Il lungo discorso di Erdoğan a Papa Leone 

2 mesi ago · Updated 2 mesi ago

Pace in Medio Oriente, tutela delle minoranze e lotta all’islamofobia: il Presidente Recep Tayyip Erdoğan, rivolgendosi a Papa Leone al Palazzo Presidenziale di Ankara, ha rilanciato il dialogo interreligioso, chiedendo impegno su Israele-Palestina, Siria, Ucraina e difesa della famiglia.

Una visita in un momento critico per l’umanità

Erdoğan ha sottolineato come l’arrivo del Papa avvenga in un contesto globale segnato da instabilità: tensioni dall’Asia all’Africa, crisi sociali, conflitti e migrazioni forzate. In un clima simile, ha detto il presidente, “questa visita rappresenta una speranza per la pace nel mondo”.

Durante il colloquio bilaterale con il Pontefice, i due leader hanno condiviso osservazioni e aspettative sulla costruzione della stabilità globale, affrontando temi come le crisi umanitarie, la povertà, l’ingiustizia e il cambiamento climatico. Erdoğan ha espresso grande soddisfazione nel constatare come “Turchia e Vaticano condividano un approccio centrato su misericordia, giustizia e tutela dei più fragili”.

Turchia, crocevia di culture e religioni

Il Presidente ha rimarcato il ruolo unico della Turchia, “nel cuore di tre continenti, ponte tra Oriente e Occidente, tra culture e fedi diverse. Siamo un Paese che, come spesso sottolineiamo, trae ispirazione dall’aquila bicefala selgiuchide, rivolto con il suo volto e il suo cammino sia a Oriente che a Occidente”. Un luogo dove da secoli convivono chiese, sinagoghe e moschee, come si può vedere in molte città, “da Istanbul a Hatay, da Mardin a Diyarbakır”. 

“La Chiesa della Vergine Maria di Istanbul, la Sinagoga Yanbol, il Monastero di Sumela a Trabzon, il Museo di Akdamar a Van e molti altri sono testimoni di questa cultura di convivenza”. Ha ricordato i numerosi centri di culto e monumenti cristiani restaurati negli ultimi vent’anni — quasi cento strutture — testimoniando la volontà di preservare il patrimonio culturale e religioso del Paese.

“Ogni cittadino, indipendentemente da fede o origine, è un cittadino di prima classe della Repubblica di Turchia”, ha ribadito Erdoğan, richiamando anche la tradizione mistica sufi di Yunus Emre e Rumi, simboli di universalismo e fraternità: “Chi non guarda a tutte le creature con uno sguardo d’amore, anche se fosse maestro del popolo, nella verità è in errore”, scriveva Yunus Emre. E Rumi: “Tutti gli uomini hanno lo stesso spirito, ma i corpi sono migliaia. Nel mondo vi sono lingue diverse, ma il significato è uno solo”.

La Turchia è una paese dove “per secoli le lampade di luoghi di culto appartenenti a diverse fedi hanno illuminato lo stesso cielo”.

Impegno internazionale, dalla diplomazia umanitaria al dialogo tra civiltà

Erdoğan ha ricordato come Turchia e Spagna abbiano fondato da più di venti anni l’Alleanza delle Civiltà sotto l’egida dell’ONU: un progetto oggi sostenuto da oltre 160 Paesi e diventato riferimento globale contro estremismi e scontri identitari.

Ha poi rivendicato il ruolo della Turchia nei grandi dossier internazionali: “In proporzione al nostro reddito nazionale, siamo tra i Paesi che forniscono più aiuti umanitari. Per 13 anni abbiamo ospitato oltre 3.600.000 fratelli siriani. Come in Siria, anche in Ucraina abbiamo aperto le nostre porte ai profughi della guerra, in particolare ai bambini. Dall’Iniziativa del grano del Mar Nero agli scambi di prigionieri e salme, abbiamo intrapreso numerosi passi per avvicinare le parti a un terreno comune”. 

Ispirati dalla saggezza di Saadi Shirazi, che disse: “Tutto il mondo non vale il sangue versato di un solo uomo”, ha detto il presidente turco, si continuerà a lavorare per una pace giusta e duratura.

