Giornata Mondiale della Pace, il messaggio del Presidente Mattarella a Papa Leone 

1 mese ago · Updated 1 mese ago

C’è una parola che attraversa il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come un filo teso tra passato e futuro: pace. Non una pace fragile o di facciata, ma una pace “disarmata e disarmante”, capace di entrare nei cuori prima ancora che nei trattati, nelle coscienze prima che nei confini. È questo il cuore della lettera che Sergio Mattarella ha indirizzato a Papa Leone XIV in occasione della cinquantanovesima Giornata Mondiale della Pace.

Il Capo dello Stato riconosce nel tema scelto dal Pontefice un segno potente dei tempi che viviamo: un’epoca segnata da inquietudini profonde, da guerre combattute o solo minacciate, da paure che tornano a farsi quotidiane. Proprio per questo, scrive Mattarella, è un tempo che ha urgente bisogno di speranza, non come illusione, ma come scelta consapevole e responsabile.

Nel solco del magistero di Papa Leone XIV, la pace non viene presentata come un traguardo astratto, ma come un percorso esigente, che richiede amore, giustizia, solidarietà. Un cammino che ha la sua prima sede nel cuore di ogni persona, al di là di ogni appartenenza religiosa. È un tragitto antico quanto l’umanità, sempre faticoso, ma l’unico degno di essere intrapreso. In questo cammino, sottolinea il Presidente, la voce del Papa è sostegno e guida, capace di risvegliare le coscienze quando la guerra torna a incombere come una realtà possibile, se non già presente.

Il messaggio si allarga poi alla memoria storica. Risuonano, forti e attuali, le parole pronunciate sessant’anni fa da Paolo VI alle Nazioni Unite: «Mai più la guerra». Allora il mondo era prigioniero della logica dei blocchi e dell’incubo nucleare; oggi il conflitto assume forme molteplici, coinvolge nuovi attori, si insinua nelle vite di milioni di persone in modi spesso invisibili ma non meno devastanti. Cambiano gli scenari, ma resta drammatica l’insufficienza dei passi compiuti verso una pace realmente condivisa.

Mattarella non si limita alla denuncia. Indica le sfide decisive del presente: le disuguaglianze economiche e sociali che feriscono la dignità delle comunità, il cambiamento climatico che amplifica instabilità e ingiustizie, l’impatto delle tecnologie emergenti, potenti e ambigue, che chiedono di essere governate con responsabilità etica. In questo contesto complesso, il dialogo tra popoli e civiltà non è un lusso, ma una necessità vitale.

Particolarmente efficace è l’immagine del governo come timone: governare significa saper reggere la rotta, affrontare le tempeste senza lasciarsi trascinare dai venti della paura o delle pulsioni irrazionali. Seguire quelle correnti, avverte il Presidente, conduce al naufragio. Ma la salvezza della nave dipende anche dall’equipaggio: tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a fare la propria parte, perché la pace giusta e duratura nasce dal riconoscimento del valore supremo della vita umana, libera e degna.

Non si tratta di un’utopia ingenua. È, al contrario, una precondizione per la sopravvivenza stessa dell’umanità, soprattutto in un’epoca in cui gli avanzamenti tecnologici aprono possibilità immense ma anche dilemmi di coscienza inediti.

In questo quadro, l’Italia riafferma la propria identità costituzionale: un Paese che ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie e che resta impegnato nel favorire la composizione dei conflitti, nel soccorso alle crisi umanitarie, nella difesa di un ordine internazionale fondato sul diritto. Non la legge del più forte, ma quella della ragione e della giustizia deve tornare a orientare le relazioni tra gli Stati, attraverso un multilateralismo efficace, inclusivo, credibile.

Decisivo, infine, il richiamo alle istituzioni di pace, alla diplomazia come via disarmante, all’educazione delle nuove generazioni. La pace va appresa, coltivata, praticata ogni giorno. Parte dal linguaggio, che va disarmato dall’aggressività e dalla provocazione, per lasciare spazio all’ascolto, soprattutto di chi non ha voce o mezzi per imporsi nel frastuono digitale.

Nel ringraziare Papa Leone XIV per il suo messaggio, Mattarella affida a queste parole il compito di accompagnare l’anno appena iniziato. Un anno che chiede scelte coraggiose, rapidità di azione, saggezza rinnovata. Perché la pace, oggi più che mai, non è solo un ideale: è una responsabilità comune, un dovere verso la storia e verso il futuro dell’umanità.

 

©photo Quirinale - Biografia (https://www.quirinale.it)

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