Papa Leone e il sogno agostiniano della pace
6 mesi ago · Updated 6 mesi ago

Dal grido di Papa Leone per l’Ucraina e Gaza al pensiero di Sant’Agostino: la vera pace nasce nel cuore e costruisce città eterne
In questi giorni in cui il mondo sembra vacillare sotto il peso di troppe guerre, Papa Leone ha ripetutamente invocato una sola parola: pace. L’ha fatto pregando per l’Ucraina dilaniata, per Gaza martoriata, per i bambini che crescono con le sirene come ninna nanna. Ma non si è limitato a una supplica. Da figlio devoto di Sant’Agostino, questo pontefice agostiniano si rifà a una visione spirituale profonda, lucida e realista della pace, che non è semplice assenza di guerra, ma prima di tuttoordine dell’anima, armonia di giustizia, tensione d’amore.
Per Agostino, vescovo d’Ippona e Padre della Chiesa d’Occidente, la pace è più di un accordo politico. È una condizione dell’essere, che scorre dal cuore al mondo. Il Libro XIX della Città di Dio, scritto mentre l’Impero Romano cadeva sotto i colpi dei barbari, non è una teoria astratta, ma una riflessione forte che parla anche al nostro presente inquieto.
Agostino, come ben si sa, distingue due città: la civitas Dei e la civitas terrena. La prima città è costruita sull’amore di Dio fino al disprezzo di sé; la seconda sull’amore di sé fino al disprezzo di Dio. Entrambe cercano la pace, ma con intenti diversi: la prima la cerca come bene eterno, la seconda come stabilità terrena. Agostino scrive:
“La pace della città terrena consiste nel ben ordinato accordo di comando e obbedienza tra cittadini; la pace della città celeste è la perfetta e ordinata comunione nell’amore di Dio”.
La vera pace è prima di tutto pace interiore: una pace che si accende quando il cuore umano è in comunione con Dio, trovando in Lui il proprio ordine. Lì, nella profondità dell’anima, si fa strada quella serenità che non dipende daingegnosi accordi o labili confini geopolitici, ma dalla giustizia e dalla misericordia.
Agostino non era un pacifista ingenuo. Conosceva bene la durezza del mondo. Sapeva che la guerra può a volte apparire come ultima ratio per difendere i deboli o frenare l’ingiustizia. Eppure, ammoniva:
“La guerra è sempre una sconfitta dell’uomo, anche quando sembra necessaria. È un disordine che nasce da un disordine più profondo: la brama di dominio, la libido dominandi”.
Per questo il cristiano deve essere un uomo di pace anche in tempo di guerra, capace di portare dentro i conflitti un seme di giustizia, non di vendetta. La pace non è una bandiera, non è il risultato di trattati, ma la conseguenza di vite rette, coscienze formate, cuori pacificati.
Quando oggi Papa Leone alza gli occhi al cielo e grida “pace”, non lo fa da politico, ma da profeta. Con Agostino sa bene che “i tempi siamo noi”: se il mondo è malato, è perché gli uomini lo sono. Se vogliamo tempi migliori, dobbiamo diventare uomini migliori. Uomini pacifici, non solo pacifistida bandiera. Agostino lo ripete con forza:
“La pace è un bene dell’anima. Chi l’ama, la possiede. Chi la vive, la dona”.
E allora la pace anche oggi può rinascere. Rinascere non come una tregua, ma come una trasfigurazione. Perché, come scriveva il vescovo d’Ippona, solo nel Cristo Risorto, il mondo vecchio si rinnova e l’anima si fa giovane come l’aquila.

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