Il Patriarca Bartolomeo a New York: la fede è antidoto contro guerre, nazionalismi e pericoli dei social media

5 mesi ago · Updated 5 mesi ago

Nel suo discorso al Council on Foreign Relations, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo denuncia la guerra tra Russia e Ucraina, il dramma di Gaza, l’abuso dei social media e la crisi di fede in Occidente. Senza religione, siamo in balia del potere assoluto e del nichilismo digitale.

New York, 19 settembre 2025 — Con parole incisive e politicamente coraggiose, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, ha scosso la platea del Council on Foreign Relations di New York, intervenendo su alcuni dei temi più caldi e controversi dell'attualità globale: la guerra tra Russia e Ucraina, il conflitto israelo-palestinese, la frammentazione sociale alimentata dai social media e la crescente perdita di fede nel mondo occidentale.

Russia e Ucraina, un tradimento della fede ortodossa

Senza mezzi termini, il Patriarca ha condannato l’aggressione russa all’Ucraina come una una tragedia evitabile, frutto di un cristianesimo piegato all’ideologia, condannando il nazionalismo etnico che, soprattutto nel mondo ortodosso, mette l’identità nazionale sopra l’unità della fede. Ha ricordato che già nel 1872 il Concilio pan-ortodosso condannò il filetismo come eresia. Eppure, ha detto, questa deviazione continua, come dimostra la tragica guerra tra Russia e Ucraina, che ha causato oltre un milione di morti. 

Chiara la denuncia della complicità della Chiesa Ortodossa Russa con il regime di Vladimir Putin.

“La Chiesa russa ha appoggiato l’invasione e l’uccisione di cristiani ortodossi nel nome di un’ideologia imperiale superata, il Russkij Mir. È un tradimento del Vangelo e dell’unità ecumenica”, ha dichiarato.

Il Patriarcato Ecumenico, ha ricordato Bartolomeo, ha riconosciuto nel 2019 l’autocefalia della Chiesa Ortodossa Ucraina, rispondendo al desiderio di libertà religiosa di un popolo a lungo oppresso prima dal regime sovietico e poi dalla subordinazione ecclesiale a Mosca.

Gaza, Cisgiordania e la memoria cristiana cancellata

Il Patriarca ha poi rivolto la sua attenzione al Medio Oriente, esprimendo profondo dolore per le violenze in corso:

“Siamo inorriditi per i fatti del 7 ottobre 2023 in Israele, ma anche per la continua sofferenza dei civili a Gaza e per l’attacco a Taybeh, ultimo villaggio cristiano della Cisgiordania”.

Il Patriarca Bartolomeo ha lanciato un appello deciso ma equilibrato, ribadendo le radici cristiane millenarie della Terra Santa e l'urgenza di un'azione internazionale per promuovere pace, giustizia e convivenza tra le religioni. Ha invitato Stati Uniti, Israele, paesi arabi, Unione Europea e Nazioni Unite a impegnarsi concretamente per una via di pace e prosperità condivisa, assicurando pieno sostegno a ogni sforzo in questa direzione.

Social Media, fede e le divisioni sempre più polarizzate

In un mondo sempre più connesso ma paradossalmente frammentato, il Patriarca Bartolomeo lancia un monito potente: senza fede, siamo alla deriva. Con l’erosione delle istituzioni religiose tradizionali, specialmente in Occidente, l’umanità ha perso i suoi ancoraggi spirituali. E il vuoto è stato riempito da surrogati digitali e ideologici: teorie del complotto, estremismi, cancel culture, culto della celebrità, pornografia.

I social media, pur potenti strumenti di connessione, amplificano i pregiudizi, inaridiscono l’empatia e alimentano conflitti, anziché unirci. La nostra epoca – dice Bartolomeo – non soffre solo di divisione politica o culturale, ma di una perdita di senso. In assenza di valori trascendenti come amore, perdono e giustizia, diventiamo vulnerabili al nichilismo.

Eppure, non tutto è perduto. Il Patriarca vede segni di speranza: un risveglio religioso tra cattolici e ortodossi in America, un crescente rifiuto degli eccessi digitali da parte di genitori e scuole, e soprattutto, una nuova sete di significato tra i giovani.

