Don Fabrizio Di Michele ordinato presbitero questa sera nella Cattedrale di Fidenza

2 mesi ago · Updated 2 mesi ago

Fidenza, 7 dicembre 2025 – Un momento di grande gioia e profonda spiritualità ha pervaso questa sera la comunità della Diocesi di Fidenza. Nella solenne cornice della Cattedrale di San Donnino Martire, durante la messa vespertina della II domenica di Avvento, Fabrizio Di Michele è stato ordinato presbitero.
La celebrazione, nella quale erano presenti una cinquantina di presbiteri provenienti sia dalle vicarie della diocesi fidentina ma anche dal
Collegio Alberoni e dall’Aquila, è stata presieduta da Mons. Ovidio Vezzoli, Vescovo di Fidenza, che con l'imposizione delle mani e la preghiera consacratoria ha conferito il sacramento dell'Ordine al nuovo sacerdote, ora ufficialmente pronto a dedicarsi al ministero pastorale.
L'ordinazione di don Fabrizio Di Michele e anche di don Vincenzo Cristaldi, ordinato anche lui presbitero questa sera, rappresenta un segno di speranza e vitalità per la Chiesa locale.
Già noto per il suo percorso formativo che include una laurea magistrale in Beni Culturali ecclesiastici presso l’ISSR ‘Fides et Ratio’ dell’Aquila, il Baccalaureato in Teologia conseguito a conclusione del suo percorso formativo all’Almo Collegio Alberoni di Piacenza e ora studi di giornalismo, presso l’Università Statale di Parma, don Fabrizio ha dimostrato un'attenzione particolare verso i linguaggi della comunicazione, un'abilità che porterà certamente nel suo nuovo ruolo di pastore per affrontare le sfide della Chiesa moderna.
La sua vocazione, come riportato nell’immagine di invito alla sua ordinazione presbiterale, si ispira al Vangelo di Giovanni, "Io sono il buon pastore".
Mons. Vezzoli, durante l’omelia della liturgia di ordinazione partendo dalle letture della seconda domenica del tempo di Avvento, ha affermato che san Paolo nella sua esortazione rivolta ai Romani, invita la Chiesa a «dare ragione della speranza» attraverso la comunione fraterna, evitando conflitti, ipocrisie e visibilità mondana. Cristo, «servo obbediente», è indicato come unico modello di carità: non ricerca il proprio tornaconto, ma si fa carico delle fatiche dell’umanità. La vita ecclesiale deve fondarsi su un’umile obbedienza al Vangelo, espressa nella preghiera e nell’Eucaristia, in un unico animo che ringrazia Dio e si accoglie reciprocamente. La fraternità, intesa come scuola di perdono e misericordia, richiede impegno e semplicità di cuore.
Infine mons. Vezzoli, ha affidato la missione dei nuovi presbiteri alla protezione della Vergine Maria, perché crescano nel servizio umile e nell’amore per Dio e per i fratelli.
Don Fabrizio, accompagnato da papà Giorgio e mamma Maria Gina, dal fratello Andrea e dalla sorella Katia assieme ai nipoti Davide, Jacopo, Flavia e Liliana. celebrerà la sua Prima Santa Messa domani 8 dicembre a L'Aquila, nella chiesa di Santa Maria del Suffragio alle ore 18:30, a cui oltre ai parenti e amici, saranno presenti molti sacerdoti e fedeli della Chiesa aquilana.

Riportiamo la trascrizione integrale dell’omelia che questa sera, mons. Ovidio Vezzoli ha pronunciato durante la liturgia eucaristica per l’ordinazione presbiterale di Don Fabrizio Di Michele:

Carissimi Fabrizio e Vincenzo e anche a voi tutti che condividete davanti al Dio il rendimento di grazie e la letizia della Chiesa di Fidenza, per l’ordinazione presbiterale di questi due giovani che hanno concluso il loro cammino di discernimento per servire la Chiesa fidentina come presbiteri.
Questo oggi è il tempo in cui ci è chiesto di dare ragione della speranza che abita nei nostri cuori. Che cosa comporta questo per la comunità cristiana? Se è vero che il tempo si è fatto breve, quali scelte devono caratterizzare l'agire dei fratelli? È possibile pensare di attendere la venuta del Signore da soli, senza un respiro di intercessione universale che ci coinvolge nella comunione delle parti che affinano nella fatica della fedeltà al Vangelo?

