Papa Leone XIV a Sant’Anselmo
3 mesi ago · Updated 3 mesi ago

Un momento storico sul colle Aventino: per la prima volta un Papa varca la soglia della chiesa di Sant’Anselmo, consacrata nel 1900 dal suo omonimo predecessore, Leone XIII.
Roma, 11 novembre 2025 – Alle 16:30 le campane di Sant’Anselmo hanno accolto l’arrivo di Papa Leone XIV, giunto sul colle Aventino per presiedere la Celebrazione Eucaristica del 125° anniversario della Dedicazione della Chiesa di Sant’Anselmo. Un evento dal forte valore simbolico e storico, poiché proprio l’11 novembre 1900 la chiesa fu consacrata da Papa Leone XIII, il Pontefice della Rerum Novarum, che aveva fortemente voluto la rinascita di questo centro benedettino.
Alle 17:00, il Santo Padre ha fatto ingresso nella chiesa, accolto dall’Abate Primate, dal Priore e dal Rettore. Dopo il saluto iniziale, l’Abate Primate ha compiuto il rito del lavaggio delle mani, mentre Papa Leone XIV si è recato alla porta della chiesa per baciare la croce e aspergere con acqua benedetta i presenti. Entrando, il Pontefice si è raccolto in preghiera davanti al Santissimo Sacramento, prima di ricevere simbolicamente le chiavi di Sant’Anselmo. Un momento di grande intensità è stato quello in cui il Papa si è fermato a contemplare la replica del reliquiario di Santa Ildegarda, segno della continuità spirituale che lega il monachesimo benedettino alla tradizione liturgica universale.
Un luogo simbolo della spiritualità benedettina
L’Abbazia e il Pontificio Ateneo di Sant’Anselmo rappresentano oggi un faro per la spiritualità liturgica e il canto gregoriano. Dal 1962, da questo luogo parte ogni anno la processione penitenziale del Mercoledì delle Ceneri, presieduta dal Papa. Ma la storia di Sant’Anselmo affonda le sue radici nel sogno di Leone XIII, che nel 1888 affidò all’arcivescovo di Catania, Giuseppe Benedetto Dusmet, benedettino, l’incarico di riaprire l’antico collegio monastico. Il primo Abate Primate, Ildebrando De Hemptinne, ne affidò la costruzione all’architetto Francesco Vespignani, e l’imponente edificio fu completato e consacrato nel 1900. Tuttavia, Leone XIII, allora “prigioniero in Vaticano”, non poté mai partecipare alla cerimonia di consacrazione.
Oggi, a 125 anni di distanza, il sogno del suo predecessore si è finalmente compiuto: un Papa ha varcato la soglia di Sant’Anselmo, trasformando un desiderio rimasto sospeso nella storia in un gesto di comunione viva tra passato e presente.
L’architettura e la bellezza di Sant’Anselmo
La basilica di Sant’Anselmo, lunga 45 metri e larga 20, si distingue per la sua navata centrale affiancata da due navate laterali, separate da colonne di granito grigio con capitelli ionici e corinzi. Imponente la torre campanaria, con eleganti finestre trifore, quadrifore e pentafore, arricchita nel 1956 da quattro nuovi bronzi. Nel 1952 la chiesa fu restaurata secondo il progetto dell’architetto Fritz Metzger, che ne valorizzò la funzionalità liturgica, mentre l’abside venne decorata con mosaici del monaco Radbod Commandeur dell’abbazia tedesca di Maria Laach.
All’interno, due altari laterali sono dedicati rispettivamente alla Madonna e al Santissimo Sacramento, mentre il pavimento in pietra riprende i motivi geometrici cosmateschi della tradizione romana. Davanti all’ingresso, dal 1966, accoglie i visitatori il bronzo di Sant’Anselmo realizzato dallo scultore svizzero Albert Wider.
Un anniversario che unisce memoria e fede
Al termine della celebrazione, Papa Leone XIV si è ritirato in sacrestia per un breve momento di ristoro, salutando la comunità benedettina con parole di gratitudine e incoraggiamento.
La visita di oggi segna non solo il ricordo di 125 anni di storia, ma anche una rinnovata chiamata alla preghiera e all’unità: un ponte ideale tra Leone XIII e Leone XIV, tra le radici monastiche e la Chiesa universale di oggi.
L’omelia di Papa Leone: “Sant’Anselmo, cuore pulsante del mondo benedettino”
Papa Leone XIV ha offerto una riflessione densa e vibrante sul senso profondo della consacrazione di una chiesa e sulla missione spirituale che essa incarna nel cuore della Chiesa universale. «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18) – ha ricordato il Pontefice aprendo l’omelia, richiamando la solidità della fede come fondamento di ogni autentica costruzione ecclesiale.
L’omelia si è snodata come un dialogo tra memoria e profezia. Leone XIV ha ricordato con gratitudine l’intuizione di Papa Leone XIII, promotore della basilica e del Collegio internazionale annesso, voluti per «potenziare la presenza benedettina nella Chiesa e nel mondo» e per rafforzare l’unità della Confederazione Benedettina. Il Papa ha sottolineato come il monachesimo, “fin dalle origini, sia stato una realtà di frontiera”, capace di trasformare deserti materiali e spirituali in “focolai di preghiera, lavoro e carità”.
In un tempo segnato da “cambiamenti repentini e problematiche inedite”, Leone XIV ha invitato a riscoprire il centro della fede: «Solo mettendo Cristo al centro della nostra esistenza e della nostra missione possiamo rispondere alle esigenze della vocazione ricevuta». È questa, ha spiegato, la via monastica che attraversa liturgia, studio e servizio: una vita che si fa “scuola del servizio del Signore” (Regola di San Benedetto, Prologo 45).
Per il Papa, Sant’Anselmo deve essere «un cuore pulsante nel grande corpo del mondo benedettino», un luogo in cui la preghiera e la ricerca intellettuale convergano “come la linfa vitale che il cuore pompa nel corpo”, un’immagine che richiama il fiume che sgorga dal Tempio di Ezechiele (Ez 43,1-2.4-7a).
Rievocando le parole di San Giovanni Paolo II, Leone XIV ha ribadito che la vera conoscenza dei misteri divini “non è conquista del genio umano, ma dono che Dio fa agli umili e ai credenti”. È questo spirito di umiltà che deve animare l’Ateneo e l’Istituto Liturgico, chiamati a essere fari di sapienza e carità.
La Dedicazione, ha affermato, è «il momento in cui uno spazio diventa porta aperta verso l’eterno», un incontro tra il limite umano e la pienezza di Dio. In essa si manifesta la Chiesa descritta dal Concilio Vaticano II come “umana e divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, presente nel mondo e tuttavia pellegrina” (Sacrosanctum Concilium, 2).
Concludendo, Papa Leone XIV ha richiamato l’esperienza di ogni credente come cammino alla ricerca di Cristo: «Bisognosi di Gesù, il Figlio del Dio vivente, siamo chiamati a portarlo a tutti coloro che incontriamo, grati per l’amore con cui ci ha preceduti». Solo così – ha detto – questo tempio sarà “luogo di gioia, in cui si sperimenta la bellezza di condividere ciò che gratuitamente si è ricevuto” (cfr Mt 10,8).

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