Le Basiliche Pontificie di Assisi in festa e in comunione, per la pace

4 mesi ago · Updated 4 mesi ago

Le Basiliche Pontificie di Assisi hanno celebrato i giorni della solennità del Serafico Padre San Francesco nella festa e in comunione, ispirati ai valori evangelici che il Santo ha testimoniato durante il suo pellegrinaggio terreno.

Al termine della celebrazione del beato Transito del Santo di Assisi, nella basilica Papale di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola, la sera dello scorso 3 ottobre, il Ministro Generale dei Frati Minori, fra Massimo Fusarelli, ha proclamato l’“Annuncio ufficiale del Centenario Francescano del Transito di San Francesco 1226 – 2026. Con Sorella Morte verso la Casa del Padre”. Egli ha affermato: «Quest’Ottavo Centenario rappresenta il culmine del grande cammino giubilare francescano che dal 2023 al 2026 ripercorre gli ultimi anni benedetti della vita del Poverello di Assisi. La sua morte, avvenuta alla Porziuncola la sera del 3 ottobre 1226, è stata il compimento supremo di una vita donata. Come egli stesso cantò nell’ultima strofa del Cantico delle creature: “Laudato si, mi Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullo homo vivente po' skappare”. San Francesco ci insegna che la morte naturale, sebbene sempre dolorosa, non è un nemico da temere, ma una sorella da accogliere con spirito riconciliato. Il poverello di Assisi, che ha abbracciato i lebbrosi e additato vie di dialogo e di pace, che ha ricostruito le chiese e fondato una fraternità universale, che ha ricevuto le stimmate e composto il Cantico delle creature, ci mostra che ogni vita è preziosa, ma che nel mistero di Cristo trova una nuova definitiva significazione. Il tempo presente, infatti, ha urgente bisogno dell’annuncio di vita che Francesco porta con le sue parole, il suo esempio, le sue scelte ispirate al Vangelo. La sua testimonianza ci anima a fare anche noi delle scelte a favore della vita, in un mondo attraversato ancora da conflitti di genere, dalle guerre e addirittura da violazione dei diritti umani fondamentali come il diritto ad esistere. Questo centenario vuole far risuonare un potente annuncio di vita e di speranza. Il Transito del Serafico Padre non è stato un tramonto, ma un’aurora: l’alba di una presenza che da otto secoli continua a illuminare il cammino dell’umanità secondo il cuore di Dio manifestato nel Vangelo del Signore Gesù. Invitiamo tutti i figli e le figlie di San Francesco, tutte le persone di buona volontà, le comunità cristiane civili, i giovani e gli anziani, i sani e i malati, a unirsi a questo grande Giubileo».

All’inizio della solenne celebrazione eucaristica del 4 ottobre, nella Basilica Superiore di San Francesco in Assisi, il Custode, fra Marco Moroni ha affermato, durante la lettura del suo Saluto: «Nei giorni scorsi il Parlamento ha approvato la legge che rende il 4 ottobre festa nazionale; non solo un omaggio al Patrono d’Italia, ma il riconoscimento di valori che parlano a tutti. Perché questa festa diventi davvero feconda, occorre che ciascuno ne tragga conseguenze concrete: le nostre comunità con il loro vivere quotidiano; le amministrazioni locali con le loro scelte di giustizia e di inclusione; il Parlamento e il Governo con leggi e politiche coerenti con ciò che oggi si proclama; ciascuno di noi con scelte di vita sobrie e fraterne. Nel testo della Legge si citano i temi “della pace, della fraternità tra i popoli, dell’inclusione sociale e della tutela dell’ambiente: termini che costituiscono una vera e propria sfida e una chiamata alla responsabilità. La pace non si costruisce quando si continuano a fabbricare e commercia le armi. Francesco ricorda che nasce dal disarmare il cuore e dal deporre le armi, scegliendo vie di dialogo e riconciliazione; la fraternità diventa reale solo nella condivisione con i poveri, con chi è fragile, con chi cerca accoglienza. La custodia del creato è responsabilità di tutti, singoli e governi, per consegnare alle nuove generazioni un mondo abitabile, casa comune rispettata come dono di Dio. Chiediamo a Francesco di intercedere per la nostra Italia, perché questa festa sia un’occasione di conversione personale e di impegno civile, per un Paese più giusto, fraterno e in pace. Questo chiediamo anche per tutti gli altri popoli, auspicando che non si lasci nulla di intentato per il raggiungimento di una prospettiva di pace nei molti conflitti che ancora insanguinano la Terra.

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