La chiusura della Porta Santa di Collemaggio
5 mesi ago · Updated 5 mesi ago

Siamo chiamati a essere «profeti di perdono e di misericordia»:questa espressione ha accomunato i sentimenti espressi durante l’omelia del nostro arcivescovo, monsignor Antonio D’Angelo, nella Santa Messa con il Rito di Chiusura della Porta Santa e della 731a Perdonanza Celestiniana, e anche il breve intervento del Custode della basilica di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola, fra Massimo Travascio, O.F.M., al termine della solenne celebrazione eucaristica. A essa hanno preso parte: i Canonici della Cattedrale, i sacerdoti della Arcidiocesi Aquilana e della Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana, le religiose e i religiosi, le Autorità Civili e Militari, il Sindaco della Città, Pierluigi Biondi, Roberto Santangelo, Assessore della Regione Abruzzo, le migliaia di fedeli che in queste 24 ore si sono alternati nel passaggio della Porta Santa. Le decine di volontari hanno garantito il servizio d’ordine nella basilica e all’esterno; i ministranti hanno animato la santa messa, insieme al coro diocesano “San Massimo”.
All’inizio della liturgia, l’Arcivescovo invitava i presenti a invocare – comunitariamente – il dono della misericordia divina, esortando: «Fratelli e sorelle, chiediamo misericordia e perdono al Signore Gesù che, ancora una volta, ci ha spalancato la Porta Santa, invitandoci ad aprire le porte dei nostri cuori, per renderci uomini nuovi, capaci di portare nel mondo i valori autentici dell’amore, della verità, della giustizia e del perdono». Monsignor D’Angelo, facendo eco alla Parola di Dio proclamata (Ger 1,17-19; Sal 70; 2Cor 5,17-21; Mc 6,17-29), sottolineava la centralità della misericordia quale dono dell’eterno e universale amore divino, elargito alla Chiesa universale dall’opera di san Pietro Celestino. Il perdono è la Persona stessa del Signore Gesù, il quale si proclamava «la porta delle pecore» (Gv 10,7).
Accogliamo – dunque – il testo della intera omelia pronunciata dal nostro Arcivescovo, nella celebrazione di chiusura della odierna Perdonanza Celestiniana:
«Il Vangelo di San Marco ci racconta il martirio di San Giovanni Battista. Ciò accade perché è fedele alla verità, secondo la volontà di Dio. Giovanni viene definito da Gesù come profeta, un grande profeta. Ora il profeta non è un semplice ripetitore della Parola di Dio, ma è attraversato da essa. Quando il Signore chiama non chiede di essere semplici esecutori ma collaboratori che si coinvolgono pienamente e totalmente nella missione che viene affidata. Così San Giovanni Battista si coinvolge nel progetto di Dio ed è per questo che è capace di affrontare anche il martirio, perché abitato dalla grazia che dona la fortezza.
Nella prima lettura, Geremia descrive bene l’identità del profeta, con queste parole: “Alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò” (Ger 1,17). Questa espressione ci aiuta a capire bene il legame che esiste tra Dio e il profeta - la relazione è molto profonda - e il termine “alzati” è un termine abilitativo, cioè autorizza a trasmettere quanto il Signore dice. La parola di verità che viene da Dio, il profeta la comunica dopo averla ‘ruminata’ ed elaborata nella sua mente e nel suo cuore e, dopo aver prodotto in lui un rinnovamento, egli si identifica con questa, la fa sua, gli appartiene. Il brano che è stato proclamato conclude così: “Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti” (Ger 1,19). L’ “io sono con te” è la certezza del profeta ma è anche la nostra, possiamo sentirla nostra questa parola. Il Signore è con noi, questo è il motivo per cui siamo qui in questo momento. Celebrare la Perdonanza è fare esperienza di questa presenza amorevole di Dio, che ci dice ancora “alzati e dì loro” e quindi rialzàti dal perdono anche noi siamo abilitati a dire. Animati da questa grazia non possiamo rimanere in silenzio perché la forza dell’amore che ci ha toccato ci spinge a parlare e agire nella logica della verità misericordiosa.
Abbiamo fatto un gesto molto semplice, attraversando la Porta Santa - in se ha un valore simbolico molto forte - che ci riporta a Cristo che è la Porta per il Regno. Il Regno inizia già in questo presente perché rigenerati dallo Spirito Santo, viviamo ora la vita nuova nella logica del Vangelo. Nel vangelo di Giovanni, Gesù dice: “In verità in verità, io sono la porta delle pecore” (Gv 10,7). Questa è una dichiarazione solenne carica di speranza che alimenta la fiducia. Nel corso della nostra esistenza siamo confortati dalla presenza di un Dio vicino, noi siamo quel gregge che è introdotto nella vita nuova e tutto ciò accade nella gratuità dell’amore del Padre.
