Le Meditazioni per l’Avvento di fra Roberto Pasolini

1 mese ago · Updated 1 mese ago

Le tre Meditazioni per il Tempo di Avvento – che fra Roberto Pasolini ha dettato al Santo Padre e alla Curia Romana – sono state oggetto di riflessione nei venerdì 5, 12 e 19 dicembre scorsi.

Nel primo giorno, il Predicatore della Casa Pontificia si è soffermato sul tema: “Attendendo e Affrettando la venuta del Giorno di Dio” (2Pt 3,12); la seconda Meditazione ha riguardato

«L’Avvento è il tempo in cui la Chiesa riaccende la speranza; contemplando non solo la prima venuta del Signore, ma la sua seconda venuta alla fine dei tempi». Fra Roberto ha inaugurato le proprie riflessioni, con queste espressioni. E ha – quindi – proseguito, affermando: «È proprio questo il senso del tempo liturgico di Avvento; non siamo dei viandanti smarriti nel tempo, ma siamo dei pellegrini, in cammino verso una Patria»; richiamando, inoltre, a «una vigilanza serena e operosa».

«Il tempo nuovo in cui noi siamo chiamati a essere testimoni di Cristo è caratterizzato da sfide nuove e complesse, e la Chiesa è chiamata a essere sacramento di salvezza in un cambiamento d’epoca senza precedenti, che ha profondamente cambiato il modo di credere e anche di appartenere». Nel presente e complesso scenario, il Predicatore esorta ad accorgersi – piuttosto – del Regno divino, che viene seminato e matura verso la pienezza.

La Seconda Meditazione – quella di venerdì 12 dicembre – portava il seguente titolo: “Attendendo e affrettando la venuta del Giorno di Dio” (2Pt 3,12). Fra Roberto si è soffermato «sulla delicata responsabilità di accogliere la grazia, non solo come singoli, ma anche come comunità di credenti»; a partire dal battesimo ricevuto. L’orizzonte che la Meditazione ha indicato, in questo giorno, è quello della comunione, cioè «un riferimento stabile e credibile, capace di generare fiducia»; a discapito della uniformità. «Oggi nell’era del social media e della Intelligenza Artificiale [essa] assume forme nuove e sottili: algoritmi, […] piattaforme. Questa tentazione non risparmia nemmeno la Chiesa: quante volte, nella storia, abbiamo confuso l’unità della fede con l’uniformità delle espressioni, delle sensibilità, delle pratiche. Quante volte abbiamo desiderato un consenso immediato, senza restare nella fatica di un ritmo più lento nellarrivare a una vera comunione; dove non si temono i confronti e non si cancellano le sfumature».

«Il rinnovamento della Chiesa passa da gesti umili e concreti. Ognuno può offrire un frammento della propria fedeltà, della propria pazienza, della propria creatività, della propria carità. Nessuno da solo può rinnovare la Chiesa; eppure, la Chiesa si rinnova solo attraverso la piccola porzione che ciascuno, giorno dopo giorno, accetta di costruire».

La manifestazione universale della salvezza è stato loggetto della Terza Meditazione che il Predicatore della Casa Pontificia ha offerto, venerdì 19 dicembre, nellAula Paolo VI in Vaticano. «Sia il Giubileo, si il Natale ci pongono davanti alla stessa sfida: riconoscere la venuta di Cristo nella nostra umanità, come una luce da accogliere, dilatare e offrire al mondo»: sono state queste le espressioni iniziali utilizzate da fra Roberto Pasolini. Egli ha posto lattenzione in questa ultima riflessione pre-natalizia sulla cattolicità della Chiesa, inscindibile dalla propria unicità.

«Cosa ci rende così refrattari davanti a questa luce che viene? […]Preparare la venuta del Signore significa forse anche questo: camminare nella verità, con sincerità e senza paura». Lo sguardo profondo sulla famiglia dei figli di Dio aiuta a «mostrarsi al mondo non con una facciata di solidità, ma con lonestà di chi è consapevole di avere bisogno di essere salvato. Una Chiesa che intraprende questo cammino non diventa certo più fragile; rischia solo di essere più credibile. Non perde la propria identità, ma la lascia emergere nella sua forma più evangelica: quella della autenticità. Il mondo non attende da noi limmagine di unIstituzione senza crepe; né lennesimo discorso che indica ciò che bisognerebbe fare. Forse ha bisogno di incontrare in noi una comunità che, pur nelle sue imperfezioni e contraddizioni, vive davvero alla luce di Cristo e non ha paura di mostrarsi per quello che è».

«Il Vangelo non è una generica valorizzazione dellumano. Al contrario, prende sul serio la cattolicità della Chiesa nel suo significato più profondo. Custodire Cristo, per offrirlo a tutti; con la fiducia che in ogni persona siano già presenti bellezza, bontà e verità: chiamate a compiersi e a trovare in Lui il loro senso più pieno».

«La luce vera del Natale illumina ogni uomo ecco la conclusione della Meditazione di fra Roberto proprio perché è in grado di svelare a ciascuno la propria verità, la propria chiamata, la propria somiglianza con Dio».

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