“Sia pace in Terra Santa”: l’appello della CEI da Gorizia

4 mesi ago · Updated 4 mesi ago

Dal Consiglio Episcopale Permanente riunito a Gorizia giunge un forte grido per la pace. Con la Nota intitolata “Sia pace in Terra Santa!”, i vescovi italiani chiedono l’immediato cessate il fuoco a Gaza, il rispetto del diritto umanitario internazionale e la liberazione degli ostaggi.
«Non si può continuare a infliggere violenza a un intero popolo» affermano, ribadendo che l’unica prospettiva realistica resta quella di “due popoli, due Stati”.

L’appello si lega alla preghiera, con l’invito – rilanciato da Papa Leone – a recitare quotidianamente il Rosario per la pace e a partecipare alla Veglia del Giubileo della Spiritualità mariana l’11 ottobre in Piazza San Pietro.

La CEI ricorda i tanti progetti già avviati a sostegno delle popolazioni colpite e annuncia l’impegno del Segretario Generale, mons. Giuseppe Baturi, che nei prossimi giorni si recherà a Gerusalemme per portare solidarietà concreta e valutare ulteriori interventi umanitari.

Un messaggio forte che unisce denuncia, speranza e responsabilità: “Vogliamo essere costruttori di ponti – scrivono i vescovi – riaffermando la nonviolenza, il dialogo e l’incontro come via per garantire sicurezza e dignità a tutti”.

Nota del Consiglio Episcopale Permanente - “Sia pace in Terra Santa!” 

Chiediamo con forza che a Gaza cessi ogni forma di violenza inaccettabile contro un intero popolo e che siano liberati gli ostaggi. Si rispetti il diritto umanitario internazionale, ponendo fine all’esilio forzato della popolazione palestinese, aggredita dall’offensiva dell’esercito israeliano e pressata da Hamas. Ribadiamo che la prospettiva di “due popoli, due Stati” resta la via per un futuro possibile. Per questo, sollecitiamo il Governo italiano e le Istituzioni europee a fare tutto il possibile perché terminino le ostilità in corso e ci uniamo agli appelli della società civile.

In questa denuncia ci muovono le parole di san Paolo: “Cristo è la nostra pace” (Ef 2,14). Per i cristiani significa, anzitutto, pregare per la pace. Accogliamo, quindi, l’invito di Papa Leone a “pregare, ogni giorno del prossimo mese, il Rosario per la pace, personalmente, in famiglia e in comunità”. Lo faremo, in particolare, l’11 ottobre, alle ore 18, con quanti si recheranno in piazza San Pietro, per la Veglia del Giubileo della Spiritualità mariana, ricordando anche l’anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II.

Vogliamo essere desti di fronte agli eventi della storia e critici di fronte a scelte che provocano morte e distruzione.

Ci impegniamo a dare sostegno concreto a quanti pagano pesantemente le conseguenze di questa “inutile strage”. Così come fatto, in più di 30 anni, con i 145 progetti finanziati dalla Chiesa italiana e con il piano di aiuti per far fronte all’emergenza in corso.

Proponiamo gesti eloquenti di prossimità con chi soffre e di riconciliazione tra le parti. Anche noi, in comunione con Papa Leone, vogliamo diventare costruttori di ponti, secondo l’Appello firmato con le Conferenze Episcopali di Slovenia e Croazia: “Riaffermiamo la nonviolenza, il dialogo, l’ascolto e l’incontro come metodo e stile di fraternità, coinvolgendo tutti, a partire dai responsabili dei popoli e delle nazioni, perché favoriscano soluzioni capaci di garantire sicurezza e dignità per tutti”.

Per questo, nei prossimi giorni, il Segretario Generale, S.E. Mons. Giuseppe Baturi, si recherà a Gerusalemme per esprimere solidarietà alla Chiesa di Terra Santa, verificare la possibilità di incrementare l’aiuto umanitario e di realizzare, come già avvenuto con alcune Conferenze Episcopali Regionali, una prossima visita fraterna da parte di rappresentanti dell’Episcopato italiano.

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