La Lettera di papa Leone XIV per l’VIII centenario della morte di san Francesco

3 settimane ago · Updated 3 settimane ago

La Lettera di papa Leone XIV per l’VIII centenario della morte di san Francesco è giunta ieri – sabato 10 gennaio – ai Ministri Generali della Conferenza della Famiglia Francescana; essa sottolinea i valori umani e divini che il Santo di Assisi ha testimoniato e consegnato alla storia, e che ancora costituiscono un prezioso patrimonio per la integrazione umano-spirituale di ciascuno e per l’accoglienza della vocazione evangelica alla santità.

Il Vescovo di Roma ha – infatti – scritto: «“Nostra sorella morte”, esclamava San Francesco il 3 ottobre 1226 alla Porziuncola, mentre le andava incontro come un uomo finalmente pacificato. Sono trascorsi otto secoli dalla morte del Poverello d’Assisi che ha scritto a caratteri incisivi la parola di salvezza di Cristo nei cuori degli uomini del suo tempo. Nel ricordare la significativa ricorrenza dell’VIII Centenario del suo Transito, desidero unirmi spiritualmente all’intera Famiglia Francescana e a quanti prenderanno parte alle manifestazioni commemorative, auspicando che il messaggio di pace possa trovare eco profonda nell’oggi della Chiesa e della società.

All’inizio della sua vita evangelica, aveva ascoltato una chiamata: “Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: Il Signore ti dia pace”. Con queste parole essenziali, consegna ai suoi Frati e a ogni credente lo stupore interiore che il Vangelo aveva portato nella sua esistenza: la pace è la somma di tutti i beni di Dio, un dono che scende dall’Alto. Che illusione sarebbe pensare di costruirla con le sole forze umane! E tuttavia è un dono attivo, da accogliere e vivere ogni giorno.

È lo stesso saluto che la sera di Pasqua il Signore risorto rivolge ai suoi discepoli, spaventati e chiusi nel cenacolo: “Pace a voi”. Non è una formula di cortesia, ma l’annuncio certo della vittoria di Cristo sulla morte. Come la voce degli Angeli nella notte di Natale – “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama” – così la pace che il Padre Serafico annuncia è quella che Cristo stesso ha fatto risuonare fra cielo e terra».

Il forte richiamo del Santo Padre – in questo particolare momento storico – va alla costruzione e alla custodia della pace, nel cuore di ciascuno e tra i popoli: «In quest’epoca, segnata da tante guerre che sembrano interminabili, da divisioni interiori e sociali che creano sfiducia e paura, egli continua a parlare. Non perché offra soluzioni tecniche, ma perché la sua vita indica la sorgente autentica della pace. La visione francescana della pace non si limita alle relazioni tra gli esseri umani, ma abbraccia l’intero creato. Francesco, che chiama il sole «fratello» e la luna «sorella», che riconosce in ogni creatura un riflesso della bellezza divina, ci ricorda che la pace deve estendersi a tutta la famiglia del Creato. Tale intuizione risuona con particolare urgenza nel nostro tempo, quando la casa comune è minacciata e geme sotto lo sfruttamento. La pace con Dio, la pace tra gli uomini e con il Creato sono dimensioni inseparabili di un’unica chiamata alla riconciliazione universale».

L’auspicio finale del Pontefice rimanda alla santità della vita, via virtuosa che possiamo imparare dalla testimonianza sanfrancescana: « Cari fratelli, possa l’esempio e l’eredità spirituale di questo Santo, forte nella fede, fermo nella speranza e ardente nella carità operosa verso il prossimo, suscitare in tutti l’importanza di confidare nel Signore, di spendersi in una esistenza fedele al Vangelo, di accettare e illuminare con la fede e con la preghiera ogni circostanza e azione della vita».

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