Ildefonso Schuster, liturgia e santità da Roma a Milano
5 mesi ago · Updated 5 mesi ago

Dalla sua formazione benedettina a San Paolo Fuori le Mura alla guida pastorale come Arcivescovo di Milano, la vita di Alfredo Ildefonso Schuster fu un'esperienza viva della liturgia come fonte di santità, azione e contemplazione.
Alfredo Ildefonso Schuster, una figura di immensa profondità spirituale e zelo pastorale, è forse meglio compreso attraverso la lente della liturgia, come ha sottolineato Pierangelo Rigon, che non fu semplicemente un aspetto della sua vita, ma la sua forza centrale e unificante. Nato alla fine del XIX secolo, il suo percorso da giovane monaco benedettino al venerato Arcivescovo di Milano esemplifica una relazione profonda e vissuta con il culto cristiano.
Il monaco di San Paolo Fuori le Mura, un'infanzia liturgica
Le prime esperienze di Schuster preannunciavano questa profonda connessione. Fin da bambino, mostrava una ricca interiorità e un fascino per il divino e per la Chiesa primitiva, inscenando il "gioco della Messa" con sua sorella, Giulia. Questo gioco infantile, che ricorda la "categoria ludica" di Romano Guardini per la liturgia, suggerisce una comprensione innata della sua natura sacra ma coinvolgente.
La sua formazione formale iniziò precocemente all'età di undici anni, quando il giovane entrò nel monastero di San Paolo Fuori le Mura in Roma. Questo venerando cenobio benedettino, nonostante i tumulti rivoluzionari dei secoli precedenti, era riuscito a mantenere un buon livello di vita religiosa e culturale. Qui la vita liturgica era di primaria importanza, con assoluta precedenza data all'Ufficio divino e alla Messa conventuale. Il monastero promuoveva un ambiente che equilibrava l'orientamento liturgico benedettino tradizionale con forme contemporanee di devozione, come la visita frequente al Santissimo Sacramento e la venerazione mariana.
La fisionomia monastica di Schuster fu significativamente plasmata da due mentori chiave:
- L'abate Osländer, per il quale l'istruzione liturgica doveva unnire le regole pratiche (rubricistica) con una comprensione dello spirito e dei sentimenti della Chiesa (liturgica);
- D. Placido Riccardi, la cui vita esemplare dimostrava che la centralità di Dio, del rapporto d'amore con Lui, costituiscono veramente l'unica cosa necessaria.
Anche i suoi studi accademici erano profondamente intrecciati con le sue convinzioni liturgiche. Schuster assorbì la teologia direttamente dalle sue fonti bibliche, patristiche e liturgiche, sostenendo un ritorno a queste origini concrete nella catechesi.
La liturgia come maestra: dalle aule al Liber Sacramentorum
La sua carriera di insegnante, iniziata alla Scuola Superiore di Musica Sacra a Roma nel 1911, spinse Schuster a organizzare concettualmente la sua comprensione profondamente vissuta della liturgia. Le sue lezioni costituirono il primo impianto della sua opera monumentale, il Liber Sacramentorum. Insegnò anche Storia Ecclesiastica e Liturgia a Sant'Anselmo e approfondì la sua conoscenza delle Liturgie Orientali durante il suo incarico di preside del Pontificio Istituto Orientale.
L'impegno di Schuster con la liturgia si estese a importanti organismi ecclesiastici: fu consultore della Sacra Congregazione dei Riti dal 1914 al 1929 e presiedette la Pontificia Commissione di Arte Sacra fino alla sua nomina ad Arcivescovo di Milano.
Tuttavia, fu attraverso i suoi voluminosi scritti, in particolare il Liber Sacramentorum, che il suo pensiero liturgico fu presentato sistematicamente. Questa opera in più volumi, che lo consacrò nella storia del Movimento Liturgico classico, nacque direttamente dalla sua pratica quotidiana. Come raccontato dal mons. Cesario d’Amato, Schuster si sedeva immediatamente allo scrittoio dopo aver celebrato la Messa nel suo oratorio privato per scrivere rapidamente il suo commento alla liturgia del giorno. Prediligeva in particolare la commemorazione di antichi santi, monaci o martiri - specialmente romani - non presenti nel tipico messale, vedendolo come un "dovere di riconoscenza" per la loro eredità. Questo metodo illustra vividamente come il suo studio della liturgia scaturisse dalla liturgia stessa, coinvolgendo la sua fede, emozione e competenza. Per Schuster, il messale non era solo una guida rituale, ma un profondo strumento educativo, un "liber mensae scriptorii", capace di favorire una profonda "intelligenza" della liturgia.
