La Divina Liturgia, celebrata con papa Leone XIV

2 mesi ago · Updated 2 mesi ago

Questa mattina – domenica 30 novembre, I del Tempo di Avvento e festa liturgica dell’Apostolo sant’Andrea – papa Leone XIV ha partecipato alla Divina Liturgia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio a Istanbul, al termine della quale, il Vescovo di Roma ha pronunciato un Discorso, in cui ha ringraziato: il Patriarca Bartolomeo I, le Beatitudini, i Fratelli nell’Episcopato, i Membri del Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico, i fedeli presenti. Egli ha affermato: «Il nostro pellegrinaggio nei luoghi dove si tenne il primo Concilio ecumenico nella storia della Chiesa, si conclude con questa solenne Divina Liturgia, nella quale abbiamo commemorato l’Apostolo Andrea che, secondo l’antica tradizione, portò il Vangelo in questa città. La sua fede è la nostra: la stessa definita dai Concili ecumenici e professata oggi dalla Chiesa. Con i Capi delle Chiese e i Rappresentanti delle Comunità Cristiane Mondiali, durante la preghiera ecumenica lo abbiamo ricordato: la fede professata nel Credo Niceno-Costantinopolitano ci unisce in una comunione reale e ci permette di riconoscerci come fratelli e sorelle. Ci sono stati molti malintesi e persino conflitti tra cristiani di Chiese diverse in passato, e ci sono ancora ostacoli che ci impediscono di essere in piena comunione, ma non dobbiamo tornare indietro nell’impegno per l’unità e non possiamo smettere di considerarci fratelli e sorelle in Cristo e di amarci come tali». Le espressioni del Pontefice benedicono e incoraggiano le vie del dialogo e della comunione: «Alla luce di questo cammino già intrapreso, molti sono stati i passi compiuti anche a livello ecclesiologico e canonico e, oggi, siamo interpellati a impegnarci maggiormente verso il ripristino della piena comunione»; così come quelle di relazioni redente tra i vari popoli e Stati: « Per rimanere fedeli alla volontà del Signore di prenderci cura non solo dei nostri fratelli e sorelle nella fede, ma di tutta l’umanità e dell’intero creato, le nostre Chiese sono chiamate a rispondere insieme agli appelli che lo Spirito Santo rivolge loro oggi. Innanzitutto, in questo tempo di sanguinosi conflitti e violenze in luoghi vicini e lontani, i cattolici e gli ortodossi sono chiamati ad essere costruttori di pace. Si tratta certamente di agire e di porre delle scelte e dei segni che edificano la pace, ma senza dimenticare che essa non è solo il frutto di un impegno umano, bensì è dono di Dio. Perciò, la pace si chiede con la preghiera, con la penitenza, con la contemplazione, con quella relazione viva col Signore che ci aiuta a discernere parole, gesti e azioni da intraprendere, perché siano veramente a servizio della pace».

Anche la custodia del creato – cara al Patriarca Bartolomeo I – è stata messa in evidenza nel Discorso di Leone XIV: «Un’altra sfida che le nostre Chiese devono affrontare è la minacciosa crisi ecologica che, come Sua Santità ha spesso ricordato, richiede un’autentica conversione spirituale per cambiare direzione e salvaguardare il creato. Cattolici e ortodossi siamo chiamati a collaborare per promuovere una nuova mentalità in cui tutti si sentano custodi del creato che Dio ci ha affidato».

Una ulteriore vocazione e missione che il Santo Padre consegna ai presenti è quella riguardante le nuove tecnologia: «Una terza sfida che vorrei menzionare è l’uso delle nuove tecnologie, specialmente nel campo della comunicazione. Consapevoli degli enormi vantaggi che esse possono offrire all’umanità, cattolici e ortodossi devono operare insieme per promuoverne un uso responsabile al servizio dello sviluppo integrale delle persone, e un’accessibilità universale, perché tali benefici non siano solo riservati a un piccolo numero di persone e a interessi di pochi privilegiati».

La Divina Liturgia era stata preceduta dalla visita di papa Leone XIV alla Cattedrale Armena Apostolica, con il Saluto a Sua Beatitudine il Patriarca Armeno Sahak II. Con esso, il Papa aveva sottolineato la centralità della fede comune e il primato della ricerca dell’unità tra le Chiese sorelle: «In occasione del 1700° anniversario del primo Concilio ecumenico, la mia visita è naturalmente l’opportunità per celebrare il Credo Niceno. È da questa fede apostolica comune che dobbiamo attingere per recuperare l’unità che esisteva nei primi secoli tra la Chiesa di Roma e le antiche Chiese Orientali. Dobbiamo anche trarre ispirazione dall’esperienza della Chiesa nascente per ripristinare la piena comunione, una comunione che non implica assorbimento o dominio, ma piuttosto uno scambio dei doni che le nostre Chiese hanno ricevuto dallo Spirito Santo per la gloria di Dio Padre e l’edificazione del corpo di Cristo (cfr Ef 4,12). Auspico che la Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali possa riprendere prontamente il suo fecondo lavoro, alla ricerca di un modello di piena comunione “insieme, naturalmente”, come auspicava Papa Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Ut unum sint (n. 95)».

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