Non siamo contro il presepe, il messaggio delle comunità islamiche italiane

1 mese ago · Updated 1 mese ago

La Confederazione Islamica Italiana e l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia ribadiscono il valore delle tradizioni natalizie e inviano auguri ai cristiani: «La diversità non è una minaccia, ma una ricchezza».

In un tempo spesso segnato da polemiche identitarie e contrapposizioni simboliche, arriva una presa di posizione chiara e netta dal mondo islamico italiano: non siamo contro il presepe. A dirlo è la Confederazione Islamica Italiana, che nel giorno di Natale ha diffuso un comunicato profondamente rispettoso e dialogante, rivolto a tutte le cittadine e i cittadini del Paese. “Riconosciamo il valore storico, culturale e spirituale che le tradizioni natalizie - il presepe, i canti, i simboli religiosi come il crocifisso - rivestono per una parte importante della società italiana”.

Un messaggio che riconosce apertamente il valore storico, culturale e spirituale delle tradizioni cristiane, parte della memoria condivisa dell’Italia.

Parole che vanno oltre la semplice cortesia istituzionale. “Questi segni parlano di speranza, di famiglia, di comunità”, afferma il comunicato della Confederazione Islamica, sottolineando come il rispetto per le altre fedi e per i loro simboli sia parte integrante dell’etica islamica e della convivenza civile. La presenza delle comunità musulmane in Italia, viene ribadito, non è e non sarà mai una presenza di contrapposizione, ma “è, e vuole essere, una presenza di dialogo, di rispetto reciproco e di collaborazione per il bene comune. Essa si colloca nel solco dei valori costituzionali e contribuisce, insieme alle altre componenti della società, al rafforzamento della coesione sociale”.

Il comunicato, firmato dal presidente Mustapha Hajraoui, richiama l’immagine dell’Italia come terra di incontro tra popoli e religioni, dove la diversità non rappresenta una minaccia ma una ricchezza. Un invito esplicito a costruire una società più giusta e più umana attraverso l’ascolto e il rispetto reciproco, affinché il Natale possa essere davvero, per tutti, un tempo di riconciliazione e di speranza.

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche il messaggio dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII), che proprio in questi giorni ha rinnovato i suoi vertici eleggendo Yassine Baradai nuovo presidente. Classe 1986, italiano di origine marocchina, cresciuto in Brianza e formatosi a Milano in Scienze Politiche, Baradai porta con sé un percorso di impegno lungo e articolato nella rappresentanza delle comunità musulmane, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il dialogo con la società civile e le istituzioni.

In occasione delle festività natalizie, l’UCOII ha rivolto «i più sinceri auguri di pace e fratellanza» ai cristiani, definiti non semplicemente concittadini, ma “amici e compagni di viaggio”. Un augurio che assume un significato ancora più profondo nel richiamo alla figura di Gesù, figlio di Maria, riconosciuto anche nella tradizione islamica come “profeta di pace e di misericordia”. La nascita di Gesù diventa così un momento condiviso di riflessione sui valori universali della fraternità, della solidarietà e del rispetto reciproco, definiti “semi indispensabili per l’albero della pace”.

Non a caso, il messaggio dell’UCOII si conclude con una citazione dal Corano, che ricorda le parole di Gesù sulla pace che accompagna la sua nascita, la sua morte e la sua resurrezione. 

“[Gesù] disse: «In verità sono un servo d'Iddio. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta. Mi ha benedetto ovunque io sia e mi ha imposto l'orazione e la zakah finché avrò vita e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento né miserabile. Pace su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita (Corano, 19:30-33)”.

Un passaggio che suona come un ponte simbolico tra fedi diverse, ma unite da un comune desiderio di pace.

Due comunicati, due voci diverse ma un messaggio convergente: il presepe, il Natale, i simboli religiosi non sono terreno di scontro, bensì occasioni di incontro. In un’Italia attraversata da fragilità e paure, dalle comunità islamiche arriva un segnale forte e controcorrente: il dialogo non indebolisce le identità, le rafforza. E la pace, come la luce del Natale, ha bisogno di essere custodita insieme.

Articoli correlati

Go up PDF