L’incontro di preghiera con papa Leone XIV

2 mesi ago · Updated 2 mesi ago

«La fede che ci unisce ha radici lontane». Lo ha sottolineato papa Leone XIV, presiedendo – questa mattina, venerdì 28 novembre – l’Incontro di preghiera con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Consacrati, le Consacrate e gli Operatori Pastorali, nella Cattedrale dello Spirito Santo, a Instanbul.

Le prime espressioni del Vescovo di Roma hanno fatto riferimento alle comuni radici della fede: «È una grande gioia trovarmi qui in mezzo a voi. Ringrazio il Signore che mi concede, nel mio primo Viaggio Apostolico, di visitare questa “terra santa” che è la Türkiye, nella quale la storia del popolo di Israele si incontra col cristianesimo nascente, l’Antico e il Nuovo Testamento si abbracciano, si scrivono le pagine di numerosi Concili.

Obbediente alla chiamata di Dio, infatti, Abramo nostro padre si mise in cammino da Ur dei Caldei e poi, dalla regione di Carran, a sud dell’odierna Türkiye, egli partì per la Terra promessa (cfr Gen 12,1). Nella pienezza dei tempi, dopo la morte e risurrezione di Gesù, i suoi discepoli si diressero anche verso l’Anatolia, e ad Antiochia – dove poi fu vescovo Sant’Ignazio – vennero chiamati per la prima volta “cristiani” (cfr At 11,26). Da quella città San Paolo iniziò alcuni dei suoi viaggi apostolici, fondando molte comunità. Ed è ancora sulle coste della penisola anatolica, a Efeso, che secondo alcune fonti antiche, avrebbe soggiornato e sarebbe morto l’evangelista Giovanni, discepolo amato dal Signore (cfr S. Ireneo, Adversus Haereses, III, 3, 4; Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica,V, 24, 3). Ricordiamo inoltre con ammirazione il grande passato bizantino, l’impulso missionario della Chiesa di Costantinopoli e la diffusione del Cristianesimo in tutto il Levante».

Il Santo Padre ha proseguito, sulla stessa scia, affermando: «Carissimi, dalla ricchezza di questa lunga storia, anche voi siete stati generati. Oggi siete voi la Comunità chiamata a coltivare il seme della fede trasmessoci da Abramo, dagli Apostoli e dai Padri. La storia che vi precede non è semplicemente qualcosa da ricordare e poi archiviare in un passato glorioso, mentre guardiamo rassegnati al fatto che la Chiesa cattolica è diventata numericamente più piccola. Al contrario, siamo invitati ad adottare lo sguardo evangelico, illuminato dallo Spirito Santo. E quando guardiamo con gli occhi di Dio, scopriamo che Egli ha scelto la via della piccolezza, per discendere in mezzo a noi. Ecco lo stile del Signore, che siamo tutti chiamati a testimoniare: i profeti annunciano la promessa di Dio parlando di un piccolo germoglio che spunterà (cfr Is 11,1), e Gesù elogia i piccoli che confidano in Lui (cfr Mc 10,13-16), affermando che il Regno di Dio non si impone attirando l’attenzione (cfr Lc 17,20-21), ma si sviluppa come il più piccolo di tutti i semi piantanti nel terreno (cfr Mc 4,31). Questa logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa. Essa, infatti, non risiede nelle sue risorse e nelle sue strutture, né i frutti della sua missione derivano dal consenso numerico, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale. La Chiesa, al contrario, vive della luce dell’Agnello e, radunata attorno a Lui, è sospinta per le strade del mondo dalla potenza dello Spirito Santo».

La guida del Pastore della Chiesa Universale incoraggia la perseveranza nella edificazione della Gerusalemme celeste: «La Chiesa che vive in Türkiye è una piccola Comunità che, però, resta feconda come seme e lievito del Regno. Pertanto, vi incoraggio a coltivare un atteggiamento spirituale di fiduciosa speranza, fondata sulla fede e sull’unione con Dio. C’è bisogno, infatti, di testimoniare con gioia il Vangelo e di guardare con speranza al futuro. Alcuni segni di questa speranza sono già ben presenti: chiediamo dunque al Signore la grazia di saperli riconoscere e coltivare; altri, forse, saremo noi a doverli esprimere in maniera creativa, perseverando nella fede e nella testimonianza. Tra i segni più belli e promettenti, penso ai tanti giovani che bussano alle porte della Chiesa cattolica, portandovi le loro domande e le loro inquietudini. In proposito, vi esorto a continuare nel rigoroso lavoro pastorale che portate avanti; così come vi incoraggio ad ascoltare e accompagnare i giovani e ad avere cura di quegli ambiti in cui la Chiesa in Türkiye è chiamata a lavorare in modo speciale: il dialogo ecumenico e interreligioso, la trasmissione della fede alla popolazione locale, il servizio pastorale ai rifugiati e ai migranti».

Una parola forte è stata espressa dal Santo Padre in merito alla realtà preponderante dei vasti fenomeni migratori: «La presenza assai significativa di migranti e rifugiati in questo Paese, infatti, pone alla Chiesa la sfida dell’accoglienza e del servizio di costoro che sono tra i più vulnerabili. Allo stesso tempo, questa Chiesa è costituita da stranieri e anche molti di voi – sacerdoti, suore, operatori pastorali – provenite da altre terre; ciò richiede un vostro speciale impegno per l’inculturazione, perché la lingua, gli usi, i costumi della Türkiye diventino sempre più i vostri. La comunicazione del Vangelo passa, infatti, da questa inculturazione».

A partire dal 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea, il Papa ha offerto ai presenti tre piste di fede su cui fondare il proprio cammino, personale e di comunità: «La prima è l’importanza di cogliere l’essenza della fede e dell’essere cristiani. […] La seconda sfida riguarda l’urgenza di riscoprire in Cristo il volto di Dio Padre. […] Infine, una terza sfida: la mediazione della fede e lo sviluppo della dottrina».

L’esortazione finale di papa Leone XIV benedice e conferma i passi compiuti dalla Chiesa locale nella testimonianza evangelica: «Vi auguro di essere animati da questa passione, di conservare la gioia della fede, di lavorare come pescatori intrepidi nella barca del Signore».

Articoli correlati

Go up PDF