Chiuso il Giubileo nella Chiesa dell'Aquila nella basilica di Collemaggio
1 mese ago · Updated 1 mese ago

Anche per la Chiesa dell’Aquila, ieri sera, domenica 28 dicembre 2025, è stato chiuso con una solenne celebrazione nella basilica di S. Maria di Collemaggio, il Giubileo nella Chiesa dell’Aquila. La bolla di indizione dell’Anno Santo prevedeva infatti che nelle Chiese particolari di tutto il mondo il Giubileo si doveva concludere nell’ultima domenica di dicembre, mentre l'Anno Santo universale si chiuderà ufficialmente il 6 gennaio 2026, come previsto da Papa Francesco e il sito ufficiale del Giubileo.
L'Aquila - In una basilica di S. Maria di Collemaggio piena di fedeli si è chiuso il Giubileo nella diocesi dell’Aquila. Moltissimi fedeli provenienti dal territorio diocesano, hanno partecipato questo pomeriggio alla messa solenne per la conclusione dell’Anno Santo, aperto da papa Francesco e portato avanti da papa Leone XIV. L’ultimo atto sarà la chiusura della porta santa a Roma, nella basilica di San Pietro, nel giorno dell’Epifania. Per le chiese particolari, quelle diocesane, la fine è arrivata oggi.
La solenne celebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo metropolita aquilano, mons. Antonio D’Angelo, nella basilica di S. Maria di Collemaggio, concelebrata dal nunzio apostolico mons. Orlando Antonini, da una quarantina di presbiteri tra preti diocesani e religiosi e animata dal Coro diocesano di S. Massimo.
Nell’omelia, mons. D’Angelo, parlando del Giubileo ha affermato che in occasione della festa della Sacra Famiglia, la Chiesa dell’Aquila conclude il Giubileo della Speranza, aperto il 29 dicembre 2024 a Collemaggio. Mons. D’Angelo, parlando della Sacra Famiglia, sottolinea come sia una scuola di vita e di relazioni autentiche, paradigma di fiducia e disponibilità a Dio, alla stregua di Maria e Giuseppe guidati dalle apparizioni divine. Riprendendo San Paolo ai Colossesi, ricorda che siamo «scelti, santi e amati» e chiamati a vivere nella libertà del cuore, esercitando perdono e misericordia. Approfondendo poi Giubileo, vissuto dalla Chiesa aquilana, ha sottolineato che “abbiamo vissuto un anno di grazia, l'Anno Giubilare, che oggi nella nostra realtà diocesana si conclude. Sono stati tanti e diversi i momenti vissuti come comunità diocesana e tanti momenti come comunità parrocchiale. Tutto ciò ha dato la possibilità a ciascuno di sperimentare la bellezza della misericordia e dissetarsi alla sorgente del perdono, affinché fossimo rinnovati a nuova vita. Ancora San Paolo, nel testo della lettera ai Colossesi, ci dice: "Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi".
Proseguendo nell’analisi di questo tempo di grazia, mons. D’Angelo ha affermato che “la gioia del perdono che abbiamo ricevuto tante volte in questo anno di grazia, credo ci ha portati a rinnovarci dentro. Ciò non è opera determinata dai soli nostri sforzi, ma dalla potenza dell'amore di Dio. Infatti noi siamo chiamati a fare spazio all'opera di Dio”. Riportiamo il testo dell’omelia tenuta da Mons. Antonio D’Angelo, durante la celebrazione diocesana di chiusura del Giubileo della speranza.
Oggi celebriamo la festa della Sacra Famiglia. È un'occasione per riflettere come attingere luce per la nostra vita. La famiglia è un dono sacro per la vita. Non solo perché si riceve una vita biologica, ma perché si è generati. Ogni giorno nella realtà familiare si sperimenta la bellezza e la lunghezza della vita proprio vivendo le relazioni tra i componenti della famiglia. Non c'è luogo e scuola migliore dove poter imparare ad essere vere donne e veri uomini.
Nella pagina del Vangelo possiamo cogliere qualche passaggio importante. Giuseppe insieme a Maria si pongono in un atteggiamento di piena disponibilità e fiducia nei confronti di Dio. Tale fiducia nasce in primo luogo per la vicinanza di Dio. Dio infatti appare a Giuseppe più volte per illuminarlo e indicargli le scelte da fare, guidandolo passo per passo. Tale episodio ci aiuta a capire la premura di Dio, rivolta a Giuseppe e a Maria, ma che si estende a tutta l'umanità.
Come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Colossesi: scelti da Dio, santi e amati. Noi siamo scelti e amati da Dio. Questo dono va accolto nella libertà del cuore. Giuseppe e Maria, nella loro vita, hanno vissuto il rapporto con Dio in piena fiducia e libertà. Non hanno mai dubitato della sua presenza e azione, anche in momenti difficili, come quegli episodi che abbiamo ascoltato oggi dal Vangelo di Matteo.