Il suo invito è chiaro: ritrovare nella fede un punto fermo - ha ricordato come anche i Padri fondatori degli Stati Uniti, da Washington a Jefferson, riconoscessero nella religione un pilastro indispensabile del buon governo - non solo per l’individuo, ma per la salute della democrazia stessa: “Senza religione, siamo alla deriva. Senza Dio, non ci sono più ancore morali. La fede è l’unico antidoto all’autoritarismo, all’odio etnico, all’egoismo digitale.”

Il discorso si è concluso con un invito accorato alle nuove generazioni:

“La ricerca del significato è un istinto umano fondamentale. E non trovarlo è una tragedia evitabile. Possa Dio guidarci verso una rinnovata fede e unità.”

Riportimmo la traduzione integrale in italiano del discorso di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo al Council on Foreign Relations, tenuto a New York il 19 settembre 2025:

Al Council on Foreign Relations – New York, 19 settembre 2025

Il Council on Foreign Relations, centro di pensiero e dialogo tra i più importanti e influenti del mondo attuale, rappresenta una sede eccellente per condividere prospettive sulle questioni globali, e siamo grati per questa opportunità.

Il Council on Foreign Relations e il Patriarcato Ecumenico della Chiesa Ortodossa sono organizzazioni fondamentalmente diverse. Voi siete decisamente laici, mentre noi decisamente no. Tuttavia, abbiamo alcuni elementi in comune – per esempio:

  • Entrambi abbiamo dimostrato longevità, nel nostro rispettivo contesto: il vostro Consiglio esiste da oltre 100 anni nel Nuovo Mondo; il nostro Patriarcato da 1700 anni nel Vecchio Mondo.
  • Entrambe le nostre sedi si trovano in città globali, crocevia culturali: New York parla 800 lingue e si estende su 5 distretti; Istanbul parla 80 lingue e si estende su 2 continenti.
  • Infine, e soprattutto, siamo entrambi attori non-statali con prospettive globali – potremmo dire ecumeniche.

Le Nazioni Unite celebrano quest’anno il loro 80° anniversario. In questi giorni di settembre, quando l’ONU riunisce la leadership politica del nostro pianeta, sentiamo una responsabilità speciale nel portare una prospettiva religiosa nel dibattito mondiale.

Oggi offriremo questa prospettiva su tre temi:

  1. L’esperimento americano, le sue influenze giudeo-cristiane e la sua importanza per il mondo intero;
  2. Le forze che ci stanno dividendo a tutti i livelli, da quello personale a quello internazionale;
  3. Le nostre riflessioni sul cammino per guarire queste divisioni.

1. L’esperimento americano e le sue radici spirituali

Il prossimo 4 luglio, gli americani celebreranno il 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza. E solo due giorni fa si è ricordato il 238° anniversario della Costituzione degli Stati Uniti.

È giusto dire che questi due documenti, insieme alla Carta dei Diritti, non hanno cambiato solo le 13 colonie britanniche d’America – hanno cambiato il mondo. Hanno creato una nuova forma di autogoverno, con garanzie interne contro i difetti che avevano fatto fallire i precedenti esperimenti occidentali di autogoverno: dalla democrazia greca e la repubblica romana dell’antichità, alle città-Stato italiane, la repubblica olandese e i cantoni svizzeri dell’Europa medievale e moderna.

Quali furono queste nuove garanzie? Un sistema a più livelli di pesi e contrappesi:

  • Per i governanti: una divisione dei poteri tra tre rami distinti, ciascuno con autorità unica e significativa, capace di bilanciare gli altri due;
  • Per i governati: libertà di parola, di religione, di stampa, di assemblea e di petizione, tra le altre.

Perché i fondatori crearono questo sistema così complesso?
Erano – tutti loro, in particolare Adams, Madison, Jefferson e Washington – profondi conoscitori e partecipanti alla tradizione giudeo-cristiana.

E uno dei primi insegnamenti di quella tradizione è che gli esseri umani sono caduti e fallibili – la storia di Adamo ed Eva.

A prescindere da come si interpreti il racconto della Genesi, si possono riconoscere due insegnamenti chiave:

  • Gli esseri umani sono dotati del libero arbitrio dal loro Creatore;
  • Questo libero arbitrio permette di scegliere tra il bene e il male.

