Tempo dell’Avvento, nell’attesa del Signore che viene
2 mesi ago · Updated 2 mesi ago

Con i primi vespri di questa sera, entriamo nel tempo liturgico dell’Avvento, un tempo di preparazione alla solennità del Natale, cioè alla venuta del Figlio di Dio fra gli uomini. Questo tempo di "attesa", sorto in Occidente intorno al VI-VII secolo per celebrare l'Adventus Domini, cioè la memoria liturgica dell'incarnazione del Figlio di Dio, è anche tempo di conversione e di rinnovamento della nostra fede nell'incontro con Cristo.
«Il termine latino adventus (traduzione del greco parousia o anche ephiphaneia), nel linguaggio cultuale pagano significava la venuta annuale della divinità nel suo tempio per visitare i suoi fedeli».
Pertanto è un tempo ricco di desiderio e di gioia, alimentato dalla nostra speranza nel compimento della storia della salvezza, cioè nella parusìa, il ritorno glorioso di Cristo alla fine della storia. E’ questo un tempo di attesa e di speranza, ma è anche un tempo di ascolto e di riflessione sul “regno di Dio”, come regno di giustizia e di pace inaugurato dal Messia. E’ un tempo in cui fortemente si attualizza il grido marana-thà, vieni Signore Gesù. Una supplica che apre il nostro cuore non soltanto al mistero dell’Incarnazione di Cristo ma anche alla visione escatologica del tempo e della storia in cui la nostra stessa vita deve diventare un Avvento del Signore Gesù. La Chiesa vive in prospettiva escatologica, protesa verso la parusia, cioè l'avvento glorioso del Signore. Il nuovo anno liturgico, infatti, si apre come si era chiuso quello precedente, e si concluderà come si è aperto, cioè con la stessa tensione escatologica, in un continuo movimento elicoidale e ascensionale, che sollecita la comunità cristiana a invocare la manifestazione gloriosa del Signore anticipando nel tempo la venuta finale di «colui che viene» e il compimento definitivo della storia della salvezza in atto nella liturgia e nell'intera vita della Chiesa. Il tema della parusia attraversa come una costante l'intero anno liturgico: all'inizio e alla fine; dall'inizio alla fine. Ogni volta che la Chiesa celebra l'Eucaristia acclama: «celebriamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta». Il memoriale storico degli eventi salvifici di Cristo con lo Spirito è fatto di continuo «nell'attesa della sua venuta nella gloria», «nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo». Quindi l’Avvento non è semplicemente la commemorazione della lunga attesa del popolo ebraico, proteso verso la liberazione e il ritorno del Messia, né una semplice preparazione al Natale.
La storia.
Abbiamo già alla fine del IV e nella prima metà del V secolo dopo Cristo in alcune regioni dell’Europa come la Gallia e la Spagna dei segnali che ci rimandano a questo tempo liturgico, nell’idea di un tempo dedicato alla preparazione del Natale del Signore.
«Dal 330 il Concilio di Saragozza prescrive ai fedeli d’essere assidui alla chiesa dal 17 dicembre all’Epifania. Ascesi, preghiera, assemblee più frequenti, tali sono le prime caratteristiche del tempo di preparazione al Natale. Questa disciplina doveva poi precisarsi in Gallia nel corso del V secolo, dove vediamo Perpetuo di Tours (+ 490) istituire un digiuno di tre giorni per settimana a partire da S. Martino fino alla Natività».
E’ ovvio che il desiderio di preparazione al Santo Natale che noi troviamo in alcuni documenti o avvenimenti sia in Gallia come in Spagna non sono altro che uno dei tanti tentativi di aiutare il popolo di Dio a comprendere meglio il modo con cui prepararsi al mistero dell’incarnazione di Cristo.
«Nel V secolo abbiamo informazioni più precise in Gallia; la notizia più importante è l’ordinamento del digiuno di Perpetuo di Tour – come si è già detto sopra e che sarà tenuta in considerazione anche dopo il Concilio Vaticano II, come inizio del tempo di Avvento dalla liturgia ambrosiana. Si tratta di un digiuno 3 volte la settimana nel tempo che va dalla festa di S. Martino (11 novembre) a Natale. J. A. Jungmann crede che questa disposizione si fondi su un’originaria “Quaresima di S. Martino”».
Già nei Padri dell’epoca vi era un diverso modo di comprendere la festa del Natale. Sant’Agostino la considerava come una semplice memoria mentre San Leone Magno da parte sua parlerà del Natale come di un “Sacramentum natalis Christi”. Alla luce del modo con il quale la festa del Natale veniva pensata e concepita, vi era un modo diverso di prepararla. A Roma, ma solo verso la metà del VI secolo, compare una liturgia dell’Avvento scaglionata nell’arco di sei settimane. La sesta settimana tuttavia non ha celebrazione eucaristica: l’introduzione delle Quattro tempora esige infatti che la messa venga celebrata durante la notte tra il sabato e la domenica, la quale perciò resta vacante. Con San Gregorio Magno il numero delle domeniche di Avvento è ridotto a quattro. E’ proprio in questo periodo che il significato dell’Avvento prende in se stesso vari significati: infatti fuori da Roma questo tempo era considerato per eccellenza un tempo di preparazione alla nascita di Cristo Signore e anche un tempo escatologico di preparazione alla parusia. In questo la liturgia Ambrosiana avrà nel tempo una costanza e una chiarezza che ancora oggi è molto evidente. «Roma considerava il Natale soltanto una festa preparatoria a quella di Pasqua. Per i romani era una sorta di Pasqua incoativa ed essi intendevano dare alla Pasqua tutta l’importanza di una preparazione che comprenderà fin dal IV secolo, l’organizzazione catecumenale. Essi, inoltre, volevano riservare alla Pasqua il suo posto centrale nel mistero della salvezza. D’altra parte la sensibilità biblica e istintivamente teologica dei fedeli si concentrò sul Natale e ciò comportò la celebrazione di una duplice attesa in sintonia con il mistero pasquale inteso come l’inizio del trionfo sul male. San Leone magno, che non conobbe la celebrazione dell’Avvento a Roma, collega, al pari di altri Padri della Chiesa, l’arrivo del Signore a Betlemme al suo secondo avvento glorioso alla fine dei tempi».
