Perché i Magi sono tre? La decisione di Papa Leone che ha fatto storia

4 settimane ago · Updated 4 settimane ago

Nei primi secoli il numero dei Magi restò incerto. Fu Leone Magno, con l’autorità del papato, a stabilire una verità destinata a influenzare l’iconografia cristiana per sempre.

Nei primi secoli del cristianesimo, poche scene furono cariche di forza simbolica quanto l’Adorazione dei Magi. Non si trattava soltanto di un episodio narrativo dell’infanzia di Gesù, ma di un vero e proprio strumento catechetico, capace di rafforzare la fede e di tradurre in immagini il cuore del messaggio cristiano. Accanto alla Natività, dominata dalla coppia essenziale di Maria e del Bambino, l’arrivo dei Magi apriva lo spazio a una lettura universale della salvezza.

La scena si arricchiva progressivamente di significati: talvolta con la presenza di un profeta — poi sostituito iconograficamente da Giuseppe — talvolta con il bue e l’asino, talvolta con i Magi in adorazione. Era un linguaggio simbolico in continua evoluzione, capace di parlare ai fedeli più della parola scritta, soprattutto in un’epoca in cui l’immagine aveva una funzione educativa decisiva.

Eppure, proprio su uno degli elementi oggi più scontati, la tradizione antica taceva: quanti erano i Magi?

Il Vangelo di Matteo, unico a raccontarne l’arrivo, non fornisce alcuna indicazione numerica. Questa indeterminatezza aprì uno spazio di riflessione che per secoli rimase volutamente irrisolto. I Padri della Chiesa, così come gli autori dei vangeli apocrifi, tentarono di colmare i silenzi evangelici, spinti dalla curiositas delle prime comunità cristiane, ma sul numero dei Magi regnò a lungo l’ambiguità.

Nei testi patristici più antichi, l’assenza di una definizione chiara sembra quasi intenzionale: una questione ritenuta secondaria o forse troppo complessa, affidata alla libera interpretazione del singolo. Il numero poteva essere dedotto dai doni — oro, incenso e mirra — ma senza mai diventare dottrina.

La svolta avvenne a metà del V secolo, quando Papa Leone Magno: in un sermone dedicato all’Epifania, stabilì senza esitazioni che i Magi erano tre. Non una semplice precisazione narrativa, ma una scelta teologica di enorme portata. I tre Magi diventavano il simbolo di tutti i popoli della terra, chiamati a riconoscere nel Bambino di Betlemme il nuovo Re. Umiltà, fede e universalità della salvezza si condensavano in quel numero.

Con l’autorevolezza propria del ruolo papale, Leone Magno pose un punto fermo a una vexata quaestio secolare. Dopo di lui, il silenzio degli esegeti non fu più incertezza, ma superamento del problema: il numero era ormai fissato. Arte e omiletica si allinearono, valorizzando sempre più il significato trinitario dei doni e raggiungendo una sostanziale univocità interpretativa.

Questa definizione aveva trovato una potente eco già nell’arte paleocristiana, come dimostra uno dei suoi capolavori più antichi: la lastra sepolcrale di Severa, proveniente dal cimitero di Priscilla sulla via Salaria, oggi ai Musei Vaticani. Databile tra la fine del III e l’inizio del IV secolo, la lastra — forse chiusura di un loculo infantile — reca l’augurio “Severa in Deo vivas” e una delle più antiche rappresentazioni dell’Adorazione dei Magi.

Le figure, incise con linee leggere ma incisive, sembrano muoversi: i Magi avanzano con i mantelli gonfiati dal vento, guidati dalla stella verso Maria, seduta su un alto seggio di vimini, mentre il Bambino si protende per ricevere i doni. Dietro di lei, il profeta Balaam indica l’astro, richiamando il compimento della profezia: «Una stella spunterà da Giacobbe».

In questa piccola lastra di marmo bianco si concentra una teologia visiva di straordinaria potenza: i Magi attestano che il Messia annunciato dalle Scritture è finalmente arrivato, che le antiche conoscenze magiche sono superate, che la salvezza si è fatta carne. Pagani convertiti davanti alla grandezza di Cristo, essi diventano testimoni eletti, come i primi cristiani.

Così, tra parola e immagine, tra omelia e incisione, Papa Leone Magno non solo definì un numero, ma orientò secoli di fede, arte e catechesi. Da allora, sotto quella stella, i Magi sono tre. E non solo per tradizione, ma per una scelta che ha segnato la storia del cristianesimo.

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