Il cuore del discorso, Gaza e la questione palestinese

Per Erdoğan, “la pace duratura nella regione passa inevitabilmente per la soluzione della questione palestinese”. Ha denunciato “più di 70.000 morti, in gran parte donne e bambini”, negli ultimi due anni e ha ricordato che “Israele sta bombardando da mesi zone civili senza distinzione tra chiese, moschee, ospedali, scuole. Una delle chiese colpite è stata anche l’unica chiesa cattolica di Gaza, la Chiesa della Sacra Famiglia”.

Il presidente ha quindi espresso apprezzamento per “la posizione determinata” di Papa Leone XIV e dei suoi predecessori sulla questione palestinese. La strada da seguire, ha ribadito, è chiara: cessate il fuoco stabile a Gaza, protezione dei civili, aiuti umanitari continui, preservare lo status storico di Gerusalemme Est e attuare al più presto la visione dei due Stati, basata sui confini del 1967.

Tolleranza religiosa e lotta all’estremismo

Erdoğan ha ribadito che la Turchia, Paese al 99% musulmano, “promuove ovunque il rispetto per tutte le fedi, compresi i cristiani. Diamo grande importanza alla protezione dei luoghi di culto, dei beni storici e del patrimonio culturale e religioso nella nostra regione”.

Ha inoltre accolto con favore l’appello del Pontefice “perché la comunità internazionale non abbandoni la Siria, Paese che, dopo anni di conflitto, sta compiendo passi per tornare a essere una terra in cui persone di diverse fedi, culture, denominazioni ed etnie possano vivere insieme in pace”.

Ha espresso però preoccupazione per la crescente islamofobia in Occidente: “l’intolleranza alimenta il conflitto, il conflitto alimenta la divisione, la divisione alimenta l’odio e la violenza”. E ha aggiunto: “Media, social media e alcuni politici contribuiscono, consapevolmente o meno, a diffondere percezioni razziste e discriminatorie contro i musulmani. È evidente che questa questione, spesso ignorata per calcoli politici, può assumere domani dimensioni ancora più gravi”, mostrando poi apprezzamento per l’impegno della Chiesa Cattolica di sviluppare buone relazioni con le altre fedi con il Concilio Vaticano II.

“La Dichiarazione sulla Fratellanza Umana, redatta ai suoi tempi, ha aperto una nuova strada. Considero le visite del nostro ospite, come il suo predecessore Papa Francesco, alla Presidenza degli Affari Religiosi e alla Moschea Blu come segno della volontà di sviluppare relazioni costruttive con i musulmani”.

La famiglia come fondamento dell’umanità

Accogliendo con favore i richiami del Papa alla centralità della famiglia, Erdoğan ha affermato:

“Sappiamo molto bene che Dio ha creato l’essere umano da un uomo e una donna, e che popoli e comunità sono stati creati affinché si conoscano e si uniscano. Se non proteggiamo la famiglia, non possiamo proteggere l’umanità; se non proteggiamo l’individuo, non possiamo preservare la nostra dignità umana.”.

Ha richiamato il versetto che ricorda come Dio abbia creato l’uomo e la donna per conoscersi e costruire comunità, invitando credenti di ogni fede a difendere questo patrimonio comune.

“Tutti membri di un’unica famiglia umana”

Nella parte conclusiva del discorso, Erdoğan ha ricordato che, al di là delle differenze religiose, “le cose che ci accomunano superano di gran lunga le differenze. Qualunque sia la nostra fede, siamo tutti membri della grande famiglia umana”, aggiungendo che la Terra è un dono da custodire per le future generazioni.

“Siamo in un periodo in cui dobbiamo insistere sulla misericordia più che mai”, ha concluso  Erdoğan. “Credo che, guardando al mondo, agli altri e alla natura con uno sguardo misericordioso, potremo avanzare verso la pace, la sicurezza e la serenità. Considero questa visita come un passo importante per rafforzare la nostra cooperazione”.

Ha concluso ringraziando Papa Leone XIV, “capo spirituale del mondo cattolico e capo di Stato”, e ha rivolto alla comunità cattolica mondiale un augurio di pace e fratellanza.

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