Tolkien contro Lewis: Fantasy e Fede
2 mesi ago · Updated 2 mesi ago

J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis furono grandi amici e membri del celebre gruppo letterario degli Inklings, ma ebbero approcci narrativi distinti riguardo al modo in cui la fede dovesse interagire con il genere fantasy.
Entrambi questi due giganti del fantasy cristiano condivisero la convinzione che la narrativa fantastica fosse uno strumento potente per esplorare le realtà spirituali e morali dell'esistenza umana. Tuttavia, vi era una grande differenza nel modo in cui ciascuno di loro vedeva il rapporto tra la narrazione e la Verità Cristiana.
J.R.R. Tolkien, Il Mondo Secondario (o Sub-creazione)
Tolkien, cattolico, si concentrò sul concetto di Sub-creazione e di Mito.
Il suo obiettivo era creare un "Mondo Secondario" (la Terra di Mezzo) con una propria coerenza interna, leggi e storia. Questo mondo doveva essere un riflesso dei principi morali e religiosi universali, ma non un'allegoria. Per Tolkien, la fede e la morale dovevano essere "assorbite" nella narrazione, in modo sottile e implicito.
Di conseguenza, ne Il Signore degli Anelli non si trovano chiese, culti o riferimenti diretti a Gesù Cristo o alla storia biblica, ma un mondo “sub-creato” in modo del tutto coerente con la propria originalità. In questo mondo i temi del peccato, del libero arbitrio, del sacrificio e della Speranza (l'Eucatastrofe tolkeniana) sono organici al mito stesso. L’approccio narrativo alla fede era di Analogia o Eco: le dinamiche – come la Grazia operante tramite Gollum – riecheggiano la Verità Cristiana, ma non la raccontano direttamente. Tolkien voleva che i lettori “sentissero” la Verità, senza che essa fosse esplicitamente "etichettata".
Lewis criticò Tolkien per la mancanza di una figura divina esplicita.
C.S. Lewis, L'Allegoria e la Ri-narrazione
Lewis, la cui conversione fu in parte dovuta all'influenza di Tolkien, adottò un approccio più apologetico e didattico.
Il suo obiettivo era Ri-narrare la storia del Vangelo in un contesto fantastico (il mondo di Narnia). Vedeva questo come un modo per superare la "familiarità" che aveva spento il senso di meraviglia nei lettori moderni riguardo l’argomento. Il suo metodo era l'Allegoria Diretta: utilizzava figure ed eventi che sono chiare corrispondenze con i dogmi cristiani. Ad esempio, Aslan è un analogo trasparente di Cristo, rappresentando il Leone di Giuda, il Creatore, il Sacrificio e la Risurrezione.
Il suo approccio era di Apologetica Sotto Copertura: Lewis vedeva il fantasy come un modo per "contrabbandare" – come lui stesso disse – le Verità Eterne in un linguaggio che i ragazzi e i lettori scettici potessero accettare senza pregiudizi. L'ingresso a Narnia è un'esperienza di riscoperta. Lewis voleva usare il fantasy come una traduzione della storia cristiana, rendendola nuova e originale, come se non fosse mai stata ascoltata prima.
Non a caso, Tolkien criticò Lewis per l'uso dell'allegoria diretta.
F. Caraccia, La Sub-creazione Allegorica
L'evoluzione moderna del fantasy cristiano sembra puntare a una sintesi tra i metodi dei due padri fondatori. Opere come Le Cronache di Keheram ricalcano i modelli letterari classici del genere, già tracciati da autori cristiani, proponendo però una struttura che fonde l'implicito e l'esplicito.
Keheram è presentato come un "Mondo Secondario" (o un "non luogo" senza tempo) che funge da "Regno della Creatività". Questo universo autonomo e coerente, di matrice squisitamente tolkieniana (la Sub-creazione come struttura), diventa la tela per un obiettivo profondamente lewisiano (l'Allegoria come scopo).
L'opera utilizza questo cosmo originale per narrare l'eterna lotta tra il bene e il male, offrendo al lettore nuovi paradigmi per riscoprire sé stessi e la fede attraverso percorsi creativi. Il "Regno della Creatività" infatti non è solo uno sfondo, ma l'Allegoria del viaggio interiore verso la Redenzione. In questa sintesi, il fantastico, lungi dall'essere una semplice evasione, diventa uno strumento di trascendenza concreta, sussurrando il Vangelo per condurre il lettore a riscoprire la fede.
Sintesi della Divergenza
In breve, Tolkien voleva che la sua fede fosse la linfa vitale del suo mondo, operante in modo sottile e implicito. Voleva che i lettori sentissero la Verità senza che essa fosse esplicitamente "etichettata". Lewis invece intese usare il fantasy come una traduzione della storia cristiana, rendendola una storia nuova, originale, come se non fosse mai stata ascoltata prima. Le Cronache di Keheram di F.Caraccia si propongono proprio come Sintesi della Divergenza fra Tokien e Lewis.
Tutti e tre gli autori del resto condividono la convinzione che la narrativa fantastica non sia mera fuga, ma un potente strumento per esplorare e affermare le realtà spirituali e morali più profonde dell'esistenza umana.
Autore: Nicola Caraccia
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