Noemi – esperienza in Madagascar
4 mesi ago · Updated 3 mesi ago

Una considerevole parte dei ragazzi del nostro coro diocesano “San Massimo-sezione giovani” ha vissuto una ricca esperienza di fede e di fraternità, in un viaggio nelle terre del Madagascar. Guidati dal nostro sacerdote malgascio don Jean Claude Rajaonarivelo, essi hanno trascorso in questo Paese dell’Africa orientale due intense settimane; nel nome della fede, dell’amicizia tra i popoli, della cura della casa comune, della scoperta di tradizioni diverse ed arricchenti, del contatto con alcune importanti povertà economiche, della conoscenza di stili di vita sobri e legati al ciclo naturale.
Affinché anche tutti quanti noi lettori partecipiamo della gioia che ci trasmettono questi nostri giovani, e per crescere anche noi nella comunione tra le diversità, abbiamo raccolto alcune loro testimonianze.
In questa prima intervista, siamo con Noemi Simonetti.
Noemi, al rientro dal Madagascar e, dopo aver metabolizzato la variegata esperienza umana e di fede, di cosa avverti la nostalgia oggi – rispetto alle nuove conoscenze e posti di cui ti sei arricchita?
La cosa di cui ho più nostalgia sicuramente è la vita lenta, vissuta nel rispetto della natura e dei suoi tempi. Ho sperimentato Vita e serenità: tutti erano sereni; si svegliavano alle 6 del mattino, chi andava a lavorare, pescare, battere la pietra nei campi, pranzare, riposare; il ritmo risulta unificato con il buio. Alle 19 finiva la giornata. Vita sana e piena, “avevo fatto tutto quello che ero chiamato a compiere nella giornata”.
Mi mancano i paesaggi; la bellezza della natura, il mare, le spiagge, ogni posto che risultava diverso. Anche il cibo era semplice ma sempre variegato. La base era costituita da riso e pesce, però preparati in modo diverso; frutti diversi assaggiati ogni giorno.
Quale esperienza di Chiesa e di comunità hai incontrato in quella terra, geograficamente a noi lontana?
La prima esperienza l’ho vissuta attraverso la cura delle suore che ci hanno ospitato: si sforzavano in ogni modo per farci sempre sentire a nostro agio. Banalmente, erano loro che si sforzavano per farci sentire a casa (ecco il paradosso: non eravamo noi che dovevamo metterci in discussione per entrare in un contesto sociale e culturale da noi molto lontano).
Aggiungo: anche attraverso l’accoglienza della parrocchia, dove abbiamo vissuto la Messa. Ci hanno accolto; soprattutto, custodisco nel cuore il ricordo e l’amicizia di una bambina, emozionata di starmi accanto. Ci siamo scambiati i contatti e ha pianto per il distacco, alla mia partenza. Una esperienza di novità, perché essi viaggiano molto di meno, essendo molto poveri e non potendo permettersi grandi spostamenti o itinerari turistici.
In che modo hai toccato con mano il Vangelo e il Regno di Dio, in queste intense due settimane “malgasce”?
Mi viene da dirti: attraverso i sorrisi delle bambine (orfane), lì accolte dalle suore; ogni volta non mancavano mai i sorrisi e il gioco con queste bambine orfane che, comunque, vivevano una vita felice. Giocavano; erano curiose, facendo il bagno insieme; ballavano; giocavamo insieme a calcio o pallavolo. Bambine che, anche se non avevano nulla, erano sempre con il sorriso. Scoprire e accogliere la bellezza della Vita. Volti tristi tra di noi italiani ed esse sempre col sorriso. Anche se avevano importanti problemi fisici.
Ringraziamo Noemi per le sue riflessioni, che ha voluto, gentilmente, condividere con il nostro Blog Fideliter.it.

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