Questi interrogativi richiamano il messaggio che Paolo indirizza ai cristiani di Roma e che la liturgia di questa seconda domenica del tempo santo dell'Avvento ci consegna. In particolare, l'esperienza della comunione fraterna nella Chiesa, ci dice Paolo, rappresenta l'icona luminosa di una comunità che vive nella carità di Cristo e che testimonia senza ipocrisie una fraternità possibile, frutto del suo dimorare in lui come centro unificante.

L'apostolo Paolo non sottace esperienze di disgregazione, di conflittualità, di pregiudizio, di sospetto, che abitano la comunità cristiana per questioni legate alla classe umane di tradizioni rigoriste. Questa situazione provoca malumori, tensioni, contrasti, che compromettono la comunione ecclesiale ed esibiscono lo spettacolo di una fede ipocrita. L'apostolo sottolinea che l'agire evangelico del discepolo senza equiluci ricerca il bene dei fratelli. Il loro agire è finalizzato alla loro edificazione, perché la comunità cresca ben compaginata e orgogliosa.
Se è vero che è necessario vivere nell'amore e nel discernimento del tempo ultimo, ne consegue, carissimi, la necessità del camminare insieme incontro al Signore.
L'apostolo Paolo ricorda alla comunità cristiana che il modello per la ricerca del bene dell'altro è Gesù Cristo, il quale non ha cercato di compiacere se stesso, non ha inseguito la propria volontà.
Al contrario, egli ha agito portando su di sé i pesi, le contraddizioni e le fatiche dell'umanità. L'esempio di Gesù, il Signore, il servo, dunque, permane come magistero vivente per tutti. Preoccupati spesso di cercare una visibilità sottomessa ai criteri del mondo, siamo chiamati invece a volgere lo sguardo su Gesù, il servo, il primo che ha dato l'esempio con la sua vita fattasi dono nell'obbedienza e per amore.

