La messa di Maria Vergine, Madre e Mediatrice di Grazia
3 mesi ago · Updated 3 mesi ago

Nella Messa dedicata a Maria Vergine, Madre e Mediatrice di grazia, la liturgia ci introduce nel mistero della cooperazione materna di Maria all’unica mediazione di Cristo, riflettendo la tenerezza e la potenza dell’amore che genera la salvezza.
Introduzione, una mediazione che rivela Cristo
Papa Leone XIV ha approvato la Nota dottrinale “Mater Populi fidelis” del Dicastero per la Dottrina della Fede, che chiarisce il ruolo di Maria nella devozione cattolica. Il documento sottolinea che Maria è Madre dei credenti, vicina e intercedente, ma non corredentrice né dispensatrice universale della grazia, e invita a usare con prudenza titoli come “Mediatrice”, sempre in senso subordinato a Cristo. E tuttavia, Maria coopera in modo singolare e subordinato a questa unica mediazione.
In realtà il formulario liturgico prevede la messa dedicata a Maria Vergine Madre e Mediatrice di grazia nel Messale della Beata Vergine Maria, libro liturgico approvato da Giovanni Paolo II e promulgata dalla Congregazione per il Culto Divino il 15 agosto 1986 come editio typica. La Raccolta costituisce un progresso liturgico rispetto al Messale di Paolo VI, soprattutto nel settore delle messe votive mariane, favorendone un uso più ampio anche nelle celebrazioni ordinarie della comunità.
Il Messale comprende 46 formulari, armonizzati con l’anno liturgico e derivati da Propri di Chiese particolari, Istituti religiosi e dal Messale romano, rielaborati secondo gli sviluppi mariologici contemporanei. La distribuzione segue il ciclo liturgico:
- Avvento: 3 formulari
- Natale: 6 formulari
- Quaresima: 5 formulari
- Pasqua: 4 formulari
- Tempo ordinario: 28 formulari
Nel Tempo Ordinario al n.30 si trova la messa in onore di Maria Vergine, Madre e Mediatrice di grazia. Nell’introduzione si spiega come nel 1921 Benedetto XV, su richiesta del cardinale Desiderio-Giuseppe Mercier, avesse concesso al Belgio l’ufficio e la messa della Beata Vergine Maria “Mediatrice di tutte le grazie”, da celebrare il 31 maggio. Successivamente, la Sede Apostolica estese tale facoltà a numerose altre diocesi e congregazioni religiose, rendendo quasi generale questa memoria.
Il Concilio Vaticano II (1964) chiarì la funzione materna di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, sottolineando che la sua mediazione non diminuisce l’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia e ne dipende completamente (LG 60).
Nel 1971, la Sacra Congregazione per il Culto Divino approvò ufficialmente la messa sotto il titolo “Beata Vergine Maria, Madre e Mediatrice di grazia”, che celebra sia la funzione materna sia il compito di mediazione della Vergine, in piena aderenza alla dottrina conciliare. Oggi questa messa viene celebrata in molti luoghi l’8 maggio, con alcune varianti e l’aggiunta del prefazio.
Antifona d’ingresso: dal grembo di Maria, la sorgente della grazia
«Ave, santa Maria, fonte di pietà: dal tuo grembo purissimo sgorga la ricchezza di tutte le grazie, Cristo vero Dio e vero uomo.»
L’antifona d’ingresso riassume il nucleo teologico della celebrazione: la grazia non è una cosa, ma una persona — Gesù Cristo — e Maria è madre della grazia perché è madre del suo Autore. La pietà liturgica si innesta così su una verità cristologica: Maria non è una “fonte parallela”, ma il grembo da cui scaturisce la grazia, il luogo in cui l’Eterno si è fatto carne.
La Colletta: Maria associata all’opera della Redenzione
«O Dio, che nel mirabile disegno del tuo amore hai voluto che Maria desse alla luce l’Autore della grazia e fosse in modo singolare associata all’opera della redenzione, per la potenza delle sue preghiere, donaci l'abbondanza delle tue grazie e guidaci al porto della salvezza”.