Come avrebbero potuto Adamo ed Eva disobbedire a Dio? Come avrebbe potuto Caino uccidere Abele? Questi atti furono compiuti con la volontà libera – dono del Creatore.

Con il libero arbitrio possiamo compiere atti di straordinario amore, altruismo, persino santità. Ma possiamo anche commettere i peggiori atti di odio e malvagità, come nei campi di sterminio della cosiddetta "Soluzione Finale". Da allora, restiamo creature imperfette.

Ecco perché i padri fondatori, consapevoli della nostra natura caduta, crearono un sistema di pesi e contrappesi – una salvaguardia, non una garanzia, contro le nostre imperfezioni.

Essi sapevano che, per quanto brillante, coraggioso o ispirante possa essere un leader politico, religioso o economico, anche lui è un essere umano caduto, come tutti noi.

L’esperimento americano è stato un grande successo. Ha dimostrato al mondo che una società che riconosce la nostra natura imperfetta e costruisce un sistema robusto attorno a essa ha le maggiori probabilità di prosperare.

Purtroppo, negli ultimi decenni, abbiamo assistito a una tendenza globale che si allontana dalla saggezza dei fondatori americani, preferendo leadership carismatiche e autoritarie, che eliminano, evitano o corrompono i sistemi di controllo – non solo nel governo, ma anche negli affari, nell’università e in altri settori.

Sia chiaro: non parliamo di persone specifiche, ma di un sistema di governo che ha uno storico quasi ininterrotto di fallimenti. Per una ragione ovvia: poiché siamo imperfetti per natura, è un errore dare a qualsiasi essere umano un potere assoluto.

Senza contrappesi, prima o poi il sistema finirà in disastro. Come disse Lord Acton:
“Il potere tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto.”

2. Le forze che ci dividono

Durante l’Illuminismo, molti intellettuali europei rifiutarono la religione medievale e delle prime epoche moderne, che aveva alimentato guerre devastanti. Ma finirono per sostituire la religione con il nazionalismo.

Il nazionalismo ha due forme:

  • Una forma benigna, un insieme di valori per unire popoli diversi sotto una bandiera comune;
  • Una forma maligna, che pone una tribù sopra le altre e ci divide.

Questa seconda forma è stata una delle forze più distruttive della storia: oltre 75 milioni di morti solo tra il 1914 e il 1945, e ancora oggi miete milioni di vittime.

Il nazionalismo spesso mescola memorie antiche con idee nuove, creando un ricordo selettivo del passato. Nei paesi ortodossi, purtroppo, il nazionalismo ha a volte preferito la gloria etnica a quella della civiltà ortodossa universale.

Condanniamo questo squilibrio. Nel 1872, il Concilio pan-ortodosso di Costantinopoli condannò il “filetismo” – cioè la discriminazione razziale, i conflitti etnici e le divisioni nella Chiesa di Cristo – come eresia.

Eppure, questo comportamento eretico continua. L’enfasi sull’eredità nazionale o etnica ha frammentato la nostra famiglia ecumenica, come si vede tragicamente oggi in Russia e Ucraina. Questa guerra illegittima ha già causato oltre un milione di morti – una tragedia immensa e del tutto evitabile.

La tragedia ha anche una dimensione spirituale: la Chiesa Ortodossa Russa ha dato il suo pieno appoggio all’invasione dell’Ucraina e all’uccisione di altri cristiani ortodossi da parte del regime di Putin. Lo ha fatto al servizio di una dottrina imperiale superata e assurda, quella del Russkij Mir, che è cresciuta dopo la caduta dell’Unione Sovietica. In effetti, se si sovrappongono i confini dell’attuale Patriarcato di Mosca al profilo dell’ex impero sovietico, si noterà rapidamente una quasi totale sovrapposizione tra i due.

Ecco perché il nostro Patriarcato Ecumenico ha realizzato la speranza del popolo ucraino di avere una propria Chiesa Autocefala e autogovernata nel 2019. Gli ucraini hanno desiderato la libertà di coscienza per oltre sette decenni di oppressione sotto il sistema sovietico russo, che nel 1917 ha ristabilito il Patriarcato di Mosca per usarlo a propri fini. Dopo che Stalin ha quasi distrutto ogni traccia del Cristianesimo ortodosso nell’URSS, fu costretto a farlo rivivere nel 1943 per affrontare gli invasori nazisti. Purtroppo, anche se il Comunismo è caduto, la Chiesa di Russia continua ancora oggi a essere uno strumento dello Stato. Gli ucraini, tuttavia, non sono più soggetti a una chiesa che ha compromesso sé stessa – ora hanno la libertà di coscienza che desideravano.

