Il card. Müller a San Pietro rende omaggio a Benedetto XVI
1 mese ago · Updated 1 mese ago

Martedì 30 dicembre, la Basilica di San Pietro ha ospitato una celebrazione speciale in memoria di Papa Emerito Benedetto XVI. La Messa, presieduta dal cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, si è svolta all’altare della Cattedra e trasmessa in diretta da Vatican Media e dall’emittente EWTN, in lingua inglese.
Il giorno successivo, 31 dicembre, nel terzo anniversario della morte di Benedetto XVI, il cardinale Kurt Koch ha celebrato una Messa all’altare della Tomba nelle Grotte Vaticane, in lingua tedesca.
L’omelia del cardinale Müller: un omaggio alla vita e all’eredità di Benedetto XVI
Il cardinale Müller ha voluto sottolineare come Benedetto XVI non sia solo una figura del passato, ma una presenza viva nella Chiesa universale:
"Cari fratelli e sorelle, ci siamo riuniti in questa basilica papale per ricordare Papa Benedetto XVI. Egli non è una persona del passato, ma una presenza viva nel Corpo di Cristo, in cielo e in terra, come insegna il dettato conciliare. Ringrazio di tutto cuore l’attuale successore di San Pietro, Papa Leone XIV, che ci ha donato la grazia di celebrare il ricordo di un suo grande predecessore."
Il centro della fede: Gesù Cristo e il patrimonio teologico di Benedetto XVI
Müller ha evidenziato il forte legame di Ratzinger con i grandi maestri della Chiesa, in particolare San Agostino, e il ruolo centrale di Cristo:
"Benedetto XVI attinge al patrimonio spirituale e teologico del grande dottore della Chiesa, San Agostino. Gesù Cristo è al centro della fede della Chiesa, il Corpo di Cristo. Celebriamo il mistero natale di Cristo, usando diverse lingue per sottolineare l’universalità della Chiesa e ricongiungendoci infine nella lingua latina, simbolo dell’unità della Chiesa universale."
L’uso di più lingue nella celebrazione, ha spiegato Müller, simbolizza la dimensione universale dell’ecclesia, la Chiesa convocata nel nome della Santissima Trinità.
La vita eterna e la conoscenza di Dio
Il cardinale ha ricordato il pellegrinaggio terreno di Benedetto XVI e la sua entrata nella patria eterna, sottolineando la dimensione spirituale della vita cristiana:
"Joseph Ratzinger ha completato il suo pellegrinaggio terreno e ci ha preceduti nella patria eterna. Non è solo il riposo eterno, ma la conoscenza di Dio, che ci ha scelti fin dall’eternità e ci ha resi partecipi della sua storia d’amore. Vedremo Dio faccia a faccia e lo loderemo insieme a tutti i santi."
Müller ha poi collegato questa visione alla missione universale della Chiesa: tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza e alla conoscenza della verità in Cristo.
Benedetto XVI: teologo, pastore e intellettuale
L’omelia ha approfondito anche l’eredità intellettuale e teologica di Benedetto XVI, il suo impegno come docente, prefetto e pastore:
"Sempre si è considerato collaboratore della verità. Come professore e come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha posto la massima cura, precisione intellettuale e integrità al servizio del Magistero romano. Ha lasciato una straordinaria eredità teologica, riconosciuta come uno dei maggiori intellettuali cattolici del nostro tempo."
Müller ha raccontato un episodio emblematico della vita accademica di Ratzinger:
"Quando gli presentai il primo volume delle sue opere complete, gli dissi che erano previsti 16 volumi e circa 30.000 pagine. Benedetto XVI non mostrò orgoglio, ma disse: 'Non so chi le leggerà, ma so chi le ha scritte.' La sua teologia è un dono per tutta la Chiesa, inclusi coloro che verranno."
Fede e ragione: un insegnamento sempre attuale
Il cardinale ha ricordato come Benedetto XVI abbia affrontato il tema centrale del cristianesimo moderno: l’armonia tra fede e ragione.
"Dal tempo dell’Illuminismo, la fede e la ragione sono spesso state in conflitto. Benedetto XVI ha sempre dimostrato che non vi è contraddizione tra la verità rivelata e la conoscenza del mondo. La fede si fonda sulla Parola di Dio, attraverso la quale tutto esiste. In Gesù, vero Dio e vero uomo, la verità stessa si incarna."
Müller ha insistito sull’importanza della teologia come ponte tra la conoscenza umana e la verità divina, invitando i fedeli a vedere nella fede un percorso di illuminazione e di intelligenza spirituale.
