Papa Leone agli europarlamentari, custodire l’identità cristiana dell’Europa
2 mesi ago · Updated 2 mesi ago

Nel discorso in Vaticano alla Delegazione dell’ECR Group, il Papa richiama la politica ai valori fondanti: dignità umana, radici giudaico-cristiane, dialogo e difesa dei più deboli.
Mercoledì 10 dicembre Papa Leone ha accolto la delegazione di europarlamentari del Gruppo dei Conservatori e Riformisti (ECR) impegnati in questi giorni a Roma. Il Pontefice ha espresso gratitudine per la loro missione al servizio dei cittadini europei, ricordando che chi ricopre incarichi pubblici ha come primo dovere quello di perseguire il bene comune, senza mai dimenticare gli ultimi, “quelli che Gesù chiamava i più piccoli”.
Rivolgendosi a rappresentanti di diverse sensibilità politiche, il Papa ha esaltato la democrazia come luogo di confronto civile: le differenze devono essere accolte, discusse e ascoltate con rispetto. Il segno di una società davvero civile – ha affermato – è la capacità di dialogare con chi la pensa diversamente, riconoscendo in ogni persona la dignità donata da Dio. A modello di questo stile, il Santo Padre propone San Tommaso Moro, patrono dei politici, esempio di coscienza, coraggio e integrità.
Uno dei passaggi centrali del discorso riguarda l’identità europea: non si può comprenderla, né tantomeno promuoverla, senza riconoscere le sue radici giudaico-cristiane. Non per difendere privilegi confessionali, ma per riconoscere un fatto storico: cattedrali, arte, musica, scienza, università… senza il contributo del cristianesimo, la civiltà europea non sarebbe ciò che è oggi.
Il Papa ha poi sottolineato l’eredità etica del cristianesimo: la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, l’attenzione ai poveri e agli esclusi, la ricerca della pace e della giustizia sociale, la responsabilità verso la casa comune. Per questo – ha aggiunto – è importante che la voce della Chiesa e della sua dottrina sociale continui a essere ascoltata nel dibattito pubblico europeo: non per restaurare il passato, ma per custodire risorse fondamentali per il futuro dell’integrazione e della cooperazione.
Riprendendo l’insegnamento di Benedetto XVI, Papa Leone ha insistito sull’urgenza di un dialogo fecondo tra fede e ragione, tra istituzioni laiche e credenti: due mondi che non devono escludersi, ma “purificarsi” a vicenda per evitare derive, ideologiche o fondamentaliste.
Il discorso si è concluso con una benedizione ai parlamentari e alle loro famiglie: un augurio di saggezza, gioia e pace per continuare il loro servizio all’Europa e all’intera famiglia umana.
Traduzione integrale del discorso tenuto inglese
“Buongiorno a tutti voi e benvenuti in Vaticano.
Sono lieto di avere questa opportunità di salutare la vostra Delegazione in occasione della vostra partecipazione alla Conferenza del Gruppo ECR che si tiene in questi giorni qui a Roma.
Anzitutto, desidero ringraziarvi per il vostro lavoro al servizio non solo di coloro che rappresentate nel Parlamento Europeo, ma di tutte le persone delle vostre comunità. Infatti, ricoprire una carica elevata nella società comporta la responsabilità di promuovere il bene comune. Vi incoraggio quindi in modo particolare a non perdere mai di vista i dimenticati, coloro che stanno ai margini, coloro che Gesù Cristo ha chiamato “i più piccoli” tra noi (cfr. Lc 9,48).
In quanto funzionari eletti democraticamente, rappresentate un ventaglio di opinioni che si collocano in un più ampio spettro di punti di vista diversi. In effetti, una delle finalità essenziali di un parlamento è permettere che tali opinioni siano espresse e discusse. Tuttavia, il segno distintivo di qualsiasi società civile consiste nel fatto che le differenze siano dibattute con cortesia e rispetto, poiché la capacità di dissentire, ascoltare con attenzione e persino entrare in dialogo con coloro che possiamo considerare avversari, testimonia la nostra riverenza per la dignità, donata da Dio, di tutti gli uomini e le donne. Vi invito allora a guardare a San Tommaso Moro, patrono dei politici, la cui saggezza, il cui coraggio e la cui difesa della coscienza sono un’ispirazione senza tempo per quanti cercano di promuovere il benessere della società.
A questo proposito, faccio mio senza esitazione l’appello dei miei recenti predecessori: l’identità europea può essere compresa e promossa solo facendo riferimento alle sue radici giudaico-cristiane. Tuttavia, lo scopo di proteggere l’eredità religiosa di questo continente non consiste semplicemente nel salvaguardare i diritti delle comunità cristiane, né è principalmente una questione di preservare particolari costumi o tradizioni sociali, che in ogni caso variano da luogo a luogo e nel corso della storia. È soprattutto un riconoscimento di un fatto. Inoltre, tutti beneficiano del contributo che i membri delle comunità cristiane hanno dato e continuano a dare per il bene della società europea. Basta ricordare alcuni importanti sviluppi della civiltà occidentale, in particolare i tesori culturali delle sue imponenti cattedrali, la sublime arte e musica, e i progressi della scienza, senza dimenticare la nascita e la diffusione delle università. Questi sviluppi creano un legame intrinseco tra cristianesimo e storia europea, una storia che deve essere custodita e celebrata.
In modo particolare, penso ai ricchi principi etici e alle modalità di pensiero che costituiscono il patrimonio intellettuale dell’Europa cristiana. Essi sono essenziali per salvaguardare i diritti donati da Dio e il valore inerente di ogni persona umana, dal concepimento alla morte naturale. Sono altresì fondamentali per rispondere alle sfide poste dalla povertà, dall’esclusione sociale, dal disagio economico, così come dall’attuale crisi climatica, dalla violenza e dalla guerra. Far sì che la voce della Chiesa, non da ultimo attraverso la sua dottrina sociale, continui a essere ascoltata, non riguarda il ripristino di un’epoca passata, ma il garantire che non vadano perdute risorse chiave per la futura cooperazione e integrazione.
Qui desidero ribadire l’importanza di ciò che Papa Benedetto XVI ha individuato come necessario dialogo tra “il mondo della ragione e il mondo della fede – il mondo della razionalità secolare e il mondo della credenza religiosa” (Discorso alla società civile, Westminster Hall, Londra, 17 settembre 2010). In effetti, questo dialogo pubblico, nel quale i politici hanno un ruolo di grande rilievo, è vitale per rispettare la competenza specifica di ciascuno, nonché per offrire ciò di cui l’altro ha bisogno, ossia un ruolo di reciproca “purificazione” per assicurare che nessuno dei due cada preda di distorsioni (cfr. ibid.). La mia preghiera è che ciascuno di voi svolga la propria parte nell’impegnarsi positivamente in questo importante dialogo, non solo per il bene del popolo europeo, ma dell’intera famiglia umana.
Con questi pochi pensieri, vi assicuro un ricordo nelle mie preghiere e invoco su di voi e sulle vostre famiglie la benedizione di Dio, dono di sapienza, gioia e pace. Grazie”.

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