Arcivescovo di Milano, un pastor liturgicus
Al momento della sua nomina ad Arcivescovo di Milano nel 1929, Schuster impresse immediatamente un forte carattere liturgico al suo ministero. Ben presto si notà che quasi tutti i suoi documenti contenevano riferimenti alla liturgia e diversi erano dedicati esclusivamente ad essa. Le sue cinque Visite Pastorali furono contraddistinte da un vivo interesse per la pastorale liturgica nelle parrocchie. Supervisionò le riforme dell'Antifonale e del Vesperale Ambrosiano, continuò il lavoro sul Messale Ambrosiano "Duplex" e fondò la Scuola Superiore di Canto Ambrosiano e di Musica Sacra nel 1931.
Tuttavia, al di là di direttive e riforme, l'apostolato liturgico di Schuster si manifestava in modo più potente nelle sue stesse celebrazioni. Era considerato un "maestro dell'autentica pietà liturgica" quando celebrava, dimostrando una dignità e un fervore fuori dal comune.
Per Schuster, la liturgia era la dimensione trascendente che unificava tutta la sua esistenza, trasformando le sue opere e i suoi giorni in un unico, grande atto di culto. Possedeva un profondo "senso di stupore" verso la liturgia, considerandola un "capolavoro, un’epopea divina" e un "poema sacro" dove cielo e terra convergono. Vedeva la liturgia non solo come rappresentazione del divino, ma anche come produzione e compimento della grazia nelle anime dei fedeli attraverso i sacramenti e le preghiere, rendendola la fonte stessa della santità della Chiesa. Articolava la duplice natura della liturgia: un movimento anabatico (ascendente) di culto e un movimento catabatico (discendente) di santificazione, rendendola un atto veramente "teandrico", ossia divino-umano.
Un maestro di grande attualità
La sua beatificazione ha messo in luce questa unità di vita. San Giovanni Paolo II affermò che "lo spirito di preghiera e di contemplazione, proprio della tradizione benedettina nella quale era stato formato, animò il suo ministero pastorale". Schuster esemplificò come contemplazione e azione pastorale potessero essere armonizzate, ponendo sempre al primo posto l'amore di Cristo. La sua vita poteva essere riassunta dal programma di San Benedetto: "Ora, labora et noli contristari" (Prega, lavora e non essere triste).
- "Ora" (Prega): la preghiera intensa e quotidiana, nutrita dallo spirito della Chiesa, fu il fondamento del suo instancabile ministero.
- "Labora" (Lavora): lo zelo pastorale si manifestò in molteplici modi, dalle estese visite pastorali e numerosi sinodi ai congressi eucaristici e mariani, alle iniziative caritative in tempo di guerra e alla costruzione di nuove chiese. Promosse gli oratori, le attività dell'Azione Cattolica e dedicò un'attenzione vigile al seminario diocesano.
- "Noli contristari" (Non essere triste): la sua gioia evidente, la fiducia e la speranza erano "contagiose", riflettendo un atteggiamento volto alle cose del cielo.
Un pozzo di preghiera che alimentò anche il suo infaticabile impegno sociale. Era acutamente consapevole delle miserie e delle potenzialità della sua epoca, difendendo i laici, i poveri e i senzatetto e coltivò amicizie spirituali con grandi apostoli della carità del suo tempo.
La vita del Cardinale Schuster, dalle sue radici monastiche a San Paolo Fuori le Mura al suo vasto ministero episcopale, dimostra che non fu solo uno studioso o un insegnante di liturgia, ma visse continuamente la liturgia, attingendo da essa il nutrimento necessario per la vita quotidiana e le sfide straordinarie. Era un vero "orante", un uomo che pregava incessantemente, il suo volto spesso assorto in Dio, anche nel momento supremo della morte.
Il suo lascito continua a risuonare ancora oggi: è innegabile che la sua fu una "santità liturgica", radicata nella convinzione che attraverso i divini misteri, l'umanità si impegna con Dio. Le sue intuizioni, in particolare riguardo al potenziale "crollo della liturgia" se essa non riesce a manifestare il Cristo vivente, riecheggiano le preoccupazioni di figure come il Cardinale Ratzinger, sottolineando la sua duratura rilevanza per un "nuovo movimento liturgico".
In definitiva, la vita di Schuster si erge come testimonianza del potere trasformante della liturgia, illuminando i credenti e ispirandoli verso un'esistenza che è una continua lode alla Trinità, sia all'interno che al di fuori dei sacri confini del tempio.

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