L’Aquila e Assisi unite dal Perdono
6 mesi ago · Updated 6 mesi ago

Firmato il Patto di Amicizia tra la Porziuncola e Collemaggio. Un segno profetico per la Chiesa del Giubileo, nel cuore della misericordia
In un clima di profonda spiritualità e fraternità, è stato siglato oggi, nella solennità del Perdono di Assisi, un Patto di Amicizia storico tra la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola e la Basilica di Santa Maria di Collemaggio all’Aquila. Due santuari, due città, un solo cuore pulsante di misericordia.
La firma è avvenuta al termine della solenne celebrazione eucaristica delle 11:30, presieduta nella Porziuncola da S.E. Mons. Antonio D’Angelo, arcivescovo metropolita dell’Aquila, alla presenza di autorità religiose e civili, rappresentanti della Chiesa, dell’Ordine francescano e dei pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.
Due luoghi, una sola missione: il perdono
Il Patto di Amicizia riconosce e consacra la vocazione condivisa delle due basiliche come “templi del perdono e della misericordia”, dove il popolo di Dio sperimenta da secoli la grazia della riconciliazione e dell’indulgenza. Luoghi dove “la grazia del perdono si è riversata con abbondanza”, ha dichiarato Monsignor D’Angelo, evocando l’indulgenza concessa alla Porziuncola da Papa Onorio III nel 1216 e quella della Perdonanza Celestiniana, istituita da Papa Celestino V nel 1294.
Nel testo ufficiale, proclamato prima della firma, si legge:
“Riuniti in preghiera e comunione nella Basilica della Porziuncola, dichiariamo la comune vocazione che ci lega come templi della misericordia... e desideriamo suggellare con cuore grato questo solenne Patto di Amicizia”.
A firmarlo, insieme a Mons. D’Angelo, sono stati Fra Francesco Piloni, ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, Fra Massimo Travascio, custode della Porziuncola, accompagnati da Walter Stoppini, sindaco di Assisi, e dalla consigliera comunale dell’Aquila, Claudia Pagliariccio, oltre alla Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti.
L’omelia dell’arcivescovo: “Rigenerati nel cuore dell’amore del Padre”
Nella sua omelia, Mons. D’Angelo ha offerto una riflessione intensa sul significato profondo del perdono come sorgente di vita nuova.
“Maria – ha detto – accoglie prima nel cuore la grazia di Dio, poi nel suo grembo. Anche noi abbiamo bisogno di essere rigenerati nel cuore dell’amore del Padre. Solo toccati da Dio, l’uomo fa un salto di vita veramente nuovo”.
Riferendosi all’episodio evangelico dell’Annunciazione, il presule ha sottolineato come l’essere “piena di grazia” renda Maria angelica, in quanto abitata dalla presenza divina.
“La vera sublimità di Maria – ha spiegato – non è fuori dalla realtà umana, ma nel suo farsi prossima alla volontà di Dio, che chiede a lei, come chiede a noi, di partecipare all’opera di riconciliazione”.
Ha poi invitato i fedeli a riscoprire, nel cammino del Giubileo 2025, la luce del perdono come “fiamma che riscalda e illumina il cuore dell’uomo”, rievocando l’immagine commovente del Padre misericordioso che nel Vangelo “fa festa per il figlio ritrovato”:
“Oggi è la festa del perdono: il primo che fa festa è il Padre. E noi possiamo cantare come Maria: ‘L’anima mia magnifica il Signore…’”.
Due Santi, una sola eredità: misericordia per una nuova umanità
Durante la celebrazione, più volte si è fatto riferimento alla figura di San Francesco d’Assisi e di San Celestino V, profeti del perdono, “tenaglia che spezza ogni catena di violenza”, ha detto l’arcivescovo. La loro eredità spirituale si intreccia oggi nella firma del Patto, come ha ricordato anche Papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo Spes non confundit.
Il Patto, che sarà proclamato anche il 28 e 29 agosto a L’Aquila, durante la Perdonanza Celestiniana, prevede una serie di impegni comuni:
L’abbraccio della Chiesa: una speranza concreta
Non è mancato un pensiero all’attuale legato pontificio per le basiliche papali di Assisi, il Cardinale Ángel Fernández Artime, accolto con affetto e riconoscenza. Come ha ricordato Mons. Domenico Sorrentino all’inizio delle celebrazione, citando Benedetto XVI, questo cammino “è stato suggerito dal respiro del Concilio Vaticano II”, che invita a vivere la Chiesa particolare come espressione del mistero universale.
Un patto che è più di un gesto
Nel cuore del Giubileo 2025, la firma di questo Patto di Amicizia rappresenta più di un gesto formale: è una scelta ecclesiale e profetica, radicata in due storie mistiche e convergenti, quella di Assisi e dell’Aquila, di Francesco e di Celestino, di due santuari che hanno scritto con la misericordia una delle pagine più luminose della storia della Chiesa.
Come ha scritto Papa Francesco, riferendosi alla Porziuncola, “Qui tutto parla di perdono”.In quel “sì” che ancora oggi la Chiesa pronuncia davanti al mondo, il Patto tra la Porziuncola e Collemaggio è luce che apre orizzonti, fonte che disseta, perdono che rialza.

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