San Bernardo di Chiaravalle: il Dottore del Desiderio di Dio
6 mesi ago · Updated 6 mesi ago

In un tempo segnato da tensioni politiche, crisi religiose e riforme monastiche, s’innalza una figura luminosa e appassionata, capace di coniugare la più intensa vita interiore con un’azione incisiva nella Chiesa: San Bernardo di Chiaravalle. È stato definito il dottore del desiderio di Dio, ed è questo desiderio — divorante, ardente, tenero e infuocato — che attraversa tutto il suo pensiero, la sua vita e la sua mistica. In un mondo spesso freddo e razionale, Bernardo ci consegna una verità che brucia ancora oggi: l’uomo è, prima di tutto, desiderio. E il cuore di questo desiderio è Dio.
Un giovane dal cuore inquieto
Chi era davvero San Bernardo di Chiaravalle? Non basta dire “mistico medievale” o “riformatore monastico”. Sarebbe come guardare solo la superficie di un abisso. Perché Bernardo è stato molto di più: una fiamma viva nel cuore della Chiesa, una voce appassionata che ha gridato al mondo che Dio non è solo da conoscere, ma da desiderare con tutto se stessi.
Siamo nel 1090, nel cuore della Borgogna. In un castello vicino Dijon nasce un bambino destinato a scuotere l’Europa cristiana. Il suo nome: Bernardo. Figlio di un nobile vassallo del Duca di Borgogna, cresce in una famiglia numerosa – cinque fratelli e una sorella – con un futuro che sembra già scritto: le armi per i fratelli, probabilmente la Chiesa per lui.
Eppure, la sua giovinezza resta avvolta nel mistero. Sappiamo solo una cosa con certezza: a vent’anni Bernardo riceve una chiamata interiore potente, bruciante. Due anni dopo, nel 1113, bussa alle porte del monastero di Cîteaux, il cuore nascente del nuovo Ordine Cistercense.
Ma non è solo.
Arriva con una trentina di persone: familiari, amici, suo padre ormai vedovo, tutti i suoi fratelli (tranne il più giovane, che li raggiungerà più tardi). Insieme si erano preparati per mesi in un edificio vicino al castello, formando già una piccola comunità guidata da Bernardo. È una scena commovente e potente: un’intera famiglia che si consegna a Dio, attratta non da un ideale astratto, ma dalla forza viva di una passione spirituale.
Il fondatore instancabile
Appena due anni dopo il suo ingresso, Bernardo è scelto per fondare un nuovo monastero: Clairvaux. Ma lui non sarà mai un semplice abate. È un visionario, un leader, un imprenditore spirituale. Non basta avere un’idea: bisogna plasmarla, trasmetterla, viverla con coerenza assoluta.
Clairvaux non sarà l’unico. Alla fine della sua vita, Bernardo avrà fondato 66 monasteri. E con quelli che si uniranno alla sua linea spirituale, Clairvaux conterà circa 160 fondazioni. Una rete monastica in espansione, un fuoco che arde ovunque trovi legna da bruciare.
E tutto questo, malato, fin dai primi anni. Colpito da una grave debolezza fisica, è costretto a ritirarsi per un anno. Ma anche questo tempo di malattia diventa occasione di profondità: studia, prega, legge la Scrittura. È qui che scopre, grazie all’amico Guglielmo di Saint-Thierry, un testo che lo segnerà per sempre: il Cantico dei Cantici.
Quel libro biblico, apparentemente solo poetico e sensuale, diventa per lui la mappa dell’anima che cerca Dio come l’amata cerca l’amato. Bernardo non commenterà la Bibbia come un teologo freddo: per lui ogni parola è fuoco, ogni versetto è un invito a lasciarsi consumare dall’amore divino.
Un’anima divisa tra contemplazione e azione
Gli studiosi dividono la sua vita monastica in quattro fasi:
- 15 anni interamente dedicati alla comunità monastica, viaggiando per la Francia per visitare, correggere, ispirare.
- 8 anni di influenza sulla Chiesa di Roma (1130–1138): concili, dispute, diplomazia.
- 10 anni di eco universale: è ascoltato in tutta la cristianità.