Stiamo anche seguendo gli eventi nel sanguinoso conflitto tra Israele e i terroristi di Hamas e Hezbollah.

È un'ironia della storia che sia Gaza sia la Cisgiordania siano state governate dall’Impero Romano d’Oriente per centinaia di anni, con una maggioranza cristiana fino alla conquista musulmana del VII secolo. Oggi i cristiani sono una minoranza, con una stima di 20.000 nella Cisgiordania e meno di 1.000 a Gaza.

Siamo rimasti orripilati dagli eventi selvaggi del 7 ottobre 2023 in Israele e continuiamo a essere sconvolti dalla continua perdita di vite a Gaza. In Cisgiordania, lamentiamo l’attacco del 7 luglio di quest’anno da parte di coloni israeliani al villaggio cristiano palestinese di Taybeh – il luogo in cui Gesù si ritirò prima della sua Passione (Giovanni 11:54), e l’ultima città in Cisgiordania popolata interamente da cristiani.

Ci rivolgiamo agli Stati Uniti, a Israele, ai paesi arabi, all’Unione Europea e alle Nazioni Unite affinché trovino un percorso verso la pace e la prosperità per questi due territori, per il bene dei cristiani, degli ebrei e dei palestinesi, e sosterremo tale sforzo in ogni modo possibile.

Ma non sono solo le nazioni ad essere l’una contro l’altra. Troppi di noi si trovano oggi, così come le nostre famiglie, i nostri luoghi di lavoro e le nostre comunità, profondamente divisi:

  • dalla politica…
  • dalle differenze identitarie (razza, religione, genere, etnia o abilità)…
  • da grandi diseguaglianze economiche e di opportunità…
  • dagli algoritmi dei social media, che ci dividono alimentando solo le nostre opinioni.

3. Come guarire queste divisioni

Siamo qui per offrire una prospettiva religiosa sulle questioni globali, quindi non vi sorprenderà che ci rivolgiamo alla fede per trovare risposte. Ciò che potrebbe sorprendervi è il grado in cui i leader americani hanno considerato la fede fondamentale per la democrazia e si sono rivolti alla fede per ottenere risposte.

Iniziamo con una domanda. Quali istituzioni sovranazionali esistono in grado di unire un numero enorme di persone, indipendentemente dal partito politico, dalla razza, dal genere, dall’etnia, dalla classe economica, dall’età o dal livello di istruzione?

Solo le istituzioni religiose sono capaci di questo compito.

E questo, cari amici, è parte della sfida: in America, le comunità di fede sono diminuite negli ultimi decenni. Quasi il 70% degli americani era membro di una chiesa o di una sinagoga nell’era postbellica, ma il loro numero è drasticamente calato dal 2000 – un sondaggio Gallup del 2020, ad esempio, ha rilevato che l’adesione era solo al 47%.

Nel suo Discorso di Addio, pubblicato a Filadelfia 229 anni fa proprio oggi, George Washington non usò mezzi termini riguardo alla fede come fondamento di un buon governo:

“Tra tutte le disposizioni e abitudini che conducono alla prosperità politica, religione e moralità sono supporti indispensabili… [i] sostegni più solidi dei doveri degli uomini e dei cittadini.”

Lontano dal pensiero isolato di un solo Presidente, questa convinzione è stata costante fin dalla fondazione – prendiamo, per esempio, le parole del Presidente Eisenhower ai laureati dell’Accademia Navale nel 1958:

“Fondamentali per la nostra civiltà democratica sono i principi e le convinzioni che ci hanno uniti come nazione. Tra questi vi sono la libertà personale, i diritti umani e la dignità dell’uomo. Tutti questi hanno le loro radici in una fede religiosa profondamente sentita — nella fede in Dio.”

