Papa Leone XIV riprende le udienze, dalla banda di Collarmele a Hiroshima, passando per la Trasfigurazione
6 mesi ago · Updated 6 mesi ago

Questa mattina, in una Piazza San Pietro gremita e vibrante di fede, Papa Leone XIV ha aperto l’Udienza Generale del 6 agosto 2025 con una menzione abruzzese: ha nominato la banda musicale di Collarmele, accogliendola con parole affettuose e invocando su di essa e gli altri gruppi i doni dello Spirito Santo. Un gesto semplice ma carico di significato: perché anche le realtà più piccole, spesso lontane dai riflettori, sono parte viva e sonora del grande corpo della Chiesa.
Ma non è stato un giorno qualsiasi, quello in cui sono riprese le udienze: il 6 agosto è la festa della Trasfigurazione del Signore – quel mistero che illumina la nostra fede con la luce sfolgorante del Cristo risorto – ed è anche l’anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, avvenuto ottant’anni fa. Una coincidenza che non è passata inosservata e che il Papa ha voluto trasformare in appello universale per la pace: «Quei tragici avvenimenti – ha detto – costituiscono un monito contro la devastazione delle guerre. Che la minaccia della reciproca distruzione lasci spazio alla giustizia, al dialogo, alla fraternità».
“Là preparate per noi”: il messaggio del Papa sulla Pasqua e la speranza
Nel cuore della catechesi, Papa Leone XIV ha proseguito il ciclo giubilare “Gesù Cristo nostra speranza” con una meditazione intensa e profondamente attuale sulla preparazione della Cena pasquale. Il brano evangelico di Marco (14,15) è stato il punto di partenza per una riflessione che intreccia liturgia, vita quotidiana e responsabilità personale.
Il Papa ha sottolineato che l’amore, quello vero, non nasce dal caso, ma dalla decisione e dalla preparazione. “Gesù – ha detto – non affronta la sua Passione per fatalità, ma per fedeltà. Ogni cosa, in quella Cena, era stata predisposta. Anche oggi il Signore prepara per noi una sala al piano superiore: il nostro cuore. Ma ci chiede di fare la nostra parte.”
Un invito potente a non vivere la fede come spettatori, ma come co-protagonisti. Preparare la Pasqua, ha spiegato, non è solo questione liturgica, ma esistenziale: significa creare spazio nella nostra vita per accogliere Dio, rinunciare a illusioni e pretese, scegliere la disponibilità, il perdono, la gratuità.
E in un mondo in cui spesso la fretta e il rumore rendono difficile riconoscere i “segni dei tempi”, il Papa ha chiesto: “Quali spazi nella mia vita ho bisogno di riordinare perché siano pronti ad accogliere il Signore?”
Una speranza più forte delle bombe
Dalla luce del Tabor all’ombra di Hiroshima, l’Udienza ha saputo tenere insieme gli opposti della condizione umana: il sublime e il tragico, la gloria e la sofferenza, la musica di una banda di paese e le ferite della storia mondiale. In tutto questo, il messaggio di Papa Leone XIV è stato chiaro: la speranza cristiana non è evasione, ma il coraggio di preparare un mondo diverso, con gesti concreti di pace, dialogo, e amore autentico.
E proprio in questa logica si inserisce anche il saluto rivolto alle delegazioni giovanili del Burkina Faso e del Niger, venute a Roma come pellegrini della speranza. “Andate avanti”, ha detto loro il Papa, “come artigiani di pace e di riconciliazione”.
In un’epoca segnata da conflitti, polarizzazioni e sfiducia, Papa Leone XIV ci ricorda che la vera sicurezza non si fonda su arsenali, ma su relazioni, e che la preparazione della Cena del Signore è l’atto più rivoluzionario che possiamo compiere ogni giorno: aprire uno spazio dove Dio possa abitare.
In fondo, il messaggio di oggi è tutto in quella frase evangelica, ripetuta dal Papa con tono calmo ma fermo: “Là preparate per noi”. Perché il futuro della fede – e forse anche quello del mondo – comincia da qui: da un cuore che si fa sala pronta, da una vita che si fa attesa attiva. Da una speranza che non si limita a credere, ma prepara.

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