L’Aquila Capitale della Cultura 2026: il programma
2 mesi ago · Updated 2 mesi ago

Presentato nella mattina del 3 dicembre a Roma, a Palazzo Chigi, il programma ufficiale: un anno di eventi diffusi tra arte, musica, teatro, scienza e innovazione per raccontare la rinascita dell’Aquila e dell’Appennino centrale
La Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ospitato, a Roma, la presentazione del programma di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Una tappa storica per il capoluogo abruzzese e per tutto il territorio appenninico, che si prepara a vivere un anno straordinario sotto il segno della cultura, della partecipazione e della rigenerazione. Il titolo che accompagna questa avventura — “Un territorio, mille capitali” — sintetizza una visione plurale e inclusiva: non solo una città celebrata, ma un’intera comunità policentrica che si rialza, si connette, si racconta.
Accanto al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, erano presenti il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi, il coordinatore scientifico Pierluigi Sacco e il direttore di candidatura Alessandro Crociata. Un tavolo istituzionale che certifica la natura condivisa di questo progetto e il suo respiro interregionale: per la prima volta una Capitale italiana della Cultura coinvolgerà in modo organico 22 città, dall’Aquila a Rieti, cuore di un territorio che ha conosciuto la fragilità del sisma e oggi si presenta come laboratorio nazionale di innovazione sociale e culturale.
320 eventi in 300 giorni, ospiti internazionali, una rete di istituzioni culturali protagoniste — dall’Istituzione Sinfonica Abruzzese al Teatro Stabile d’Abruzzo, dal Mubaq a Teatrozeta, dal Gran Sasso Science Institute al Conservatorio “Casella” — e un budget complessivo che supera i 16 milioni di euro, frutto di sinergie tra Comune, Regione e Ministero.
Tra le anticipazioni di maggior richiamo, la prima assoluta della “Messa” composta da Nicola Piovani (18 luglio 2026, Società dei Concerti “Barattelli”), il concorso internazionale per giovani direttori d’orchestra dedicato a Vittorio Antonini con una giuria presieduta da Salvatore Accardo, il ritorno dei grandi appuntamenti identitari come Festival del Jazz, Cantieri dell’Immaginario, Premio Borsellino, Perdonanza Celestiniana e Premio Gioacchino Volpe.
A brillare saranno anche le grandi esposizioni, grazie alla collaborazione con il MAXXI: una mostra omaggio a Fabio Mauri curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini, una rassegna dedicata ad Andrea Pazienza, una grande installazione di Marinella Senatore e la performance dell’artista cinese Liu Bolin, celebre “uomo invisibile”.
Cuore della visione presentata oggi è però un nervo scoperto dell’Aquila post-sisma: la cultura non come ornamento, ma come cura. Il professor Sacco ha illustrato un modello scientifico di valutazione del benessere generato dalla cultura, dalle risposte neuroendocrine agli effetti sull’invecchiamento cerebrale: programmare la bellezza per misurare il cambiamento reale nella vita delle persone.
A raccontare la portata trasformativa del progetto è stato anche il presidente Marsilio: il 2026 sarà l’anno in cui il Munda tornerà nel Castello cinquecentesco, il Teatro Comunale riaprirà ospitando il gran finale dell’anno da Capitale, mentre nuovi spazi culturali — come Palazzo ex Sericola e Palazzo Spaventa — restituiranno centralità a luoghi feriti e oggi rinascimentali.
Investire nei giovani e nel talento creativo sarà un altro pilastro: Accademia di Belle Arti e Conservatorio realizzeranno percorsi di formazione internazionali, premi nazionali e scambi che faranno dell’Aquila un hub educativo in dialogo con Cina, Francia, Uzbekistan e con le migliori accademie italiane.
La città dell’Aquila, dieci anni dopo l’inserimento tra i patrimoni UNESCO per l’immateriale, entra così in una nuova fase della sua storia: capitale della cultura come capitale della resilienza, dove la pluralità dei linguaggi e dei paesaggi — dalle vette del Gran Sasso alle piazze ritrovate del centro storico — è la cifra di una comunità che non dimentica, ma costruisce futuro.
Oggi, a Palazzo Chigi, si è acceso il primo faro su un racconto collettivo che durerà un anno e cambierà molto più a lungo. Perché l’Aquila nel 2026 non sarà solo da guardare: sarà da vivere, da sentire, da condividere. Un territorio, davvero, con mille capitali.

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