Carissimi Fabrizio e Vincenzo, Gesù il Signore e il servo, è il modello unico del nostro essere e del nostro agire. Nessun altro e niente altro gli può essere anteposto. Ma com'è possibile questo? L'apostolo Paolo richiama dunque il fatto che l'oggi della parola interpella la comunità, ma al contempo la consola perché sia guidata dall'obbedienza di Gesù. L'insegnamento di Dio è il Figlio unigenito, coeterno con il Padre, mediante il quale Egli parla a noi personalmente.
Dopo aver ricordato che la sorgente della vita del discepolo è la sapienza delle Scritture, Paolo rivolge a Dio un'intensa supplica per la comunità nata dalla Parola. Per essa l'Apostolo domanda che il Padre di ogni consolazione la conformi sull'esempio del Cristo. Chiede per la Chiesa non la rilevanza di un protagonismo eccentrico. Chiede il dono della fedeltà al Vangelo e chiede il dono dell'umile obbedienza al suo Signore.
Non la rivelanza a tutti i costi, ma il servire per la causa del Vangelo. Anche quando questo chiede il nascondimento o la dedizione.
L'apostolo implora che sia il pensiero di Cristo a orientare il cammino di edificazione umile.
Inoltre Paolo chiede che questo dono sia reso visibile nella preghiera della comunità, soprattutto quando si è nel momento dell’Eucaristia. La convocazione della comunità, deve essere all'insegna di un solo animo, senza conflittualità, nell'unica voce di un rendimento di grazie davanti a Dio.
Solo una condivisione autentica, vissuta nell'unanimità degli intenti, orientata al Signore, questa può rendere autentica ed efficace l'esperienza del mistero della sua Pasqua redentrice dell'umanità. Paolo prosegue nella sua esortazione, chiedendo ai discepoli di dare un volto alla parola che ascoltano. E come si fa a dare un volto alla parola? Paolo suggerisce: accoglietevi, perciò, gli uni gli altri come Cristo ci accoglie, per la gloria di Dio.
L'accoglienza, questo è il volto della parola. Proprio per il fatto che il Padre del Figlio Gesù Cristo ci ha accolti, ci ha resi parte della sua vita, ne consegue che allo stesso modo dobbiamo fare posto gli uni agli altri. Paolo, a proposito dello stile della fraternità che caratterizza la comunità cristiana, fa appello dunque a un fondamento. E il fondamento è Gesù, il Cristo, il servo, modello unico di ogni accoglienza.
Egli infatti non ha mai dichiarato qualcuno irrecuperabile. Non ha mai detto di nessuno, essere escluso dalla sua misericordia. Al contrario, ha annunciato per tutti il perdono, la riconciliazione e la pace. Pertanto, davanti all'altro, si sta servendo. Solo questo può comporre ogni distanza e edificare nella concordia la comunità. In questa prospettiva la Chiesa è chiamata a vigilare perché il suo cuore non si indurisca.
Come sottolineato nella Parola del Vangelo di oggi, la Chiesa accolga l'ammonimento del Battista. Non frapponga ostacoli al cammino della sua confessione. I suoi orecchi non diventino tontusi nell'accoglienza della parola e dei fratelli in umiltà.
Fratelli tutti, non qualcuno. La comunione fraterna, pertanto, è l'intendimento a partire dal quale misurare la nostra fedeltà, la nostra chiamata e la nostra conformazione al Cristo. Norma e criterio dell'essere e dell'agire dei credenti, non sono l'efficacia delle iniziative, la visibilità ad ogni costo, la quantità dei progetti che fanno parlare di sé, il successo delle scelte, i riscontri dall'esterno, gli applausi invocati e attesi come consensi che confermano nel proseguire la missione di questa comunità.
La fraternità della Chiesa è decisiva, invece, perché è autentica scuola di carità. Amare fraternamente non appartiene all'orizzonte dell'ovvietà, né prende avvio da un atto di buona volontà, non basta. Esige, al contrario, un apprendistato umile e faticoso. Faticoso lo è perché educa all'incontro sincero con l'altro in una relazione semplice, non ambigua o viziata da atteggiamenti interessati.
Richiede inoltre umiltà perché educa al perdono e all'esercizio della misericordia. La vita fraterna, libera dall'egoismo, dall'arroganza spirituale, manifesta ciò che veramente cerchiamo nella verità e nella libertà di amare. Ci chiama ad essere come le donne in uscita per incontrare con lui chi è il fondamento, il principio di ogni unione. Non da soli, ma nella compagnia di tanti fratelli e sorelle, ma anche dell'umanità che cercano il Signore senza stancarsi, in un amore indiviso per Dio e per il fratello.
Nella liturgia alessandrina di San Marco, prima dell’abbraccio di pace, il sacerdote prega così davanti a Dio e all’assemblea: “Dio, Signore Onnipotente, guarda dal cielo la tua Chiesa con misericordia. Concedi a noi la tua pace, il tuo amore, il tuo aiuto. Manda a noi il dono del tuo Spirito Santissimo, affinché, con cuore puro e coscienza pura, ci salutiamo gli uni gli altri con un bacio saldo. Non nell'ipocrisia, ma restando fedeli nell'adesione a Te in un solo spirito, chiamati a una sola speranza, perché vivifichiamo tutti del divino e infinito amore in Cristo Gesù Signore nostro, con il quale tu sei il benedetto”.
Carissimi Fabrizio e Vincenzo, nel giorno della vostra ordinazione presbiterale, chiamati a dare ragione alla speranza che è in voi e alla quale siete stati chiamati per grazia, Maria, la Madre del Signore, Vergine dell'Ascolto, dimora dell'Eterno nella sua Immacolata Concezione, custodisca le vostre vite in quell'umile obbedienza che vi rende in tutto conformi al modello unico di ogni servizio, nella libertà e per amore, affinché il suo Regno venga presto.

 

Articoli correlati

Go up PDF