L’Aquila piange Madre Gabriella, la monaca agostiniana che accolse Prevost

6 mesi ago · Updated 5 mesi ago

L’AQUILA – Una luce silenziosa si è spenta tra le mura del monastero di Sant'Amico. Nella mattinata del 21 agosto 2025, all’età di 88 anni, è tornata alla Casa del Padre Madre Gabriella Merelli, monaca agostiniana tra le più amate e rispettate della città. Il suo nome resterà per sempre legato a L’Aquila e a un capitolo di fede e resilienza che coinvolse anche l’attuale Pontefice, Papa Leone XIV, all’epoca semplice cardinale: Robert Francis Prevost.

Nel cuore di una città segnata da ferite profonde, come quelle del sisma del 2009, Madre Gabriella fu roccia e riparo per le sue consorelle. Quando il terremoto rese inagibile il monastero, lei non permise alla comunità di disperdersi. Con coraggio e fede incrollabile, radunò le monache e continuò a guidarle nella preghiera e nella speranza, anche quando tutto intorno sembrava crollare. In casette di legno montate nel giardino del monastero, la clausura non fu mai spezzata, la vita contemplativa mai interrotta. Fu lì, in quel piccolo presidio di spiritualità e silenzio, che l'allora cardinale Prevost giunse in visita, colpito dalla forza umile di quella comunità.

Oggi, il legame tra L’Aquila e Prevost – divenuto Papa Leone XIV – si tinge di commozione. Il monastero di Sant'Amico, dove il Pontefice aveva pregato in mezzo alle macerie, piange la perdita di colei che fu guida spirituale per generazioni: una monaca nascosta al mondo ma immensa nella dedizione.

Nata il 21 ottobre 1936 a San Giovanni di Cagnano Amiterno, in provincia dell’Aquila, Madre Gabriella entrò in monastero appena sedicenne. La sua fu una vocazione precoce e incrollabile, sbocciata in un contesto di semplicità, dove la fede era respiro quotidiano. Dopo la formazione iniziale, fu inviata a Roma, presso i Santi Quattro Coronati, monastero storico dell’Ordine Agostiniano, per poi far ritorno all’Aquila, dove avrebbe vissuto il resto della sua lunga esistenza tra silenzio, preghiera e carità fraterna.

Fu eletta Madre Priora, ministero che esercitò con discrezione e forza, soprattutto nei momenti critici. Oltre a tenere unita la comunità nei giorni bui del terremoto, si occupò con passione della ricostruzione del monastero e dell’archivio storico, riportando alla luce documenti preziosi sulla presenza agostiniana nella città.

Nel suo cammino spirituale, Madre Gabriella fu molto più di una guida per le sue sorelle: fu testimone viva del carisma agostiniano, donna di pace e di luce nascosta, ma sempre accesa. La sua presenza silenziosa era fonte di conforto per chiunque avesse la grazia di varcare il portone del monastero di Sant’Amico.

Inoltre l’arrivo di Prevost era previsto a L'Aquila a novembre per il 650° anniversario della fondazione di Sant’Amico, avventura nel 1345. O meglio, il monastero deriva dall’antico Monastero di S. Nicola di Tempera fondato nel 1345 e trasferito nel 1375, per motivi di sicurezza, in un nuovo edificio dentro le mura della neonata città, con il nome del monaco benedettino S. Amico.

Ora, la notizia della morte di Madre Gabriella assume un valore ancora più intenso. La sua vita, infatti, ha incarnato quello spirito di continuità che ha saputo resistere alle soppressioni napoleoniche, alle crisi vocazionali, ai terremoti della terra e dell’anima.

I funerali si terranno domani, venerdì 22 agosto, alle ore 15 presso il monastero di Sant'Amico. A presiederli sarà l’Arcivescovo dell’Aquila, Mons. Antonio D’Angelo, che ha espresso il cordoglio della diocesi e il suo personale ricordo di “una donna che ha servito la Chiesa con fedeltà radicale e amore profondo”.

Nel monastero vivono oggi quattro monache. Un piccolo numero, ma un grande cuore pulsante di preghiera, memoria e silenzio.

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