"Come fiori tra le rocce" un libro di Salvatore Esposito
2 mesi ago · Updated 1 mese ago

Respirando una atmosfera massmediatica, di perenne connessione social, catapultati nella Intelligenza Artificiale, leggere un libro cartaceo di poesie appare come una “storia di altri tempi”. Eppure, questa forma di espressione e propriamente artistica ci permette di scorgere – come in filigrana – la vita passata; di scrutare i segni dei tempi presenti; di intercettare le attese e i desideri futuri. Per mezzo di essa, ci è dato di entrare più profondamente nel «pentagramma della vita» (41).
La recente pubblicazione del partenopeo Salvatore Esposito è un tuffo nelle radici antropologiche e sociali: «In questo mondo] di follie] e assurde intemperanze,] comprendo i tuoi silenzi] così duri da accettare» (17); ciascuna persona umana – pellegrina nel tempo e nella materialità – le incarna, le custodisce, ne attinge la necessaria linfa vitale.
Il libro è pregno di sentimenti, narra di «Cuori ancora vivi» (18); testimonia «Latomie del cuore: Il silenzio tutt’intorno] è interrotto a tratti] dal sibilo del vento] che furioso fa piegare] i vecchi pini allineati] dinanzi alla mia casa.] Grigie nuvole di terra] si levano dal fossato] lasciato senza vita] come in questo vuoto] scavato nel mio cuore] dove stavo costruendo] un posto anche per te» (46); confessa la passione per la propria amata, le cui sopracciglia nere e curve vengono dipinte come «Archi a tutto sesto» (55); il futuro di coppia è sognato come il percorso dell’acqua che, dalle cime montuose, sfocia nel mare, fino a conoscere un nuovo «Giro di boa» (56). Le relazioni – dunque – e i legami emergono da queste pagine: vengono ricordati di sera (cfr. 13), oppure al pari di «Fantastiche aurore boreali» (20).
Desideri, prospettive, senso di gratitudine attraversano le trame del libro; al pari del dolore, come quello di un lutto, «Il disagio oltre la fede» (28). Di fronte alle sfide del vivere cittadino, l’anelito corre verso la natura (cfr. 36).
La pubblicazione di Salvatore Esposito pone il lettore di fronte al “dramma” e alla bellezza del vivere umano; egli si ritrova a contatto con l’angoscia: «Perdi qualcosa di te] quando la morte ti sottrae] l’affetto di una persona cara] e il dolore, dentro, ti consuma.] Perdi qualcosa di te] quando tradisci un amico] che in te aveva riposto] la sua fiducia e le sue speranze.] Perdi qualcosa di te] quando getti via la stima] che gli altri hanno di te] e calpesti la tua dignità di uomo] per soddisfare il tuo egoismo e la tua vanità» (82); sperimenta il trovarsi – troppo spesso – a vestire la parte dell’attore in una «Fiction. Affacciato alla finestra] vedo e rivedo scorrere] gioie e pene] che quasi sfioro] attore, non spettatore] agguanto le emozioni dal cuore] maldestramente vissute. Mi illudo per questo di meritare] l’oscar della vita] come medaglia al valore] al soldato] di questa quotidiana guerra» (85).
Limpidamente, emergono le sfide della antropologia contemporanea: «Sono stanco dell’andirivieni] d’incontrar gente sconosciuta] di strappar loro una parola] una lacrima o un sorriso;] sono stanco dell’inseguire] i miei sogni: irrealizzabili;] di continuare a lottare invano] contro l’indifferenza umana;] sono stanco nel vedere] tanti bambini maltrattati] dalle madri abbandonati] o dalle guerre mutilati;] sono stanco di voi…puri] uomini forti, uomini duri] uomini senza nome, all’animo] vostro voi pur vi nascondete;] stanco dei vostri giudizi] ipocriti e spietati, sempre] pronti a scagliar la pietra] già, voi non peccate mai!» (104); attese cariche di speranza: «Un tempo nuovo sta per iniziare] un tempo diverso dove tutto cambia.] Sì, darò via ogni cosa, tutto è ormai superfluo] come zavorra che ingombra e impedisce.] Userò lo stretto necessario] tanto, manca poco a questa nuova vita» (145).
La poesia – donataci dal Nostro autore – getta uno sguardo critico sul tempo presente; e sulla realtà del Meridione, primieramente: la “terra dei fuochi” è descritta come una «Piaga che ancora sanguina] che dilaga, che infetta] maglia che copre e gela] coi fuochi dei veleni] e quello delle armi] dei soldati del disonore] su questa terra un dì felice. Incestuosi crimini] contro Madre Terra] contro la propria terra] barbarie tramandate] di padre in figlio da generazioni] e le madri tacciono] e mai denunciano» (116).
Ci sia permesso di rileggere queste pagine di Salvatore Esposito come un inno alla speranza, il quale bene si inserisce nel presente Anno Giubilare; e questo, poiché egli palesa gli spesso invisibili ma concreti «Miracoli del tempo» (150).
Salvatore Esposito, Come fiori tra le rocce. Poesie, Gambini Editore, Attigliano (TR) 2025, pp. 162.
Amicizia: 11-51; Amore: 53-75; Conflitti: 77-107; Natura e territorio: 109-119; Dedicate ai ragazzi: 121-137; Spiritualità: 139-156.

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