L’Avvento romano appare solamente nella seconda metà del VI secolo e lo studio dei formulari e dell’ufficio permette di cogliere il senso preciso che i papi del VI e del VII secolo hanno voluto dare al tempo di Avvento che trova il suo apice grazie alla sempre maggiore importanza che, soprattutto nell’Alto Medioevo, verrà data alla festa del Natale. In tal modo l’Avvento prende sempre più una caratteristica di tempo di attesa gioiosa della festa della Natività e orienta sempre di più i cristiani verso il ritorno glorioso del Signore alla fine dei tempi. Arrivando a noi, ci accorgiamo che la struttura di questo tempo liturgico si è sempre più rafforzata e ha mantenuto, pur contornata da elementi consumistici che in modo “profano” preparano al Natale, la struttura che si era andata affermando intorno al VII secolo d. C. Nell’attuale ordinamento, l’Avvento inizia dai primi vespri della domenica che cade il 30 novembre o è la più vicina a questa data e termina prima dei primi vespri del Natale. Nel Missale Romanum, editio typica tertia del 2008, le ferie che vanno dal 17 al 24 dicembre hanno ricevuto un formulario proprio della Messa, di cui prima erano carenti; le ferie dal 16 dicembre hanno ricevuto solo la colletta e le letture bibliche proprie. Si avverte una intonazione più forte nell’attesa escatologica nei testi biblici ed ecologici delle prime due settimane e una attenzione particolare alla preparazione del Natale in quelli della settimana restanti, specialmente a partire dal 17 dicembre.
Nella vita pastorale
Considerato nella sua struttura e nei suoi contenuti, l'anno liturgico si presenta come una magnifica «inclusione»; nel suo sviluppo, dalla domenica I di Avvento alla solennità di Cristo Re, celebra Cristo Gesù nella varietà dei suoi misteri, in tensione escatologica, sostenendo il cammino dei cristiani incontro al Signore che viene nello splendore della sua gloria per trasfigurarci nella sua luce di risorto. I fedeli devono essere educati, pertanto, alla preminenza e alla centralità del mistero di Cristo nella liturgia in modo che il loro animo «sia indirizzato prima di tutto verso le feste del Signore, nelle quali, durante il corso dell'anno, si celebrano i misteri della salvezza. Perciò il proprio del tempo abbia il suo giusto posto sopra le feste dei santi, in modo che sia convenientemente celebrato l'intero ciclo dei misteri della salvezza». L'elemento distintivo del Tempo di Avvento nell'eucologia è definito dalla costante compresenza dei due temi dell'attesa della Chiesa: la venuta del Cristo nella carne e il suo ritorno glorioso alla fine della storia. Le Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario al n. 39, mettono in evidenza questa peculiarità. Esse dicono: "Il tempo di Avvento ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente, è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all'attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi". La preghiera delle celebrazioni domenicali e feriali si configura, di fatto, come un intrecciarsi di temi che scaturiscono dalla meditazione sul senso della memoria liturgica del Natale e sul valore della storia riletta alla luce dell'attesa di ciò che ne costituirà il "compimento". «Nella liturgia di questo tempo hanno un posto significativo i “Canti dell’Avvento”, i salmi caratteristici di fiducia, speranza, attesa: 23; 24; 71; 79; 84; 88; 121, e altri cantici dell’AT, come quello di Anna (1Sam 2, 1-10), utilizzati da Lezionario, Antifonario e Graduale come salmi, antifone o responsori nella messa e nell’ufficio. Di riscontro bisognerà tenere conto delle riletture, spesso maggiorate, di numerosi passi dell’AT presenti specialmente nei discorsi di Stefano, Pietro e Paolo». Nella preghiera non mancano espressioni che commentano il valore dell'evento dell'incarnazione e altri aspetti dottrinali del mistero che viene celebrato.
«La situazione dell’Avvento è quindi una dimensione permanente della storia: l’umanità e la chiesa vivono in un avvento continuo fino a che l’evangelo sarà predicato ai pagani e gli ebrei riconosceranno in Gesù di Nazareth il messia e il risorto non si rivelerà pienamente come salvatore e giudice di tutti. Il “sacramento” dell’Avvento equivale al mistero della storia e della presenza di Cristo nel mondo; è il segno efficace dell’aspettazione e della rivelazione, ossia della storia della salvezza e del tempo della Chiesa. Ciò deve sensibilizzare l’intelligenza di fede dei credenti ai segni dei tempi (cfr. Mt 16, 4), al fine di esercitare una funzione profetico-critica nel mondo».
La "spiritualità" espressa dai testi eucologici si presenta come una ricca e autorevole proposta di atteggiamenti evangelici che devono essere propri del "discepolo", di colui che si prepara a rinnovare nella fede l'incontro con Gesù Cristo. L'orizzonte che ispira l'eucologia del Messale Romano è tipicamente "cristologica".

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