Il Patriarca Bartolomeo da Stoccolma al Meeting di Rimini 

5 mesi ago · Updated 5 mesi ago

Il Patriarca Bartolomeo da Stoccolma al Meeting di Rimini tra ecumenismo, appello alla pace e riconciliazione

Agosto 2025 è stato un mese di grande significato per il cammino dell’unità cristiana e per il ruolo della Chiesa nella costruzione di un mondo più giusto e riconciliato. Sua Beatitudine Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, ha partecipato a due appuntamenti di alto profilo internazionale, in cui ha ribadito con forza la necessità per i cristiani di essere operatori di pace e testimoni credibili dell’amore di Dio.

A Rimini: il Concilio di Nicea come fondamento dell’unità

Il 26 agosto, il Patriarca interverrà al 45° Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, in corso dal 22 al 27 agosto 2025 a Rimini, in Italia. La sua presenza si colloca in occasione della celebrazione del 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea del 325. L’incontro, moderato da Andrea D’Auria e aperto dal saluto di Bernhard Scholz (presidente della Fondazione Meeting), vedrà anche la partecipazione del Cardinale Kurt Koch, Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Il Concilio di Nicea rappresenta una tappa centrale nella storia della Chiesa: vi fu definito il Credo niceno, che ancora oggi unisce cattolici e ortodossi nella comune professione di fede in Gesù Cristo, «vero Dio e vero uomo». Il messaggio del Patriarca a Rimini sarà orientato a rinnovare l’impegno per una comunione visibile tra le Chiese, a partire da ciò che già le unisce profondamente: la fede nel Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza.

A Stoccolma, la pace come vocazione cristiana

Pochi giorni prima, il 22 agosto, Bartolomeo aveva preso parte a un altro evento ecumenico: la celebrazione ecumenica nella Filadelfiakyrkan di Stoccolma, Svezia, organizzata in occasione della Settimana Ecumenica 2025 e del centenario dello storico Congresso Ecumenico del 1925 promosso dall’arcivescovo luterano Nathan Söderblom. L’iniziativa, dal titolo “Time for God’s Peace”, ha riunito migliaia di leader cristiani provenienti da tutto il mondo sotto l’egida del Consiglio Cristiano di Svezia.

Nel cuore di una società mondiale sempre più lacerata da guerre, ingiustizie sociali e crisi ambientali, il Patriarca ha rivolto un appello accorato, affinché i cristiani rigettino ogni giustificazione politica o nazionale della guerra, e si facciano promotori di una pace autentica, che nasce nel cuore, si alimenta nel sacrificio, e si costruisce con giustizia.

Il discorso integrale del Patriarca Bartolomeo a Stoccolma (traduzione italiana)

 “È tempo della pace di Dio”

Cari fratelli e sorelle,

È per me una grande gioia e un onore rivolgermi a voi questa sera, su gentile invito del Consiglio Cristiano di Svezia, e celebrare insieme ai rappresentanti del Consiglio Ecumenico delle Chiese gli sviluppi e le attese del Movimento Ecumenico, in un mondo frammentato che guarda ai leader religiosi per trovare riconciliazione e pace.

Abbiamo il dovere, nei confronti della nostra comunità globale, di essere uniti nella fede e nell’azione. Possiamo offrire una testimonianza credibile solo se restiamo insieme, uniti nella preghiera, per invocare quella pace di Dio che supera ogni comprensione e ogni risultato umano.

Queste sono le lezioni che abbiamo appreso durante la nostra lunga partecipazione ai Comitati centrali ed esecutivi e alla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Ricordiamo con gioia la nostra partecipazione alla stesura del documento Battesimo, Eucaristia e Ministero, nel quale la presenza ortodossa fu decisiva. Partecipammo anche a tre Assemblee generali: Uppsala (1968), Vancouver (1983), Canberra (1991).

Oltre alla nostra esperienza personale, l’impegno del Patriarcato Ecumenico verso la visione del Consiglio Ecumenico delle Chiese è stato costante fin dagli inizi: un impegno motivato non solo dall’obbedienza al comandamento del Signore «perché siano una cosa sola» (Gv 17,21), ma anche dalla crescente necessità di unità in un mondo diviso.

La storia dell’umanità è piena di violenze e atrocità. Ma oggi, come mai prima, l’umanità ha la capacità di distruggere moltissime vite e risorse naturali in un istante. Questa realtà impone alle Chiese cristiane un nuovo tipo di impegno: una rivoluzione spirituale per la pace. Un impegno già espresso da pionieri dell’ecumenismo come l’Arcivescovo Nathan Söderblom, che proprio 100 anni fa, nel 1925, convocò a Stoccolma il primo Congresso Ecumenico, unendo ortodossi e protestanti in preghiera e testimonianza comune.

Celebriamo quest’anno anche il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, che ha affermato l’unità della Chiesa nella fede nel Figlio di Dio, consustanziale al Padre, incarnato per la nostra salvezza. Come disse sant’Atanasio: «Dio si è fatto uomo affinché l’uomo potesse diventare Dio per grazia».

Come cristiani, oggi più che mai, abbiamo il dovere morale di rifiutare la guerra come “necessità politica o nazionale” e promuovere invece la pace come esigenza spirituale e di sopravvivenza. La pace inizia sempre dal cuore. Richiede tempo, fatica, lacrime. Ma resta la nostra unica speranza come individui, popoli e specie umana.

«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Essere figli di Dio significa desiderare non ciò che vogliamo noi, ma ciò che vuole Dio. Significa abbracciare la giustizia anche quando è scomoda, ed essere pronti a condividere equamente le risorse del mondo, non solo con i privilegiati, ma con ogni essere umano.

Costruire la pace è difficile e spesso non gratificante. Ma è l’unica strada per sanare le fratture del mondo. Solo togliendo gli ostacoli alla pace, alleviando la sofferenza, sanando le ingiustizie e custodendo il creato, potremo davvero dire che Dio è con noi (Emmanuele). Solo così saremo degni di sentire le parole: «Beati i miti, perché erediteranno la terra» (Mt 5,5), e: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo» (Mt 25,34).

Cari amici,

Questa è l’unità nella pace che celebriamo oggi. Questa è la pace che dobbiamo proporre al mondo. Ed è questa la pace che il mondo deve vedere in noi. Cristo è in mezzo a noi!

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