La Veglia di preghiera nel Giubileo dei Giovani con papa Leone XIV
6 mesi ago · Updated 6 mesi ago

La Veglia di preghiera nel Giubileo dei giovani – presieduta da papa Leone XIV – è stata caratterizzata dalla gioia dell’incontro e dell’abbraccio di un milione di ragazzi intorno al Santo Padre a Tor Vergata. L’entusiasmo di una Chiesa che “fa rumore”, testimonia, è pellegrina, annuncia, benedice, diventa prossima nel bene e nella passione per il Regno.
Durante il serale momento comunitario di preghiera, al Vescovo di Roma sono state poste tre domande, in lingua spagnola, italiana, inglese; alle quali egli ha risposto.
Il primo intervento è stato quello di María, ventitreenne del Messico. Ella ha posto l’accento sulla attuale condizione giovanile, pienamente immersa nel mondo social, ma anche carica di una infinita solitudine. E ha chiesto: «Come possiamo incontrare e un amore genuino, che possano alimentare la speranza del cuore? Come può la fede aiutare la costruzione del nostro futuro?».
Ecco la parola del Pontefice: «Cari giovani, le relazioni umane, le relazioni con gli altri sono indispensabili per ciascuno di noi, a cominciare dal fatto che tutti gli uomini e le donne del mondo nascono figli di qualcuno. La nostra vita inizia con un legame ed è attraverso i legami che cresciamo. In questo processo, la cultura gioca un ruolo fondamentale: è il codice con cui comprendiamo noi stessi e interpretiamo il mondo. Come un dizionario, ogni cultura contiene sia parole nobili che parole volgari, valori ed errori che devono essere imparati a riconoscere. Cercando con passione la verità, non solo riceviamo una cultura, ma la trasformiamo attraverso scelte di vita. La verità, infatti, è un legame che unisce le parole alle cose, i nomi ai volti. La menzogna, invece, separa questi aspetti, generando confusione e incomprensioni. […] Allora le nostre relazioni diventano confuse, ansiose o instabili. Inoltre, come sapete oggi ci sono algoritmi che ci dicono cosa dobbiamo vedere, cosa dobbiamo pensare e chi dovrebbero essere i nostri amici. E allora le nostre relazioni diventano confuse, a volte ansiose. È che quando lo strumento domina l’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, uno strumento del mercato e allo stesso tempo una merce. Solo le relazioni sincere e i legami stabili fanno crescere storie di bella vita. Cari giovani, ogni persona desidera naturalmente questa vita buona, perché i polmoni tendono all’aria, ma quanto è difficile trovarla! Quanto è difficile trovare un'amicizia autentica». Accogliamo la sua esortazione conclusiva: «Quando le nostre amicizie riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere. Queridos jóvenes, vogliatevi bene tra di voi! Volersi bene in Cristo! Saper vedere Gesù negli altri. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada per la pace».
La seconda domanda è stata quella della diciannovenne italiana Gaia, sulla «precarietà del momento presente. Santo Padre, le chiediamo: dove troviamo il coraggio per scegliere? Come possiamo essere coraggiosi e vivere l’avventura della libertà viva, compiendo scelte radicali e cariche di significato».
Ha risposto il Vescovo di Roma: «La scelta è un atto umano fondamentale. Osservandolo con attenzione, capiamo che non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare. La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere? Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti. Nel corso dell’esistenza, si dimostra davvero amico chi ci aiuta a riconoscere e rinnovare questa grazia nelle scelte che siamo chiamati a prendere. Cari giovani, avete detto bene: “scegliere significa anche rinunciare ad altro, e questo a volte ci blocca”. Per essere liberi, occorre partire dal fondamento stabile, dalla roccia che sostiene i nostri passi. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l’amore di Dio. Perciò davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio. Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo. È Lui che ci ha amato con tutto sé stesso, salvando il mondo e mostrandoci così che il dono della vita è la via per realizzare la nostra persona. Per questo, l’incontro con Gesù corrisponde alle attese più profonde del nostro cuore, perché Gesù è l’Amore di Dio fatto uomo. […] Riconosciamo la sua fedeltà nelle parole di chi ama davvero, perché è stato davvero amato. “Tu sei la mia vita, Signore”: è ciò che un sacerdote e una consacrata pronunciano pieni di gioia e di libertà: “Tu sei la mia vita, Signore”. “Accolgo te come mia sposa e come mio sposo”: è la frase che trasforma l’amore dell’uomo e della donna in segno efficace dell’amore di Dio nel matrimonio. Ecco scelte radicali, scelte piene di significato: il matrimonio, l’ordine sacro, la consacrazione religiosa esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici. E lì troviamo la felicità, quando impariamo a donare noi stessi. Donare la vita per gli altri. Queste scelte danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell’Amore perfetto, che l’ha creata e redenta da ogni male, anche dalla morte. […] Trovare il coraggio di fare le scelte difficili e dire a Gesù: Tu sei la mia vita, Signore”».
Il terzo intervento è stato da parte dello statunitense Will, ventenne. Egli si è soffermato sul valore della vita interiore, della bellezza, del silenzio, della bontà e della verità; e ha chiesto: «Come possiamo veramente incontrare il Signore risorto nella nostra vita ed essere sicuri della sua presenza anche in mezzo alle prove e alle incertezze?».
Il Santo Padre ha, quindi, affermato: «Nella Bibbia, la parola “cuore” di solito si riferisce all’essere più intimo di una persona, che include la nostra coscienza. La nostra comprensione di ciò che è buono, quindi, riflette il modo in cui la nostra coscienza è stata plasmata dalle persone della nostra vita; Quelli che sono stati gentili con noi, quelli che ci hanno ascoltato con amore, quelli che ci hanno aiutato. Quelle persone hanno contribuito a elevarvi nel bene e, quindi, a formare la vostra coscienza a cercare il bene nelle vostre scelte quotidiane. Cari giovani, Gesù è l'amico che ci accompagna sempre nella formazione della nostra coscienza. Se volete veramente incontrare il Signore risorto, ascoltate la sua parola, che è il Vangelo della salvezza. Riflettete sul vostro modo di vivere, cercate la giustizia per costruire un mondo più umano. Servire i poveri, e così testimoniare il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo. Siate uniti a Gesù Cristo nell'Eucaristia. Adorate Cristo Sacramentato, fonte di vita eterna. Studiate, lavorate e amate sull'esempio di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco. […] Resta con noi, Signore. Resta con noi, perché senza di te non possiamo fare il bene che desideriamo. Tu vuoi il nostro bene; anzi, Signore, tu sei il nostro bene. Coloro che ti incontrano vogliono anche che gli altri incontrino te, perché la tua parola è una luce più luminosa di qualsiasi stella, che illumina anche la notte più buia. Papa Benedetto XVI amava dire che chi crede non è mai solo. In altre parole, incontriamo Cristo nella Chiesa, cioè nella comunione di coloro che lo cercano sinceramente. Il Signore stesso ci raduna per formare una comunità, non una comunità qualsiasi, ma una comunità di credenti che si sostengono a vicenda. Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo che siano testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne testimoni di speranza! Cari giovani, questo è il compito che il Signore risorto affida a ciascuno di noi!».

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