Le vicissitudini raccontate dall'evangelista Matteo ci fanno capire che nella vita non si può pianificare né definire tutto, ma si può costruire il bene per sé e per gli altri nella misura in cui si interpreta correttamente la volontà di Dio e si lotta affinché il valore della vita sia difeso e conservato. Giuseppe e Maria hanno saputo vivere questi trambusti proprio perché erano ben radicati in Dio.
Non avevano mai immaginato di dover attraversare una serie di contrarietà per assolvere alla missione affidata. Lo fanno proprio grazie alla fiducia riservata a Dio. Anzi, si sono affidati e consegnati a Dio. La loro forza e felicità consiste nell'essere radicati in Dio, nel suo amore. Così anche per noi, se siamo radicati in Cristo, se lui è il centro attorno a cui ruota tutta la nostra persona, allora saremo felici anche nei trambusti dell'esistenza.
Abbiamo vissuto un anno di grazia, l'Anno Giubilare, che oggi nella nostra realtà diocesana si conclude. Sono stati tanti e diversi i momenti vissuti come comunità diocesana e tanti momenti come comunità parrocchiale. Tutto ciò ha dato la possibilità a ciascuno di sperimentare la bellezza della misericordia e dissetarsi alla sorgente del perdono, affinché fossimo rinnovati a nuova vita. Ancora San Paolo, nel testo della lettera ai Colossesi, ci dice: "Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi".
La gioia del perdono che abbiamo ricevuto tante volte in questo anno di grazia, credo ci ha portati a rinnovarci dentro. Ciò non è opera determinata dai soli nostri sforzi, ma dalla potenza dell'amore di Dio. Infatti noi siamo chiamati a fare spazio all'opera di Dio. In questo tempo del Natale siamo invitati ad essere quella mangiatoia che accoglie Gesù. Solo la sua presenza nel cuore ci permette di essere veramente nuovi.
Ancora Paolo ci invita con queste parole: "Sopra tutte queste cose, rivestitevi della carità che unisce in modo perfetto, e la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo". La carità sia la misura della nostra vita. L'anno giubilare non può limitarsi al semplice atto sacramentale. Importante come momento di fede, un punto di forza centrale, ma poi deve irradiarsi questa grazia in tutto il nostro cuore, in tutta la nostra persona, perché la pace di Cristo regni nei nostri cuori.
La luce e la presenza di Cristo intente nella nostra vita ci permette di aprire orizzonti completamente nuovi alla nostra esistenza. Se non ci lasciamo coinvolgere, come hanno fatto Giuseppe e Maria, non avremo mai la possibilità di fare il salto di qualità. Nonostante i nostri sforzi, rischiamo di rimanere bloccati in noi stessi. La verifica che dovremmo fare a conclusione di questo anno giubilare è proprio questa: quanto sono cresciuto, quanto sono cresciuta nella carità?
Mi sento abitato, abitata dalla carità? Il motto dei giubilei è pellegrini di speranza. Nella bola di edizione Papa Francesco inizia con queste parole: la speranza non delude. Per noi la speranza è in Cristo, quindi siamo certi che non delude. Anzi, Lui va sempre oltre. Ci ama donando la vita tra noi. Nel mistero dell'incarnazione che stiamo celebrando, assumendo la natura umana, ci innalza la sua natura divina.
Ci inserisce in questo processo di grazia, dove noi riscopriamo e viviamo la vera dignità di donne e di uomini e possiamo fare esperienza della bellezza della vera vita, della vita eterna. Della verità che è in Cristo. Oggi diciamo che si conclude questo cammino giubilare, ma continua il cammino di comunione con Cristo. In Lui ritroviamo quella carità che rischiara il cuore, lo illumina e ogni paura scompare.
Grazie a questo dono si è capaci di attraversare anche le nuvole oscurano l'anima. Nella fiducia in Dio, come abbiamo ascoltato nel Vangelo testimoniata da Giuseppe e Maria, si possano affrontare sfide che minacciano la nostra stessa esistenza. Tutto ciò non ferma, forse rallenta il passo del nostro vivere. Perché, abitati dalla speranza che non delude, in Cristo misericordia del Padre dato all'umanità, siamo sempre capaci di rialzarci e riprendere il cammino ad ogni caduta.
Aiutiamoci vicendevolmente a continuare il nostro cammino con una carica in più, perché sappiamo di essere scelti da Dio, santi e amati da Dio. Affidiamo e affidiamoci alla bontà del Padre che nel Figlio suo Gesù Cristo ci ha donato lo spirito per camminare nella via della carità.


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