L'Allegoria Cristiana delle Cronache di Narnia

2 mesi ago · Updated 2 mesi ago

C.S. Lewis ricorre fortemente al concetto di “allegoria cristiana” nella sua famosa opera Le Cronache di Narnia, 1950-56. 

Clive Staples Lewis (1898–1963) fu un rinomato accademico, scrittore e apologeta cristiano, amico e collega di J.R.R. Tolkien nel circolo letterario degli Inklings a Oxford. Dopo un periodo di ateismo, Lewis si convertì al cristianesimo, un'esperienza che plasmò gran parte della sua opera letteraria.

Sebbene non seguano uno schema rigido di allegoria, le sette storie che ha scritto per comporre Le Cronache di Narnia rappresentano indubbiamente una ri-narrazione degli archetipi cristiani in un mondo fantastico. Lewis stesso preferiva definirle un "supposto fatto". L'obiettivo di Lewis infatti era quello di "contrabbandare" la verità cristiana, rendendola nuovamente potente e toccante per un pubblico che la considerava stantia.

Indubbiamente il cuore dell'allegoria di Narnia è il leone parlante Aslan, il creatore e vero Re di Narnia, che incarna chiaramente la figura di Gesù Cristo. Con lui si rivelano principi cristiani come la Creazione e la Divinità. Ne Il nipote del mago, 1955, Aslan crea il regno di Narnia cantando. Aslan dunque è la parola creativa che dà la vita, chiaro parallelo con il Vangelo di Giovanni – "In principio era il Verbo…" –. Un altro potente episodio rivelatore di altri due concetti cristiani, come Sacrificio e Redenzione, si trova al centro di Il leone, la strega e l'armadio, 1950. Si tratta del sacrificio di Aslan sulla Tavola di Pietra al posto del traditore Edmund, che così viene salvato dalla maledizione della Strega Bianca. Anche qui troviamo un'allegoria diretta della Passione e Morte di Cristo per redimere l'umanità dal peccato. Altrettando evidenti sono i riferimenti a Risurrezione ed Eternità, quando Aslan risorge il mattino dopo la sua morte, rompendo l'incantesimo della Strega. In questo caso è chiaramente rappresentata la Risurrezione di Cristo che sconfigge la Morte.

Oltre a questi esempi e ai riferimenti abbastanza espliciti che caratterizzano il personaggio di Aslan, l’opera di Lewis è piena di Simbolismi Cristiani Nascosti e richiami teologici legati agli altri personaggi. Edmund Pevensie, ad esempio, il Traditore, rappresenta l'Umanità Caduta, le cui azioni portano il male e la morte nel mondo, ma che viene salvato attraverso la Grazia e il sacrificio di qualcun altro. La Strega Bianca simboleggia il Male Assoluto che porta l'inverno eterno e la disperazione. Le sue Tentazioni sono un riflesso del potere del peccato sul mondo. Il Viaggio stesso che i bambini compiono entrando a Narnia, e poi uscendone, riflette il tema cristiano del Viaggio della Vita, e ripropone l’archetipo dell'Esilio dal Paradiso con la speranza finale di raggiungere la "vera Narnia" (ossia il Cielo), come descritto in L'ultima battaglia, 1956.

Se volessimo individuare una differenza sostanziale e lampante con i lavori di Tolkien, possiamo affermare che Lewis usò l'allegoria in modo più diretto e intenzionale rispetto al suo amico. Tolkien infatti mirava a creare un mito coerente che riflettesse principi cattolici senza rappresentarli direttamente e l'Eucatastrofe, di cui abbiamo già parlato, ne è un esempio. Lewis invece scelse di usare espressamente la narrazione fantastica come strumento apologetico per rendere le verità cristiane più accessibili, moderne e affascinanti.

Lewis, con la sua esperienza di conversione al cristianesimo, credeva infatti che la fantasia potesse "dissotterrare" la nostra capacità di meraviglia, permettendoci di vedere la storia del Vangelo per la prima volta, come liberata dalla familiarità che l'aveva resa, per alcuni, troppo "noiosa". 

Autore: Francesco Caraccia

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