- Gli ultimi anni (fino al 1153) sono di profonda interiorità e scrittura, concentrato soprattutto sul Cantico dei Cantici, il suo capolavoro spirituale.
Bernardo non è solo abate e fondatore. È anche attivo, popolare, coinvolto nel cuore pulsante della sua epoca. Nonostante la salute fragile, viaggia, scrive, predica, interviene. Lascia più di mille lettere, trattati, omelie, sermoni. Tutto è intriso di passione, tutto nasce da una fede vissuta fino in fondo.
Nel grande scisma del 1130, si schiera senza esitazione con papa Innocenzo II contro l’antipapa Anacleto II. E sarà Bernardo a far riconoscere Innocenzo in tutta Europa, ricucendo uno strappo che rischiava di spaccare la Chiesa. Il Papa gli dona l’abbazia delle Tre Fontane a Roma, dove tornerà più volte.
E lì, tra i suoi discepoli, c’era un certo Bernardo Paganelli, che diventerà papa con il nome di Eugenio III. A lui Bernardo dedica un’opera straordinaria: il De Consideratione, amato secoli dopo perfino da Giovanni XXIII.
Ma la sua influenza non si ferma qui.
Affronta il celebre teologo Abelardo in un duello intellettuale acceso, poi riconciliandosi con lui. Lotta contro l’eresia catara. Interviene a difesa degli ebrei della Renania durante un pogrom. E, su richiesta di papa Eugenio III, predica la Seconda Crociata: un trionfo in termini di adesioni, un disastro sul piano militare. E sarà lui a portarne il peso.
Un uomo amato… e discusso
Bernardo era amato dalla gente. I suoi monaci lo seguivano con affetto profondo. Dopo una sua predicazione, intere schiere di uomini lo seguivano nella vita monastica. Nel 1125, durante una carestia, offre aiuti concreti e generosi alla popolazione locale, che non lo dimenticherà più.
Viene eletto vescovo tre volte – a Reims e Milano per acclamazione popolare – e rifiuta ogni volta. La sua influenza è immensa. Eppure, commette errori, talvolta per eccesso di zelo, altre volte per troppa fiducia in consiglieri parziali. E si fa anche nemici.
Ma il cuore di Bernardo resta uno solo: Dio.
Il desiderio di Dio: la via di San Bernardo
E qui arriviamo al centro ardente della spiritualità di Bernardo: il desiderio.
In tempi moderni, si dice spesso: "Crederò quando farò esperienza di Dio." Ma per Bernardo, è esattamente il contrario: si crede prima, e solo dopo – forse – si sperimenta. La fede è un atto volontario che apre la porta all’esperienza, un gusto interiore che fa assaporare Dio prima ancora che Egli si mostri del tutto.
Scrive: "La fede è un atto della volontà che ci fa gustare, con piena certezza, la verità, ancor prima che essa si riveli." (De Consideratione, V,6)
E per lui, esperienza religiosa significa toccare Dio con l’anima intera, non con la sola mente. Non gli interessa la teologia speculativa fine a se stessa. Parte dalla sua vita, dalle sue emozioni, dalle sue ferite.
“L’istruzione rende dotti, ma è l’affetto che rende sapienti.” (Sermoni sul Cantico, 23,14)
Con Dio si va con tutto se stessi. Desiderio, emozioni, oscurità, egoismo: tutto è coinvolto. Ma dev’essere purificato, ordinato, reso gratuito.
I gradi dell'amore
San Bernardo, con straordinaria lucidità spirituale, ha tracciato i quattro gradi dell’amore umano verso Dio. Questa scala interiore rappresenta un vero itinerario di trasformazione dell’anima:
- L’amore di sé per sé – È l'inizio inevitabile. L’uomo ama se stesso per istinto, cerca la sopravvivenza, la felicità, il piacere. Qui Dio non c'entra ancora. È l’amore naturale, terreno, che però è già una base.
- L’amore di Dio per il proprio bene – Quando l’uomo riconosce che senza Dio non può vivere, che da Lui dipende ogni bene, comincia ad amarlo. Ma è ancora un amore utilitaristico, incentrato sui propri bisogni.