La preghiera è un piccolo trattato di mariologia: Cristo è l’Autore della grazia — il centro, il principio e il fine della salvezza; Maria è associata “in modo singolare” — non per necessità, ma per scelta libera e amorosa del Padre. La Colletta chiede che la potenza delle preghiere di Maria ottenga per noi l’abbondanza delle grazie, manifestando così la sua intercessione continua nella Chiesa, la quale prolunga la sua maternità spirituale nel tempo.
La Liturgia della Parola: due icone della mediazione materna
Prima Lettura: Ester 8,3-8.16-17
Ester, regina e interceditrice, prefigura Maria: anche lei si presenta al re in favore del suo popolo, rischiando se stessa per la salvezza dei fratelli.
Quando Ester dice: «Come potrei resistere al vedere la sventura che colpirebbe il mio popolo?», sentiamo l’eco del cuore materno di Maria ai piedi della Croce.
Il suo coraggio ottiene per Israele luce, gioia e liberazione — segni anticipatori della grazia redentrice che Maria ottiene per l’umanità. Maria è la nuova Ester, che presso il Re del cielo intercede per il popolo minacciato dal male, ottenendo pace e benedizione.
Salmo 66
«Risplenda su di noi, o Signore, la luce del tuo volto.»
Il salmo amplifica il tema della benedizione universale. È l’invocazione di un popolo che, come i servi di Cana, attende che la grazia “risplenda” sul mondo. Maria è la creatura che più di ogni altra ha lasciato splendere su di sé il volto di Dio (cf. Lc 1,46-55).
Vangelo: Giovanni 2,1-11 — Le nozze di Cana
A Cana, Maria si manifesta come Mediatrice di grazia in senso pieno: non è lei a compiere il miracolo, ma la sua fede lo suscita. Con una sola frase – «Fate quello che vi dirà» – Maria orienta ogni sguardo verso Cristo. La sua mediazione è discreta, efficace, tutta relazionale: mette in comunicazione la mancanza umana e la pienezza divina. In questo gesto di intercessione si compendia la sua missione: portare l’umanità a Cristo e Cristo all’umanità.
Il Prefazio: la provvidenza d’amore
« Vero Dio e vero uomo, egli è l'unico mediatore fra te e gli uomini, sempre vivo a intercedere in nostro favore. Hai voluto che Maria, madre e socia del Redentore, continuasse nella Chiesa la sua missione materna: di intercessione e di perdono, di protezione e di grazia, di riconciliazione e di pace.»
Qui la liturgia diventa teologia cantata. Maria non è una figura del passato, ma una presenza attiva nella Chiesa, che continua a esercitare una maternità salvifica “di intercessione e di grazia”. Il Prefazio insiste sulla dipendenza totale da Cristo: ogni efficacia mariana deriva dalla sua unica mediazione. Così, la Vergine si rivela “provvidenza d’amore”, volto tenero della misericordia divina “e il popolo fedele ricorre con fiducia alla Vergine Maria, nei rischi e nelle ansie della vita e incessantemente la invoca madre di misericordia e dispensatrice di grazia”.
Dopo la Comunione: cooperare al mistero della Redenzione
«Concedi a noi, per la grazia di questo sacramento, con il materno aiuto di Maria, di aderire intimamente a Cristo mediatore, per cooperare sempre più al mistero della redenzione.»
La partecipazione dei fedeli all’Eucaristia trova qui il suo vertice: non solo ricevere grazia, ma diventare strumenti di grazia. Maria è modello della Chiesa che, unita al suo Signore, coopera alla Redenzione nel servizio, nella carità e nella preghiera.
Il volto mariano della Chiesa
Nella celebrazione di Maria Madre e Mediatrice di grazia, la liturgia non propone un titolo alternativo a Cristo, ma un modo materno di vivere la mediazione salvifica.
Maria è la Chiesa in persona: credente, interceditrice, cooperatrice, pienamente docile allo Spirito. In Lei si rivela il volto misericordioso della Redenzione: una grazia che passa attraverso la fiducia, la disponibilità e l’amore materno.

Articoli correlati