Papa Leone, una celebrazione ecumenica per i martiri del XXI secolo

5 mesi ago · Updated 5 mesi ago

Il 14 settembre 2025, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Pontefice guiderà una solenne commemorazione ecumenica in onore dei nuovi martiri cristiani. Dai massacri in Congo e Siria alla guerra in Ucraina, un filo rosso di sangue, fede e resurrezione attraversa il nuovo pontificato

«Credere non significa avere già tutte le risposte, ma confidare che Dio è con noi». In questa frase, pronunciata da Papa Leone XIV davanti a migliaia di fedeli greco-cattolici in pellegrinaggio a Roma, si condensa lo spirito che anima l’evento che il Santo Padre presiederà domenica 14 settembre 2025 alle ore 17.00 nella Basilica di San Paolo fuori le Mura: la Commemorazione dei martiri e testimoni della fede del XXI secolo. Un gesto che mette al centro del pontificato una realtà spesso taciuta: la persecuzione dei cristiani nel mondo contemporaneo.

Nel cuore dell’Anno della Speranza, Leone XIV convoca un’assemblea ecumenica – con rappresentanti delle Chiese ortodosse, orientali e protestanti – per ricordare i nuovi martiri del nostro tempo, quelli uccisi «in odium fidei», per odio verso la fede, ma anche tutti quei testimoni silenziosi, donne e uomini laici, religiosi, pastori, che hanno dato la vita per amore del Vangelo.

Secondo il recente rapporto World Watch List della Ong Open Doors, nel solo 2024 sono stati 4.476 i cristiani uccisi per la fede4.744 imprigionati e 7.679 chiese attaccate, chiuse o confiscate. Numeri impressionanti, spesso ignorati da governi e media per non urtare sensibilità politiche, religiose o economiche. 

Un pontefice in ascolto dei martiri

Fin dai primi giorni del suo pontificato, Papa Leone ha posto i martiri contemporanei al centro del suo magistero.

L’8 maggio, giorno della fatidica fumata bianca, era il giorno della memoria liturgica dei diciannove martiri d'Algeria, quell'Algeria che è patria di Sant'Agostino (la Tagaste dell'Ipponate è oggi Souk Ahras). Martiri di Algeria ricordati con un'apposita mostra al 46° Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini appena conclusosi, che furono un esempio della vocazione della Chiesa a vivere in comunione con tutta l’umanità, superando divisioni tra religioni e culture nel dialogo della vita e nel dono di sé fino al martirio, ha ricordato il card. Parolin portandovi i saluti del pontefice.

Lo stesso Leone aveva ricordato, all’inizio del suo pontificato nella Cappella Sistina, che "anche oggi non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti", denunciando "la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche" e paragonando il suo ministero alla radicale fedeltà e allo spirito di sacrificio del vescovo martire Ignazio di Antiochia: "egli, condotto in catene verso questa città, luogo del suo imminente sacrificio, scriveva ai cristiani che vi si trovavano: «Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà il mio corpo»".

Ferite ancora aperte

Papa Leone non dimentica le tragedie recenti. Durante l’Angelus del 29 giugno scorso, ha ricordato con dolore l’attentato contro la chiesa greco-ortodossa di Mar Elias a Damasco, con 20 morti, e il massacro a Komanda, in Congo, dove oltre 40 cristiani sono stati uccisi durante una veglia. Così come ha espresso indignazione per il raid dell’esercito israeliano contro la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza. «Affido le vittime all'amorevole misericordia di Dio e chiedo a chi ha responsabilità di prevenire simili tragedie».

Anche la guerra in Ucraina resta nel cuore del Papa, che ha recentemente incontrato oltre 5.000 fedeli della Chiesa greco-cattolica: «Dio vincerà contro la morte in questa guerra insensata».

Il 2 giugno scorso, in una toccante cerimonia nella Cappella Sistina, Papa Leone aveva reso omaggio al beato cardinale Iuliu Hossu, martire del comunismo romeno, alla presenza anche della comunità ebraica, ricordando il ruolo del vescovo nel salvare migliaia di ebrei dai campi di sterminio. Due giorni prima, in Polonia, venivano beatificate 15 suore della Congregazione di Santa Caterina, uccise nel 1945 dai soldati sovietici. Il Papa, nel Regina Caeli del giorno successivo, le ha chiamate «indomite religiose», capaci di «servire gli orfani e gli ammalati nonostante l’odio contro la fede cattolica». 

La Chiesa dei martiri, Chiesa della speranza

In tutto questo si delinea sempre più chiaramente la visione ecclesiale di Leone XIV. Un Pontefice che non affida la salvezza della Chiesa a strategie o piani pastorali, ma alla centralità di Cristo crocifisso e risorto, alla forza dello Spirito e alla testimonianza dei santi.

Ai membri del consiglio dei giovani del Mediterraneo, Papa Leone ha detto: “L’orizzonte del credente non è quello dei muri e dei fili spinati, ma dell’accoglienza reciproca .. Quelle stesse religioni sono state e talvolta sono ancora strumentalizzate per giustificare la violenza e la lotta armata: noi dobbiamo smentire con la vita queste forme di blasfemia, che oscurano il Nome Santo di Dio. Per questo, insieme all’azione, coltivate la preghiera e la spiritualità come fonti di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture”.

La commemorazione del 14 settembre, festa dell’esaltazione della Santa Croce, si inserisce in un più ampio itinerario della memoria e della speranza. Ma non si tratterà solo di piangere le vittime: sarà il momento di rinnovare il cuore della fede cristiana, lì dove la croce si fa via di resurrezione. 

Articoli correlati

Go up PDF