- L’amore di Dio per Dio stesso – Qui avviene un salto qualitativo: non si ama più Dio per ciò che dà, ma per ciò che è. Si gusta la sua dolcezza, si entra in un rapporto gratuito, dove l’unico motivo dell’amore è la bellezza stessa di Dio.
- L’amore di sé per Dio – È il vertice mistico. L’uomo, dimentico persino di sé, si ama solo perché è creatura amata da Dio, riflesso della sua gloria. Bernardo confessa con umiltà di non sapere se qualcuno, in questa vita, vi sia mai giunto in modo stabile.
Questa scala dell’amore è anche una pedagogia spirituale: il cammino dell’uomo verso Dio passa attraverso l’esperienza della vita quotidiana, le relazioni, le prove e i momenti di grazia. Dio non si impone, si lascia desiderare.
Bernardo distingue vari tipi di amore: l’amore dello schiavo, del mercenario, del figlio, e infine, dell’amata. Quest’ultima è la forma più alta: l’amore puro, gratuito, totale.
“L’amore non attende altro che amore. [...] L’amore è a sé stesso il suo merito e la sua ricompensa.”
E in una frase che da sola vale un’esistenza intera, scrive: AMO QUIA AMO, AMO UT AMEM.“Amo perché amo. Amo per poter amare.” (Sermoni sul Cantico, 83,4)
La Parola che trasforma: la Bibbia e la vita
Per San Bernardo, la Parola di Dio non è una lettura da studiare, ma un corpo da assaporare, una voce da interiorizzare, una presenza da amare.
Scrive: «Gusta e vedrai quanto è buono il Signore» (Sal 33,9). La Scrittura va "mangiata", cioè fatta entrare nelle viscere dell’anima. Per questo Bernardo raccomanda di ascoltarla con tutta la vita, nei campi, nei boschi, nel silenzio e nel lavoro. Dio parla nei libri, ma anche nel vento, nella fatica, nella solitudine, nelle lacrime.
Cristo è la Parola definitiva, il Verbo incarnato. E il suo volto umano diventa accesso al mistero di Dio. Bernardo è profondamente cristocentrico: «Al posto del Paradiso che abbiamo perduto, ci è stato dato Cristo Salvatore». Non un'idea, ma una persona da amare, da incontrare, da seguire.
Amare Gesù: dolcezza, sapienza, forza
Ma come si ama Gesù? Bernardo risponde: di tutto cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze. Tre dimensioni che richiamano l’essere umano nella sua totalità:
- Affectus – La dolcezza: L’amore comincia toccando il cuore. Cristo si fa desiderabile, dolce, attrattivo. L’anima è conquistata dalla bellezza dell’amore disarmato di Gesù. È un amore tenero, come quello di due innamorati.
- Ratio – La sapienza: Ma l’amore non può restare solo sentimento. Deve maturare nella verità. Un amore senza intelligenza può diventare cieco, ingannevole. Per questo Bernardo mette in guardia dai falsi entusiasmi: il diavolo si traveste da angelo di luce. L’amore va illuminato dalla fede, dalla dottrina, dalla prudenza.
- Voluntas – La forza: Infine, l’amore vero è perseveranza. Resiste alla prova, si fa forte nella fatica. È l’amore del martire, del monaco, del padre e della madre. È amore fedele. Solo così diventa spirituale, capace di portare frutto.
Scrive Bernardo: «Questo amore comincia nella carne, progredisce nella ragione, si compie nello Spirito».
Una ricerca infinita
San Bernardo è stato un cercatore instancabile di Dio. La sua vita è una corsa verso il volto dell’Amato. E, come lui stesso confessa, anche dopo averLo trovato, il desiderio non si spegne. Anzi, si accende ancora di più.
«La pienezza della gioia non consuma il desiderio. È piuttosto l’olio che lo alimenta.»
La sua ultima frase scritta, prima di morire, fu un testamento spirituale, un invito rivolto a tutti noi:
«Avevamo deciso di cercare ancora Colui che finora abbiamo scoperto solo imperfettamente, e che non si può mai cercare abbastanza. Ma forse è meglio pregare che analizzare. Concludiamo qui il nostro scritto, ma non la nostra ricerca.»
(De Consideratione V, 32)

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