Gaza, salvato in extremis un tesoro archeologico
5 mesi ago · Updated 5 mesi ago

Un deposito di reperti archeologici frutto di 30 anni di scavi a Gaza, patrimonio dell'umanità, stava per essere distrutto. Grazie a una mobilitazione internazionale è stato messo in salvo in tempi record.
Un intervento d'urgenza a Gaza ha permesso di salvare in extremis un patrimonio archeologico unico al mondo: il deposito delle antichità dell'École biblique et archéologique française de Jérusalem, frutto di oltre 30 anni di scavi condotti nella Striscia di Gaza. Questo straordinario insieme di reperti, testimone della ricchissima storia plurimillenaria della regione, era minacciato da una distruzione totale a causa di un bombardamento imminente.
Un patrimonio comune dell’umanità in pericolo
La minaccia era concreta e devastante: nel pieno del conflitto che da mesi sta dilaniando Gaza, un sito di inestimabile valore culturale rischiava di sparire per sempre sotto le bombe. Il deposito archeologico rappresentava non solo la memoria storica della regione, ma anche un simbolo della diversità e dell'apertura culturale del Mediterraneo, custodendo tracce delle prime comunità cristiane della zona, ancora oggi presenti a Gaza.
In questo contesto drammatico, l’intervento coordinato da diversi attori internazionali e locali ha impedito l’irreparabile.
Un salvataggio reso possibile grazie alla cooperazione internazionale
L'Œuvre d'Orient ha voluto esprimere profonda gratitudine al Patriarcato Latino di Gerusalemme, al Consolato generale di Francia a Gerusalemme, all’organizzazione Première Urgence Internationale, all’UNESCO, al Musée d’art et d’histoire di Ginevra, all’Institut du Monde Arabe e ad altri enti che, in tempi record, hanno reso possibile il salvataggio del deposito.
Questo intervento dimostra quanto sia essenziale la collaborazione internazionale per proteggere il patrimonio culturale anche – e soprattutto – in tempi di guerra.
L’impegno degli archeologi locali
Oltre all’aiuto internazionale, va sottolineato lo straordinario lavoro degli archeologi locali di Gaza, formati grazie al programma Intiqal, coordinato da René Elter in collaborazione con l'École biblique de Jérusalem. Questi giovani professionisti, pur non avendo la possibilità di lasciare l'enclave a causa dell’assedio, continuano a operare con coraggio per valorizzare e difendere la memoria storica della loro terra.
Il loro impegno ha contribuito a mettere in luce la straordinaria ricchezza culturale di Gaza, un crocevia di civiltà dove si sono intrecciati per millenni scambi, culture e religioni.
Il salvataggio del deposito archeologico non cancella il dramma umanitario che la popolazione di Gaza sta vivendo, ma rappresenta un segnale importante: anche nei momenti più bui, la cultura può e deve essere difesa. Il patrimonio di Gaza non appartiene solo ai suoi abitanti, ma a tutta l’umanità.

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