“Back to life”: la rinascita di Giovanni Allevi e il suo coraggio di trasformare il dolore in luce accende L’Aquila di emozione e gratitudine.
3 mesi ago · Updated 2 mesi ago

Venerdì 14 novembre, al Movieplex dell’Aquila, abbiamo vissuto il ritorno in scena del Maestro Giovanni Allevi. Non è stato semplicemente un evento cinematografico ma un abbraccio collettivo, un momento di intimità pubblica, la celebrazione di un artista che ha saputo trasformare la fragilità in un dono per gli altri. Le due proiezioni del docufilm “Allevi – Back to Life” delle 18:30 e delle 19:00 sono andate sold out già nei giorni precedenti. L’Aquila aspettava Giovanni con un affetto caldo, potente, quasi familiare perché è una città che conosce bene cosa significhi rinascere e gli ha risposto con tutto l’amore che aveva.
Ci sono artisti che non si limitano a suonare: abitano la musica, la respirano fin da bambini e la trasformano in un mondo parallelo fatto di poesia, stupore e immaginazione. Giovanni Allevi è uno di questi rari esseri luminosi. Per anni la sua arte ha portato nei teatri e nei cuori delle persone un’energia pura, quasi infantile, che non si può imitare: la delicatezza di un bambino, l’ingenuità sincera di chi crede ancora nei sogni, e la genialità di un compositore che vive sospeso tra la realtà e un universo tutto suo.
Ma ciò che rende oggi la sua presenza ancora più preziosa non è soltanto la creatività straripante, l’ironia, il suo modo unico di raccontare il mondo attraverso le note. È il suo ritorno. Un ritorno che profuma di coraggio, di rinascita, di sfida, di umanità. Dopo aver attraversato uno dei momenti più difficili della sua vita – un tempo in cui il silenzio ha preso il posto della musica e la fragilità ha bussato alla sua porta – Giovanni Allevi è riuscito a trasformare quel buio in un nuovo canto. È tornato sul palco non per dimostrare di essere forte, ma per ricordarci che la fragilità può farsi arte e che una pausa dolorosa può diventare un nuovo inizio. Una lotta che non lo ha allontanato dalla musica: anzi, proprio nei mesi più complessi sono nati alcuni dei suoi brani più intensi, oggi raccontati attraverso le immagini del docufilm.
Il pubblico lo ama non solo per la potenza emotiva dei suoi brani, capaci di trasportarci in mondi immaginari e luoghi interiori che non sapevamo di avere, ma per ciò che rappresenta: un esempio luminoso per i giovani, per chi studia musica, per chi si sente “diverso”, per chi lotta ogni giorno. Allevi ci mostra che l’impegno, la dedizione, lo studio, la creatività e la disciplina possono convivere con la dolcezza, la sensibilità e la poesia. È un artista che non nasconde le sue emozioni, che non teme di apparire fragile, che parla con la sincerità disarmante di un ragazzino che ancora crede nella magia.
E forse proprio questa autenticità così brillante spiega una parte della sua storia più dolorosa. Per anni Giovanni Allevi ha sofferto per le critiche provenienti da alcuni ambienti del mondo accademico, che consideravano la sua musica troppo semplice, “ruffiana”, colpevole di rendere “pop” ciò che appartiene alla tradizione classica. Una ferita silenziosa, profonda, perché nessuno più di un artista sente il peso del giudizio quando tocca ciò che ama di più.
Ma a dimostrare il valore della sua musica non sono solo le folle che riempiono i teatri, ma anche le parole dei professionisti del settore: produttori, direttori artistici, musicisti che riconoscono in lui una qualità rara – quella di portare la musica “alta” a tutti, con rispetto e con amore. Ha costruito un ponte tra la classicità e il popolo, tra la sapienza e il sentimento. Ed è proprio questo che lo rende unico.
Oggi però, dopo aver attraversato il dolore vero – quello che scuote la vita dalle fondamenta – la sua prospettiva è cambiata. Ha compreso che non conta ciò che accade fuori: contano il proprio talento, la propria autenticità, la propria gioia creativa. Conta seguire ciò che ci rende felici, ciò che fa vibrare il cuore.
Lo psichiatra e scrittore Raffaele Morelli, parlando di lui, ha detto: «Giovanni è l’esempio meraviglioso che in qualsiasi momento della vita, in qualsiasi dramma, devi sempre seguire il tuo destino. Non conta ciò che accade fuori, ma ciò che accade dentro ognuno di noi.»
Giovanni Allevi è acqua fresca nel deserto. E nel docufilm, pronuncia parole che sono un testamento di vita: «L’anima è più forte del corpo sofferente, che è ancora un intrico di rovi e di spine. Ma dopo tutto questo, non posso permettere al dolore di contaminare tutta la bellezza che è intorno a me. Il mio cuore esplode di gioia. La musica nata dalla mia mente è diventata reale. Sono pronto per il salto spaventoso e sublime verso il cuore della gente. Sono pronto a darvi ancora la mia musica». Queste parole sembrano scolpite per restare, per accompagnare chi sta affrontando un proprio inverno interiore, per ricordare che la bellezza può resistere anche quando tutto sembra cedere. Giovanni Allevi sembra portare in sé la saggezza di un uomo di cento anni e, allo stesso tempo, la meraviglia e la tenerezza di un bambino di dodici.
Al termine della proiezione, la sala gremita si è alzata in piedi in un’unica e immensa standing ovation.
E quando lui è entrato, molto emozionato e in punta di piedi, con le mani tra i capelli e un grande sorriso imbarazzato per i tanti complimenti che arrivavano dagli spettatori ammaliati, si è sciolto in un dolcissimo, spontaneo, indimenticabile: «Belli!!!». Una parola semplice, ma così vera da azzerare ogni distanza tra palco e platea. Per poi aggiungere: «Vi ringrazio per tutto l’affetto che mi state regalando. Non vi posso abbracciare tutti perché ho i globuli bianchi un po’ bassini». Una frase tenera, capace di strappare un sorriso e, nello stesso tempo, di ricordare a tutti la battaglia che dal 2022 affronta con coraggio: quella contro il mieloma.
L’Aquila ha risposto con un’emozione collettiva rara: occhi lucidi, silenzi pieni, applausi che sembravano voler dire “siamo qui, vicino a te”. Perché Allevi non è solo un compositore: è un simbolo di resilienza gentile, un artista che unisce la leggerezza di un bambino alla profondità di un maestro antico, portando sul palco una fragilità che diventa forza, una sincerità che diventa luce.
E infine, la dolcissima curiosità che racconta la sua umiltà. Agli albori del suo successo, quando una giornalista gli chiese cosa avrebbe fatto nella vita se non il pianista, lui rispose con la sua ironia innocente: «Una volta ho messo da solo le piastrelle nella mia cucina, senza livella o altri strumenti… e mi sono venute benissimo! Se ne avete bisogno, magari… Se la mia avventura artistica finisce, posso continuare in quel ramo!».
In tutto questo c’è Giovanni Allevi: genialità e leggerezza, profondità e sorriso, saggezza e meraviglia. Un artista che non si limita a suonare: ci Illumina! La sua musica è più di musica: è un abbraccio, una favola moderna, un ponte verso mondi di luce dove le emozioni prendono forma e diventano poesia. E noi, spettatori del suo viaggio, non possiamo che ringraziarlo per questo esempio di forza gentile, di perseveranza luminosa, di immaginazione che salva.

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