Papa Leone, tradizione islamica ed ebraica nel messaggio per l’ALS Walk for Life a Chicago

5 mesi ago · Updated 4 mesi ago

Nel videomessaggio alla marcia contro la SLA, il Pontefice ha citato il concetto ebraico di Tikkun Olam e un ḥadīth islamico sulla visita ai malati, riconoscendo nelle diverse fedi un’ispirazione comune per la scienza, la solidarietà e la compassione.

Nel suo videomessaggio all’ALS Walk for Life di Chicago (20 settembre 2025), Papa Leone XIV ha voluto ringraziare ricercatori, caregiver e famiglie impegnate nella lotta contro la SLA Ha ricordato che “i nostri fratelli e sorelle ebrei ci dicono che uno dei grandi progetti che Dio ha affidato alla famiglia umana è di completare e perfezionare il bellissimo creato che ci ha donato, tikkun olam, sottolineando così il valore universale della scienza e della cura come collaborazione al disegno divino.

Ha poi richiamato la tradizione islamica, dicendo: “Come raccontano i nostri amici musulmani, nell’Haddith ci viene detto che 70.000 angeli sono presenti quando gli assistenti arrivano al mattino. Altri 70.000 angeli arrivano alla sera. Credo che anche voi siate angeli”.

Con queste parole, il Papa ha voluto riconoscere e valorizzare le diverse tradizioni religiose come fonte di ispirazione comune per lodare il lavoro della ricerca e l’opera dei caregiver. Parole che però hanno suscitato alcuni malumori, per cui è bene chiarire i concetti e le tradizioni a cui il Santo Padre ha fatto brevemente riferimento rivolgendosi alla multietnica comunità di Chicago.

Tikkun olam, riparare il mondo

Tikkun Olam (תיקון עולם) significa letteralmente “riparare/migliorare il mondo”.
“Tikkun” vuol dire riparare, preparare o mettere in ordine; “Olam” indica il mondo, il tempo e anche ciò che è nascosto. Nella tradizione ebraica, il mondo è stato creato “buono”, ma non completo: il Creatore lo ha lasciato aperto al contributo dell’essere umano, che ha il compito di portarlo sempre più vicino allo stato armonioso per cui è nato.

Questo significa che ogni persona, con le proprie azioni quotidiane, può partecipare al Tikkun Olam: studente o lavoratore, artista o imprenditore, genitore o attivista. Non servono gesti grandiosi: coltivare relazioni giuste, agire con onestà, rispettare la natura, sostenere chi ha bisogno o semplicemente vivere con responsabilità sono tutti modi di contribuire.

Il Talmud lega il Tikkun Olam alle leggi che garantiscono giustizia e pace sociale, mentre la Kabbalah lo interpreta come il compito di liberare le “scintille divine” nascoste in ogni cosa, trasformando atti ordinari – come mangiare, lavorare o pregare – in gesti che rivelano un significato più alto. Tutto ciò che Dio ha creato è fatto per essere migliorato.

Oggi il termine è spesso associato alla giustizia sociale e alla cura dell’ambiente, ma la sua portata è molto più ampia: riguarda ogni azione che rende il mondo migliore. In definitiva, Tikkun Olam è la missione universale di collaborare con il Creatore per trasformare la realtà, rivelarne la luce nascosta e condurla verso il suo compimento armonioso.

L'ḥadīth dei settantamila angeli

Il termine ḥadīth significa “racconto, narrazione”. Non si tratta però di una semplice storia: ogni ḥadīth riporta un episodio, una parola o anche un silenzio del Profeta Muhammad ﷺ, oppure dei suoi Compagni. Gli ḥadīth hanno un ruolo fondamentale nell’Islam perché costituiscono la Sunna, cioè l’insieme degli insegnamenti pratici e comportamentali del Profeta, che è la seconda fonte della legge islamica (sharīʿa), subito dopo il Corano: mentre il Corano è parola diretta di Dio, gli ḥadīth mostrano come il Profeta ha vissuto e applicato quei comandamenti nella vita quotidiana. 

Un esempio molto significativo è l’ḥadīth riportato da ʿAlī ibn Abī Ṭālib e citato da Papa Leone:

“Quando un musulmano visita un altro musulmano malato al mattino, settantamila angeli pregano per lui fino alla sera. Se lo visita alla sera, settantamila angeli pregano per lui fino al mattino. E riceverà i frutti del Paradiso” (At-Tirmidhī).

Il senso di questo insegnamento è chiaro: un gesto apparentemente semplice, come andare a trovare un malato, ha un valore spirituale immenso.

Se sul piano umano e sociale, la visita porta conforto, sostegno e speranza a chi soffre e si sente solo, sul piano spirituale, invece, mostra come anche l’Islam valorizzi anche i piccoli atti di bontà, se compiuti con sincerità. Dio ricompensa chi si prende cura degli altri non solo con benedizioni terrene, ma anche con il favore degli angeli e con la promessa di ricompense nel Paradiso. Inoltre visitare i malati è considerato un dovere comunitario (farḍ kifāyah): se nessuno lo compie, l’intera comunità è colpevole, mentre se alcuni lo fanno, il dovere è assolto per tutti. Un ḥadīth che insegna che misericordia e compassione sono valori centrali dell’Islam.

Il videomessaggio di Papa Leone alla ALS Walk for Life di Chicago mostra come le grandi tradizioni religiose possano incontrarsi su un terreno comune: la cura dell’altro e la responsabilità di migliorare il mondo. Che si tratti del Tikkun Olam ebraico o dell’ḥadīth islamico sugli angeli che accompagnano chi visita i malati, il messaggio è lo stesso: anche i gesti più semplici, se compiuti con amore, diventano atti di guarigione e di speranza.

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