tutta la cittadinanza dal titolo «Tutti dicono pace, ma la pace non c’è» – ispirato al passo del profeta Geremia (8,11) – ha dato inizio ufficiale all’anno sociale.

Ad aprire i lavori la Presidente del Serra Club L’Aquila, Giovanna Renzetti, che guiderà il sodalizio per il biennio 2025-2027. Ospite d’onore e relatrice dell’incontro è stata la professoressa Maria Lo Presti, Presidente Nazionale di Serra International Italia, teologa e direttrice dell’Ufficio per l’Insegnamento della Religione Cattolica di Palermo, la quale ha fortemente voluto questo tema come filo conduttore per l'intero anno sociale.

Occorre ricordare che Serra International Italia è un’associazione cattolica che si propone la diffusione della cultura cristiana e che si impegna a promuovere, nella società civile, una cultura favorevole alle vocazioni — in particolare a quelle al sacerdozio e alla vita consacrata. I suoi membri, laici, si dedicano a questo scopo attraverso una testimonianza coerente di fede e di servizio nella quotidianità della loro vita e del loro lavoro.

Abbiamo raccolto alcune brevi riflessioni da protagonisti dell’evento.

Mons. Antonio D’Angelo: «La pace si costruisce, ogni giorno»

«Molti parlano di pace, ma la pace è un dono che va anche cercato attraverso l’operosità, come ci ricorda il Vangelo: Beati gli operatori di pace. Non è uno slogan, è un impegno personale e collettivo. Essere operatori di pace significa cercare la verità, la giustizia e il bene dell’altro, riscoprendo la dignità di ogni persona.

In un tempo segnato da violenza e disumanità, come quello che stiamo vivendo in Medio Oriente, occorre più che mai ripartire da un’antropologia cristiana: riconoscerci tutti figli di Dio, capaci di costruire comunione anche nelle differenze. La pace è un cammino che parte dal cuore dell’uomo e si irradia nel mondo.»

Prof.ssa Maria Lo Presti: «La pace comincia dal disarmo del cuore»

«Il tema scelto per quest’anno sociale, "Tutti dicono pace, ma la pace non c’è", nasce da una profonda esigenza di verità.

La mia riflessione parte da luoghi che mi stanno a cuore, come la Terra Santa, dove ogni parola può essere carica di dolore. Tuttavia, la pace non si costruisce solo nei vertici internazionali, ma nel cuore di ciascuno, attraverso il disarmo delle parole, come ci ricordava Papa Leone.

Questo è il compito del Serra: essere testimonianza viva nel mondo, con uno sguardo che parte dalla spiritualità e si traduce in gesti concreti di pace.»

Giovanna Renzetti: «Impegnarsi ogni giorno per la pace»

«Come laici impegnati accanto alla Chiesa, abbiamo voluto aprire l’anno sociale con una riflessione profonda sul senso autentico della pace.

La pace si costruisce nel quotidiano, nelle relazioni familiari, nel lavoro, nell’amicizia. Piccoli gesti di empatia, di ascolto, di pazienza possono diventare argine contro la logica del conflitto.

Il nostro impegno è quello di portare il messaggio evangelico là dove viviamo, aiutando ciascuno a riscoprire il valore del perdono, del rispetto, della fraternità. Solo così la pace smetterà di essere una parola vuota, e diventerà realtà condivisa.»

Il Serra Club L’Aquila si prepara dunque a celebrare nel 2026 i suoi cinquant’anni con uno spirito rinnovato, pronto a rispondere alle sfide del presente con la forza del Vangelo e la concretezza dell’azione.

La pace, oggi più che mai, è una chiamata per tutti. E ogni piccolo gesto può diventare un seme di speranza.

 

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