Papa Leone XIV in Libano
6 mesi ago · Updated 5 mesi ago

Il Pontefice potrebbe recarsi in una visita storica in Libano entro dicembre, mentre Beirut affronta una crisi istituzionale, economica e identitaria senza precedenti
Una visita carica di significato spirituale, politico e umano: Papa Leone XIV potrebbe recarsi in Libano entro dicembre 2025, secondo quanto annunciato dal patriarca maronita, cardinale Béchara Raï, durante un’intervista alla rete Al-Arabiya. Si tratterebbe del primo viaggio del nuovo Pontefice nel Paese dei Cedri, un gesto che accende le speranze di pace in una terra da anni in balia di crisi complesse e multilivello.
I preparativi per la visita sono in corso, anche se manca ancora una data ufficiale. “Attendiamo che il Vaticano comunichi il giorno esatto”, ha dichiarato Raï. Un evento che promette di essere storico, sia per i cristiani del Medio Oriente che per la travagliata nazione libanese.
Incontro con il presidente libanese: un segnale di apertura e dialogo
Il 13 giugno 2025, Papa Leone ha ricevuto in udienza ufficiale il presidente della Repubblica del Libano, Joseph Aoun,presso il Palazzo Apostolico. L’incontro, definito “cordiale”, ha rappresentato un passaggio cruciale nei rapporti tra la Santa Sede e Beirut.
Al centro del colloquio, il rilancio del dialogo interreligioso, l’urgente necessità di riforme strutturali e la costruzione di una nuova stagione di convivenza in un Libano segnato da divisioni confessionali e politiche. Si è discusso inoltre del contributo che il Vaticano può offrire per favorire la pace nell’intera regione mediorientale.
Un ponte tra Turchia e Libano?
La possibile tappa libanese si affiancherebbe alla già programmata visita di Papa Leone XIV in Turchia, prevista per fine novembre, in occasione della festa di Sant’Andrea Apostolo. Un viaggio dal forte valore ecumenico annunciato dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo, che rafforza l’idea di un pontificato in movimento, impegnato nel costruire ponti tra i popoli e le fedi.
Il Libano oggi: un Paese al bivio tra sopravvivenza e rinascita
Dietro l’entusiasmo per la possibile visita papale, il Libano continua a lottare con una crisi strutturale senza precedenti, dove convergono tensioni interne e influenze regionali distruttive. La scena politica nazionale appare paralizzata, dominata da un sistema oligarchico incapace di riformarsi e da una classe dirigente spesso subordinata a logiche confessionali e interessi esterni.
Il ruolo crescente di Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha minato la sovranità statale e ostacolato il percorso verso una vera democrazia consensuale. Le istituzioni appaiono svuotate, il dibattito pubblico è frammentato e il patto sociale che un tempo teneva insieme le diverse comunità religiose è oggi fortemente compromesso.
La voce del Patriarca Raï e il nodo Hezbollah
In questo contesto, si inserisce la posizione netta del Patriarca maronita Raï, che ha recentemente chiesto con forza il disarmo di Hezbollah. Una dichiarazione che ha provocato reazioni durissime da parte dei sostenitori del partito sciita, ma che ha anche raccolto un vasto sostegno trasversale tra comunità cristiane, civili e gruppi politici filo-sovranisti.
Bkerké, sede del patriarcato maronita, è diventata il simbolo di una resistenza morale e nazionale, sotto attacco per aver sfidato uno degli ultimi tabù della politica libanese: la presenza armata di un attore non statale sul territorio nazionale.
Il Libano tra blocchi geopolitici e crisi identitaria
L’instabilità libanese è aggravata da anni di strumentalizzazioni ideologiche, conflitti regionali e interferenze straniere. Dopo una lunga stagione di egemonia siriana, il Paese è passato sotto l’influenza crescente dell’asse Iran e Hezbollah, con brevi momenti di speranza nel 2005 (con il ritiro siriano) e nel 2019 (con le proteste popolari), entrambi rapidamente soffocati.
L’incapacità del nuovo esecutivo di restaurare pienamente la sovranità e il controllo statale alimenta lo scetticismo tra i cittadini e la diaspora. Le profonde fratture identitarie impediscono una vera riforma costituzionale, e ogni tentativo di dialogo si scontra con aporie politiche e comunitarismi retrivi.
Una visita che potrebbe cambiare il corso della storia?
In questo scenario turbolento, la visita di Papa Leone XIV si presenta come una occasione per riaccendere la speranza. Forse non risolverà da sola le crisi strutturali del Paese, ma potrà rappresentare un forte richiamo all’unità nazionale, alla pace e alla giustizia.
Sarà un momento di visibilità internazionale per un popolo stremato ma resiliente, e un messaggio potente a tutti gli attori regionali: il Libano non è solo un campo di battaglia per interessi esterni, ma una terra con una storia di coesistenza, dignità e fede.
Se confermata, la visita non sarà soltanto una tappa diplomatica o spirituale, ma un appello vibrante alla coscienza del mondo intero.

Articoli correlati