La Chiesa come comunità di discepoli
Infine, l’omelia ha richiamato il ruolo della Chiesa, non come organizzazione umana, ma come comunità di discepoli che testimoniano Cristo al mondo:
"Il cristianesimo non è una visione del mondo o un programma etico-sociale, ma un incontro con una Persona: Gesù, la luce che illumina ogni uomo. La Chiesa di Cristo è una comunità di discepoli che testimoniano al mondo la gloria del Figlio unigenito del Padre."
Müller ha concluso sottolineando la vicinanza spirituale di Benedetto XVI ai fedeli:
"Joseph Ratzinger, Vescovo, Cardinale e Papa, non è lontano da noi. Ci accompagna con la sua preghiera nella liturgia celeste, unendosi a noi nel lodare, amare e glorificare Dio per l’eternità. Amen."
Questa celebrazione ha rappresentato un momento di profonda riflessione sulla vita, la fede e l’eredità teologica di Benedetto XVI, confermando il suo ruolo come teologo, pastore e guida della Chiesa universale.
L’omelia del cardinale Kurt Koch, pronunciata in occasione del terzo anniversario della morte di Benedetto XVI, è un commovente tributo alla vita e all’opera di Joseph Ratzinger, che attraverso il suo pensiero e la sua vita spirituale ha illuminato il cammino dei credenti. Il cardinale, con una riflessione profonda, esplora il mistero della morte e della vita eterna, unendo la figura di Papa Benedetto XVI con la promessa cristiana di speranza.
L’omelia si apre con un'intensa riflessione sul momento della morte, collocata simbolicamente nell’ultimo giorno dell’anno, una fine che diventa in realtà l’inizio di una nuova vita, quella eterna. Il cardinale sottolinea come, nell’insegnamento di Benedetto XVI, la morte non sia solo un evento biologico, ma un dramma che spezza le relazioni umane e distrugge la speranza. Tuttavia, in questo abisso di solitudine, è l’amore di Dio che riesce a ridare vita, restituendo un nuovo inizio, proprio come avvenne nel Sabato Santo, quando Cristo, con il suo amore, penetrò nel regno della morte e donò la vita eterna.
Questo amore di Dio, che il cardinale definisce l'unica vera risposta alla morte, non è solo un concetto astratto, ma si manifesta nella concretezza della vita quotidiana e in ogni istante di comunione con Dio. Benedetto XVI ha sempre cercato e trovato il volto di Dio, vivendo nella continua ricerca della Sua presenza, un cammino che ha illuminato la sua teologia e la sua spiritualità. La sua vita e la sua fede ci ricordano che l’amore umano, pur essendo un grido verso l’eternità, non può offrire l’immortalità se non in unione con Dio, che è l’unico in grado di renderlo eterno.
La riflessione del cardinale si concentra poi sul battesimo, che Benedetto XVI ha sempre visto come il vero inizio della vita eterna. Il battesimo non è solo un rito di passaggio, ma un atto che ci inserisce nella comunione con Dio, facendoci partecipi della Sua vita immortale. Per il cristiano, la morte non è un fine, ma una trasformazione, perché attraverso il battesimo siamo già morti e risorti con Cristo, vivendo una vita nuova, che non si estingue con la morte fisica, ma si compie nella visione eterna di Dio.
Nel suo insegnamento, Benedetto XVI ha anche posto l’accento sull’importanza di vivere in questa dimensione eterna già durante la nostra vita terrena, cercando sempre il volto di Dio, come ci invita a fare il Salmo 27. La vita eterna non è solo una promessa per dopo la morte, ma una realtà che il credente inizia a vivere nel momento in cui apre il cuore a Dio. La morte, quindi, non è la fine, ma un passaggio, una porta che ci introduce alla comunione perfetta con il Dio vivente.
L’omelia si conclude con la speranza cristiana che la morte non trionfa, ma è vinta dall’amore di Dio. Proprio come Gesù, nella Sua preghiera di commiato, invoca la gloria eterna che aveva presso Dio prima della creazione del mondo, così Benedetto XVI, nella sua morte, è chiamato alla pienezza di questa gloria, unendosi al Padre. Il cardinale ci invita a ricordarlo con gratitudine, sapendo che la vita di Benedetto XVI è stata un riflesso del mistero cristiano: l’amore di Dio è più forte della morte e porta con sé la promessa di una vita che non finisce mai.

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