Questi leader capivano che, senza la fede – senza la credenza in valori trascendenti… che ci ispirano speranza… che ci insegnano ad amarci l’un l’altro… che comprendono la nostra natura decaduta, perdonano le nostre trasgressioni e offrono un cammino verso la realizzazione – senza fede non abbiamo un’ancora. Siamo alla deriva. Veniamo sopraffatti dal nichilismo, che non è tanto la convinzione nel nulla, quanto un disordine caotico che ci rende capaci di qualsiasi cosa.

E oggi, con Internet e i social media in particolare, abbiamo un pozzo senza fondo di “qualsiasi cosa” in cui credere: la proliferazione di teorie del complotto e imitazioni… tendenze di auto-aiuto che cambiano quasi ogni settimana… pornografia… sette estremiste e culti… schemi per arricchirsi rapidamente… il culto della ricchezza… il culto della celebrità… abuso di droghe e alcol… politica radicale come sostituto della religione… e altro ancora. I social media in particolare hanno fornito uno strumento sorprendentemente efficace per la divisione, attraverso algoritmi che rafforzano i nostri pregiudizi anziché incoraggiare il pensiero critico che potrebbe metterli in discussione, costruendo applicazioni estremamente redditizie che ci permettono di giudicare e attaccare gli altri a distanza, in un luogo privo di empatia e di conversazione onesta, e facilitando la formazione di folle virtuali che attaccano e distruggono individui che osano pensare, parlare o agire in modo diverso – eufemisticamente chiamata “cancel culture”, ma forse più precisamente definita come “esecuzione pubblica digitale”.

È chiaro che abbiamo dimenticato alcuni dei nostri ancoraggi culturali e spirituali più essenziali.

Quando una donna sorpresa in adulterio fu condannata a morte per lapidazione, Gesù disse ai suoi accusatori: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei.” (Giovanni 8:7)

Quanto siamo caduti lontano dal “Amerai il prossimo tuo come te stesso”? (Matteo 22:39)

Che ne è stato dell’ammonimento “Non giudicate, per non essere giudicati…”? (Matteo 7:1)

Ripetiamo: siamo imperfetti per natura. Non sono solo i governi e le altre organizzazioni a necessitare di controlli e bilanciamenti, ma anche noi come individui – sotto forma di precetti divini, parabole, comandamenti e proverbi, così come delle leggi umane e dei sistemi di giustizia che completano il divino.

Questi due fenomeni hanno amplificato enormemente le nostre divisioni negli ultimi 25 anni: i social media onnipresenti, capaci di manipolare le nostre emozioni – uniti alla vasta perdita di fede in un Dio trascendente, che ha legato le società umane per migliaia di anni.

Fortunatamente, c’è motivo di speranza. Negli ultimi anni, piccoli raggi di luce hanno iniziato a fendere l’oscurità e, per grazia di Dio, potranno col tempo illuminare un cammino verso il ristabilimento dell’equilibrio e dell’unità nella società umana. Per esempio,

La Chiesa cattolica negli Stati Uniti ha guadagnato quasi 3 milioni di fedeli dal 2010, in gran parte grazie all’immigrazione, mentre un recente studio di Harvard ha riscontrato un aumento significativo della percentuale di giovani che si identificano come cattolici;
Un’indagine sulle Chiese ortodosse negli Stati Uniti ha riportato un aumento del 78 percento di conversioni dal 2019 al 2022.

I nostri fratelli ebrei negli Stati Uniti hanno anch’essi sperimentato un aumento dell’impegno verso la loro fede e comunità, specialmente dopo l’attacco terroristico del 2023; e infine,
Negli Stati Uniti e in Europa è iniziata una ribellione contro gli effetti perniciosi dei social media e dei contenuti inappropriati, con genitori che chiedono maggior controllo sui contenuti disponibili ai loro figli minorenni e scuole che vietano l’uso degli smartphone in classe.

Oggi si parla molto del vuoto e della malinconia che sentono le giovani generazioni. La ricerca di significato è un istinto umano fondamentale, e non trovare significato nella propria vita è una tragedia – una tragedia evitabile. Preghiamo che i giovani aderiscano a questo emergente “ritorno alla fede” in numero sempre maggiore – per il loro bene e per il bene dei nostri governi e della nostra società globalmente interconnessa.

Che Dio ci benedica tutti con una fede duratura e un senso continuo di meraviglia per il miracolo della vita che ci circonda.

Amen. 

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