Nicosia, a Cipro l’ultima capitale divisa d’Europa
7 mesi ago · Updated 7 mesi ago

In Europa esiste ancora una capitale tagliata in due da filo spinato, barriere e sentinelle armate. È Nicosia, cuore pulsante di un’isola che da 51 anni vive con le cicatrici ancora aperte dell’invasione militare turca del 20 luglio 1974. Mentre il mondo celebra l’unità e la cooperazione in Europa, a Cipro le sirene suonano ogni anno per ricordare l’alba in cui 40.000 soldati turchi sbarcarono nel nord dell’isola, in violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.
Quell’attacco – giustificato da Ankara come intervento per proteggere la minoranza turco-cipriota dopo un colpo di stato nazionalista a Nicosia – ha provocato la morte di oltre 4.000 persone e lo sfollamento di circa 200.000 greco-ciprioti. Interi villaggi furono rasi al suolo, le città divise, famiglie spezzate. Da allora, il nord dell’isola resta sotto occupazione militare turca. La cosiddetta “Repubblica Turca di Cipro del Nord” (RTCN) non è riconosciuta da alcun Paese al mondo, eccetto la Turchia.
Un’isola prospera, ma ancora divisa
Nel 2024, Cipro ha commemorato i 50 anni dall’invasione e celebrato i 20 anni dall’adesione all’Unione Europea. Una doppia ricorrenza piena di contrasti. Come ha osservato il professor Antonis Klapsis, autore di “Cyprus: 50 Years Since the Turkish Invasion, 20 Years Since Accession to the EU”, “nonostante la divisione, Cipro è oggi uno dei paesi più prosperi e democratici del Mediterraneo orientale. L’ingresso nell’UE ha migliorato drasticamente le sue prospettive”.
Ma la riunificazione appare sempre più lontana. “Oggi non dipende più dai ciprioti, greci o turchi – spiega Klapsis –. La Turchia vuole una Cipro unita, ma sotto la sua sfera di influenza. E l’UE ha poche leve: Ankara non vuole entrare nell’Unione, e molti Stati membri non vogliono che lo faccia. Senza l’assenso della Turchia, nessun leader turco-cipriota potrà accettare una soluzione federale”.
A peggiorare il quadro, l’allontanamento tra le due comunità è diventato generazionale. I ciprioti che ricordano la coesistenza pacifica sono ormai pochi. “La gente ha paura della riunificazione”, ammette Klapsis.
L’Europa e la sua doppia morale
Secondo l’eurodeputato cipriota Costas Mavrides (EPP/DYKO), l’invasione turca del 1974 è un precedente ignorato quando si parla di politica estera comune. “L’Europa ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina. Ma Cipro? Ho chiesto due volte a Ursula von der Leyen di dichiarare che finché Cipro sarà divisa, l’Europa non sarà unita. Non l’ha fatto.”
Mavrides denuncia un doppio standard europeo, condiviso anche dal collega Michalis Hadjipantelas (DISY/EPP): “Un paese invasore non può essere trattato come un partner. L’UE può fare pressione su Ankara, ad esempio condizionando i fondi economici fondamentali per la sopravvivenza dell’economia turca”.
Il 17 luglio 2025, a New York, si è tenuta una nuova conferenza informale sul dossier cipriota, presieduta dal Segretario generale dell’ONU António Guterres. Tuttavia, Ankara e i rappresentanti turco-ciprioti continuano a rifiutare il modello federale previsto dalle Nazioni Unite, insistendo su una soluzione a due Stati – inaccettabile per Nicosia e per l’UE.
Un futuro energetico condiviso?
L’energia potrebbe essere una chiave per la riunificazione. Le risorse del Mediterraneo orientale hanno già innescato tensioni, ma potrebbero anche trasformarsi in incentivo alla cooperazione. “Se condivise, possono portare a un nuovo equilibrio, con benefici per Cipro, la Turchia e l’UE”, afferma Hadjipantelas.
Ma Klapsis mette in guardia: “L’energia è anche un’arma geopolitica. La Turchia potrebbe irrigidirsi per garantirsi una fetta maggiore delle risorse”. Il Mediterraneo orientale, diventato cruciale per la diversificazione energetica europea dopo l’invasione russa dell’Ucraina, è oggi uno snodo strategico tra interessi globali e locali.
India, Armenia, Grecia e Cipro: un nuovo asse anti-Turchia?
In questo contesto si inserisce anche l’asse strategico emergente tra India, Grecia, Armenia e Cipro, promosso da Nuova Delhi per contrastare l’influenza crescente della Turchia e del suo alleato storico, il Pakistan. Il primo ministro indiano Narendra Modi ha recentemente visitato Cipro, segnando un nuovo capitolo della diplomazia indiana in Medio Oriente.
Armenia, Grecia e Cipro hanno tutte una storia di tensioni e conflitti con Ankara. Questa nuova alleanza, che alcuni media chiamano “West Asia Quad”, potrebbe ridisegnare gli equilibri geopolitici dell’area.
Un’eredità pesante, una soluzione urgente
Dalla "linea verde" tracciata da un generale britannico nel 1963, ai 180 km di zona cuscinetto sorvegliata oggi da 1.000 caschi blu dell’ONU, Cipro è diventata simbolo di uno stallo diplomatico che sfida il tempo. Oltre un terzo della popolazione delle due parti non ha mai attraversato il confine interno. Le trattative si arenano spesso su questioni come la restituzione delle proprietà, la presenza militare o lo status degli immigrati anatolici nel nord.
A gennaio 2026, Nicosia assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’UE. Sarà un’occasione cruciale per riportare la questione cipriota al centro dell’agenda europea.
Come disse Lellos Demetriades, storico sindaco greco-cipriota di Nicosia: “Una città divisa è come un uomo senza un braccio, una gamba, un occhio. Ma le città non restano divise per sempre. Quest’isola è troppo piccola per avere due capitali.”

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