Siamo chiamati a vivere del dono e della presenza di Cristo, come lo è stato per San Giovanni Battista e per San Celestino V che si sono misurati nel corso della loro vita con Gesù, lo hanno riconosciuto e accolto come forza di vita.
Il profeta Geremia dice ancora: “Io sono con te per salvarti” (Ger 1,19). Questa parola è per noi. Ripensiamo così ai gesti che abbiamo vissuto in questi due giorni. Dopo aver attraversato la porta Santa, ci siamo raccolti in preghiera, celebrato personalmente il sacramento della Riconciliazione e comunitariamente l’Eucarestia. Vivendo questi gesti con raccoglimento, le parole del profeta “Io sono con te per salvarti”sono divenute realtà, cioè “ti dono, ti ridono la pace del cuore”. Celebrare la Perdonanza, è incontrare il volto misericordioso di Cristo, quindi sentirsi abitati da un ‘nuovo’ che genera gioia e speranza, porta ad una vita trasformata dallo Spirito Santo.
Stiamo vivendo l’Anno giubilare, e Papa Francesco ci ha invitati a ripensarci come “Pellegrini di speranza”. Saremo veramente tali nella misura in cui diamo la disponibilità a Cristo di entrare nel nostro cuore. Lui, infatti, spalanca la porta del futuro all’uomo e all’intera umanità, vincendo la morte con la sua Risurrezione.
Papa Leone XIV, nella catechesi all’Udienza generale dello scorso 20 agosto, commentando l’episodio del tradimento di Giuda,sottolinea la grandezza dell’amore di Gesù dicendo: “Ha compreso che la libertà dell’altro, anche quando si smarrisce nel male, può ancora essere raggiunta dalla luce di un gesto mite. Perché sa che il vero perdono non aspetta il pentimento, ma si offre per primo, come dono gratuito, ancor prima di essere accolto. ….. L’amore di Gesù non nega la verità del dolore, ma non permette che il male sia l’ultima parola. Questo è il mistero che Gesù compie per noi, al quale anche noi, a volte, siamo chiamati a partecipare. …Chiediamo oggi la grazia di saper perdonare, anche quando non ci sentiamo compresi, anche quando ci sentiamo abbandonati. Perché è proprio in quelle ore che l’amore può giungere al suo vertice. Come ci insegna Gesù, amare significa lasciare l’altro libero — anche di tradire — senza mai smettere di credere che persino quella libertà, ferita e smarrita, possa essere strappata all’inganno delle tenebre e riconsegnata alla luce del bene. Quando la luce del perdono riesce a filtrare tra le crepe più profonde del cuore, capiamo che non è mai inutile. Anche se l’altro non lo accoglie, anche se sembra vano, il perdono libera chi lo dona: scioglie il risentimento, restituisce pace, ci riconsegna a noi stessi. ….. Non cede al male, ma lo vince con il bene, impedendogli di spegnere ciò che in noi è più vero: la capacità di amare”.
Dalle parole del Pontefice si coglie la rivoluzione che l’amore di Cristo genera, esso ribalta le situazioni personali e comunitarie. Non si parte da chi dev’essere perdonato ma da chi deve perdonare. L’amore di Dio è talmente grande e capace di amare anche chi gli è ostile che ci fa adulti nell’amore ed oggi c’è bisogno di uomini e donne adulti nell’amore. Papa Francesco ha definito L’Aquila “Capitale del perdono”, un titolo bello ma oneroso, perché chiamati a vivere il perdono, che, nelle parole di Papa Leone, possiamo ben comprendere, è amore infinito, capace di amare fino in fondo. Credo questa sia la spiritualità che siamo chiamati a curare per essere una comunità illuminata e illuminante nel segno dell’amore e del perdono. Sia questa la gioia del nostro cuore, sia questa la Perdonanza celestiniana: siamo chiamati ad essere profeti di misericordia!
La nostra Speranza è certa, non dobbiamo attenderla, perché è Cristo-misericordia che ci viene incontro».
Monsignor D’Angelo, nelle sue riflessioni, poneva la centralità del Regno nella missione del Figlio e di Dio e Figlio dell’uomo; nello stesso tempo, desiderava risvegliare le coscienze, al fine di maturare quella consapevolezza di una “fede adulta”, che lo Spirito ci dona, ma che la libertà personale è anche chiamata a custodire.
Al termine della celebrazione eucaristica, prima della solenne chiusura della Porta Santa, il Custode della Porziuncola ha letto il “Patto di amicizia”, siglato lo scorso 2 agosto dalla Basilica di S. Maria degli Angeli in Porziuncola (Assisi) e la Basilica di S. Maria di Collemaggio (L’Aquila); nel segno della comunione, della fraternità, del perdono e della misericordia.

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