La Commemorazione dei Martiri e Testimoni della fede del XXI secolo
5 mesi ago · Updated 5 mesi ago

La Commemorazione dei Martiri e Testimoni della fede del XXI secolo è stata celebrata ieri pomeriggio – domenica 14 settembre, festa della Esaltazione della Santa Croce – nella Basilica di San Paolo Apostolo fuori le mura; papa Leone XIV ha presieduto il momento di preghiera.
Il Vescovo di Roma, all’inizio della sua omelia, ha spiegato il senso della testimonianza evangelica odierna, affermando: «Ricordiamo questi nostri fratelli e sorelle con lo sguardo rivolto al Crocifisso. Con la sua croce Gesù ci ha manifestato il vero volto di Dio, la sua infinita compassione per l’umanità; ha preso su di sé l’odio e la violenza del mondo, per condividere la sorte di tutti coloro che sono umiliati e oppressi: “Si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4). Tanti fratelli e sorelle, anche oggi, a causa della loro testimonianza di fede in situazioni difficili e contesti ostili, portano la stessa croce del Signore: come Lui sono perseguitati, condannati, uccisi. Di essi Gesù dice: “Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia” (Mt 5,10-11). Sono donne e uomini, religiose e religiosi, laici e sacerdoti, che pagano con la vita la fedeltà al Vangelo, l’impegno per la giustizia, la lotta per la libertà religiosa laddove è ancora violata, la solidarietà con i più poveri. Secondo i criteri del mondo essi sono stati “sconfitti”. In realtà, come ci dice il Libro della Sapienza: “Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità” (Sap 3,4)».
Le riflessioni del Pontefice si inseriscono appieno nel tempo di grazia che la cristianità sta attualmente vivendo: «Fratelli e sorelle, nel corso dell’Anno giubilare, celebriamo la speranza di questi coraggiosi testimoni della fede. È una speranza piena d’immortalità, perché il loro martirio continua a diffondere il Vangelo in un mondo segnato dall’odio, dalla violenza e dalla guerra; è una speranza piena d’immortalità, perché, pur essendo stati uccisi nel corpo, nessuno potrà spegnere la loro voce o cancellare l’amore che hanno donato; è una speranza piena d’immortalità, perché la loro testimonianza rimane come profezia della vittoria del bene sul male. Sì, la loro è una speranza disarmata. Hanno testimoniato la fede senza mai usare le armi della forza e della violenza, ma abbracciando la debole e mite forza del Vangelo».
L’accorato appello del Santo Padre sprona verso la custodia del tesoro della storia, costituita da ferite ma anche da semi del Regno: «Cari fratelli e sorelle, non possiamo, non vogliamo dimenticare. Vogliamo ricordare. Lo facciamo, certi che, come nei primi secoli, anche nel terzo millennio “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” (Tertulliano). Vogliamo preservare la memoria insieme ai nostri fratelli e sorelle delle altre Chiese e Comunioni cristiane. Desidero quindi ribadire l’impegno della Chiesa Cattolica a custodire la memoria dei testimoni della fede di tutte le tradizioni cristiane».
L’auspicio finale di Leone XIV orienta verso la concordia e la fraternità, la comunione e la misericordia, l’inclusione e la pace: «Testimoniare con coraggio la nostra fede, per essere insieme lievito di un’umanità pacifica e fraterna».

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