Teofania 2026, il Patriarca Bartolomeo dà pieno sostegno all’Ucraina 

4 settimane ago · Updated 4 settimane ago

In un’atmosfera profondamente orante, davanti a migliaia di fedeli e pellegrini giunti da ogni parte del mondo, il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli ha celebrato con grande solennità la Santa Teofania, martedì 6 gennaio 2026, nel cuore del Fanar. Una celebrazione che, oltre alla sua intensità liturgica, ha assunto un forte valore ecclesiale e geopolitico, con un chiaro e reiterato riferimento alla tragedia che colpisce l’Ucraina e al cammino della sua Chiesa ortodossa.

Dopo l’Orthros, presieduto dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo, Sua Santità ha guidato la solenne cerimonia del Grande Agiasmo, affiancato dal Metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina Epifanio, con il quale ha poi concelebrato la Divina Liturgia, assieme a numerosi metropoliti, autorevoli rappresentanti istituzionali e a una folla di fedeli della Città e a numerosi pellegrini dall’estero.

La Chiesa bizantina celebra il 6 gennaio la Teofania (o Epifania), festa che commemora il battesimo di Gesù nel Giordano e la manifestazione di Dio. È detta anche al plurale “Sante Teofanie” al plurale perché in questo evento si rivelano insieme l’Incarnazione del Verbo e il mistero di Dio Uno e Trino. A differenza della tradizione occidentale, in Oriente non si celebra l’adorazione dei Magi, ma esclusivamente il battesimo del Signore. Elemento distintivo della festa è la Grande Benedizione delle Acque, celebrata due volte: il 5 gennaio in chiesa e il 6 gennaio, se possibile, all’aperto su fiumi, sorgenti o mare.

Il Patriarca Bartolomeo: sostegno all’Ucraina e ragioni dell’Autocefalia

Al termine della Divina Liturgia, il Patriarca Ecumenico ha rivolto un caloroso saluto al Metropolita ucraino Epifanio, ribadendo ancora una volta la vicinanza della Madre Chiesa di Costantinopoli al popolo ucraino, duramente provato dalla invasione russa. Un sostegno che non è solo umano e politico, ma profondamente ecclesiale.

Nel ricordare il settimo anniversario della concessione del Tomos di Autocefalia alla Chiesa Ortodossa dell’Ucraina, Bartolomeo ha chiarito con forza le motivazioni della storica decisione del 2019,  sottolineando che la scelta non è stata frutto di opportunismi o pressioni, ma di una valutazione profondamente canonica, maturata dopo lunghi tentativi di mediazione e riconciliazione.

Il Patriarca ha richiamato il principio evangelico secondo cui il diritto, nella vita della Chiesa, è sempre a favore di chi è oppresso”, ricordando che il diritto ecclesiale non coincide con quello dei sistemi mondani. In questa prospettiva, Costantinopoli ha agito per sanare una ferita storica, ristabilendo l’ordine canonico in Ucraina così come era stato definito prima delle sue alterazioni.

Un appello accorato per la fine della guerra

In uno dei passaggi più intensi del suo discorso, Bartolomeo ha levato una preghiera accorata per la fine del conflitto, chiedendo al “Signore della pace” di illuminare i cuori dei potenti affinché ponga termine a quella che ha definito una situazione disumana. 

Il Patriarca ha inoltre invitato la gerarchia rimasta in Ucraina sotto il Metropolita Onufrij a rivedere la propria posizione, esortando tutti a una preghiera incessante per la riconciliazione ecclesiale, condannando senza ambiguità ogni forma di estremismo e ribadendo che lo Stato dovrebbe astenersi dall’interferire negli affari interni della Chiesa. Un ultimo, forte appello all’unità, accompagnato da una richiesta di perdono qualora il silenzio umile di Costantinopoli fosse stato frainteso.

Il Metropolita Epifanio, “l’Ucraina non è sola”

Nel suo ringraziamento, il Metropolita Epifanio ha espresso profonda e commossa gratitudine al Patriarca Ecumenico per il dono dell’Autocefalia, ricevuto il 6 gennaio 2019, data ormai scolpita nella storia della Chiesa ucraina.

Il presule ha denunciato con parole durissime la guerra di aggressione della Russia, ricordando come essa sia stata non solo tollerata, ma addirittura giustificata da settori della Chiesa russa, che hanno parlato di “guerra santa”. Epifanio ha condannato la dottrina del “mondo russo”, definendola estranea al Vangelo e alla Tradizione, e responsabile di divisioni etnofiletistiche che oggi feriscono il corpo della Chiesa non solo in Ucraina, ma anche in Africa, in Europa e nel mondo.

Richiamando il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, il Metropolita ha paragonato la situazione attuale a una malattia del corpo ecclesiale, che necessita di cura e discernimento. In questo contesto, ha riconosciuto il ruolo storico e terapeutico del Trono Ecumenico di Costantinopoli, chiamato a intervenire quando l’errore e la falsa dottrina minacciano l’unità della Chiesa.

La benedizione delle acque e il segno della speranza

La giornata si è conclusa con la tradizionale processione verso il Corno d’Oro, dove il Patriarca Bartolomeo ha presieduto il rito della immersione del Santo Crocifisso. Oltre cinquanta persone si sono tuffate nelle acque del Keràtion Kolpos; il crocifisso è stato recuperato, per il secondo anno consecutivo, da Vasileios Konstantinidis, che ha ricevuto in dono un crocifisso pettorale d’oro come benedizione.

Un gesto antico e sempre nuovo, che in questo tempo di guerra e di dolore ha assunto un valore simbolico ancora più forte: la luce della Teofania che scende nelle acque del mondo ferito, portando un messaggio di pace, verità e speranza, in particolare per l’Ucraina e per il suo popolo martoriato.

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