Papa Leone ai vescovi italiani
3 mesi ago · Updated 2 mesi ago

Dal Papa indicazioni chiare su accorpamento delle diocesi e ritiro a 75 anni, comunità accoglienti verso poveri e fragili, tolleranza zero sugli abusi, educazione a un digitale umano e San Francesco come modello di sinodalità
Ad Assisi, cuore pulsante della spiritualità francescana, Papa Leone XIV ha chiuso questa mattina i lavori della 81ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, consegnando ai vescovi un discorso che è insieme richiamo, direzione e profezia. Dopo la preghiera sulla tomba di San Francesco, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli il Pontefice ha delineato le priorità per la Chiesa italiana, intrecciando memoria, sinodalità e missione.
Cristo al centro, come fondamento di tutto
Il Papa ha aperto il suo intervento riportando il cuore della fede al suo asse originario: Gesù.
«Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo chiamati», ha affermato, ricordando che «la ragione del nostro essere qui […] è la fede in Lui, crocifisso e risorto».
Riprende anche quanto indicato a giugno ai vescovi italiani: «Abbiamo più che mai bisogno di porre Gesù Cristo al centro […] e tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma».
Questo sguardo rivolto al Signore – ha aggiunto – apre automaticamente allo sguardo verso i fratelli: «Tenere lo sguardo sul Volto di Gesù ci rende capaci di guardare i volti dei fratelli. È il suo amore che ci spinge verso di loro».
In un mondo fratturato, una Chiesa che costruisce pace
Il Pontefice ha denunciato con chiarezza la durezza del tempo presente:
«Viviamo un tempo segnato da fratture […] si diffondono messaggi intonati a ostilità e violenza; l’onnipotenza tecnologica comprime la libertà; la solitudine consuma la speranza».
Per questo invita la Chiesa a diventare laboratorio di fraternità:
«La Parola e lo Spirito ci esortano ad essere artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche, […] profezia di pace per il mondo».
E ricorda che il primo mandato del Risorto è pace missionaria: «Quando appare ai discepoli, le sue prime parole sono: “Pace a voi” […] e subito li manda».
Sinodalità come stile e come riforma concreta
Il Papa ha quindi legato strettamente l’orizzonte del Vangelo al percorso sinodale della Chiesa italiana: «La sinodalità indica il camminare insieme dei cristiani con Cristo e verso il Regno di Dio». Da qui una serie di indicazioni concrete:
1. Una Chiesa collegiale che condivide scelte e percorsi: «una comunione effettiva» tra diocesi, e la disponibilità a collaborare superando rigidità territoriali.
2. Discernimento sugli accorpamenti delle diocesi: Il Papa invita a guardare con realismo al futuro delle diocesi, ricordando che le trasformazioni culturali ed ecclesiali chiedono di collaborare e unire le forze. Per questo, afferma che è necessario «non tornare indietro sul tema degli accorpamenti delle diocesi», chiedendo ai vescovi un discernimento attento e a valutare «proposte realistiche» per quelle diocesi «che hanno poche risorse umane»
3. Una consultazione più ampia per la scelta dei nuovi vescovi: «promuovere una maggiore partecipazione di persone nella consultazione per la nomina dei nuovi Vescovi», rafforzando l’ascolto del Popolo di Dio.
4. Rinnovamento e responsabilità nel servizio episcopale: il pontefice richiama quell’imparare a congedarsi di Papa Francesco, cioè la norma dei 75 anni:
«È bene che si rispetti la norma dei 75 anni […] e, solo nel caso dei Cardinali, si potrà valutare una continuazione del ministero, eventualmente per altri due anni».
Custodire la memoria e promuovere un nuovo umanesimo
Papa Leone ha poi insistito sulla memoria come radice del cammino ecclesiale:
«Vi esorto a preoccuparvi che le vostre comunità non perdano la memoria […] perché questo è essenziale nella Chiesa».
Da questa memoria nasce un impegno preciso:
«La Chiesa in Italia può e deve continuare a promuovere un umanesimo integrale, che sostiene i percorsi di vita e diffonde una cultura della legalità e della solidarietà».
Abitare il digitale in modo umano
Forte il passaggio dedicato alla tecnologia:
«La pastorale non può limitarsi a “usare” i media, ma deve educare ad abitare il digitale in modo umano, senza che la verità si perda dietro la moltiplicazione delle connessioni».
La rete – ha spiegato – deve diventare «uno spazio di libertà, responsabilità e fraternità».
Vicini alle persone, tolleranza zero sugli abusi
Il Papa ha chiesto una Chiesa che «vive tra la gente, ne accoglie le domande, ne lenisce le sofferenze».
Una Chiesa vicina alle famiglie e ai giovani, attenta alla solitudine crescente e impegnata nella cura dei poveri:
«Continuate a spendervi […] le Caritas fanno già un grande lavoro e ve ne sono grato».
Deciso, poi, il richiamo alla tutela dei più vulnerabili:
«Vorrei raccomandare l’attenzione ai più piccoli e vulnerabili, perché si sviluppi una cultura della prevenzione».
E ancora:
«L’accoglienza e l’ascolto delle vittime sono il tratto autentico di una Chiesa che […] riconosce le ferite e si impegna per lenirle».
Citazione forte e commossa:
«Dove profondo è il dolore, ancora più forte dev’essere la speranza che nasce dalla comunione».
Fraternità francescana come modello di sinodalità
Il Papa ha concluso evocando la vita dei primi frati:
«San Francesco e i primi frati vissero appieno quello che chiamiamo “stile sinodale”: insieme condivisero il cammino, insieme si recarono dal Papa, insieme perfezionarono la Regola».
Con questo auspicio il Santo Padre ha chiuso il suo discorso:
«Possa l’esempio di San Francesco dare anche a noi la forza per compiere scelte ispirate da una fede autentica e per essere segno del Regno di Dio nel mondo».
Un discorso denso, programmatico, che ridisegna traiettorie e priorità: una Chiesa più fraterna, più libera, più povera, più vicina alle persone; una Chiesa che cammina davvero insieme, sotto lo sguardo di Cristo e sull’esempio del poverello di Assisi.

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