La nuova ferula di Papa Leone XIV alla chiusura del Giubileo
4 settimane ago · Updated 4 settimane ago

Prima ferula nuova per Leone XIV: ispirazione scorzelliana, motto agostiniano e manifattura degli orafi fratelli Savi. Un pastorale che convince e affascina
La nuova ferula di Papa Leone XIV si è imposta fin dal primo sguardo come un segno forte, riconoscibile, capace di parlare al cuore della Chiesa e di colpire profondamente i fedeli. È la prima ferula nuova del suo pontificato e porta con sé una scelta chiara: continuità nella tradizione degli ultimi pontefici, senza rinunciare a un linguaggio contemporaneo.
Lo stile è inequivocabilmente scorzelliano. La foggia richiama la celebre ferula ideata da Lello Scorzelli per Paolo VI, ma non si tratta di una copia. È un’opera con differenze ben calibrate che la rendono unica e coerente con l’identità di Leone XIV. La scelta iconografica del Christus Triumphans si inserisce pienamente nella Tradizione della Chiesa, tanto quanto quella del Christus Patiens. È il Cristo che regna dalla Croce, che vince nel dono totale di sé: un messaggio potente, sobrio, profondamente liturgico. Proprio questo equilibrio tra forza simbolica e misura formale ha colpito molti osservatori, raccogliendo reazioni soprattutto molto positive per la capacità di rinnovare senza “strappare”.
Sul pomo campeggia il motto agostiniano del Papa: «In Illo uno unum», che esprime l’idea che nell’unico Cristo tutti diventiamo uno. È un motto di Sant’Agostino che richiama con forza l’ideale di una Chiesa unita, fondata sulla comunione, sulla fraternità e sulla convergenza di tutti i credenti nell’unica sorgente che è Cristo.
A realizzare materialmente la nuova ferula sono stati gli orafi fratelli Savi, che hanno dato forma a un’opera di alta qualità artigianale, curata nei dettagli e rispettosa della grande tradizione dell’oreficeria sacra italiana. Il risultato è un pastorale che non ostenta, ma accompagna il gesto liturgico del Papa con autorevolezza e bellezza silenziosa.
Non è un caso che, per la Messa di insediamento, Papa Leone XIV abbia voluto usare la ferula di Paolo VI, quella storica realizzata dall’argentiere cremonese Piero Corbani su progetto di Scorzelli, utilizzata per la prima volta l’8 dicembre 1965 alla chiusura del Concilio Vaticano II e poi passata tra le mani di San Giovanni Paolo II e Papa Francesco. Quella ferula segnò la ripresa dell’uso ordinario del pastorale papale, rompendo con la tradizione medievale che ne limitava l’impiego a rarissime occasioni.
La nuova ferula di Leone XIV si colloca idealmente su quella stessa linea. La Ferula Scorzelli, infatti, non è mai tramontata, perché ha saputo parlare a generazioni di Papi e di fedeli. E lo dimostra anche il pontificato di Papa Francesco, che nel corso dei suoi anni l’ha utilizzata, assieme ad altro, per un totale di ben 33 ferule diverse, scegliendo di volta in volta il segno più adatto al contesto, alla celebrazione, al messaggio da trasmettere.
Con questa nuova ferula, Papa Leone XIV non compie solo una scelta estetica, ma un gesto ecclesiale e teologico: la Croce come centro, il Pastore che guida sostenendosi al segno della redenzione, l’arte sacra come linguaggio vivo della fede. Un inizio che dice molto del cammino che verrà.



Articoli correlati