Il Giubileo della Speranza. Riflessioni bibliche – Recensione

4 mesi ago · Updated 4 mesi ago

Terrinoni Ubaldo, Il Giubileo della Speranza. Riflessioni bibliche, OasiApp, Teramo 2024, pp. 120.

Introduzione, 5; I Parte: La Misericordia, 11; “Promulgare l’anno di grazia”, 13; Il grande peccato di “ieri”: il vitello d’oro, 26; Il grande peccato di “oggi”: negare l’esistenza del peccato, 41; La misericordia ha un volto e un nome: Gesù Cristo, 48; Gesù modello perfetto di misericordia, 59; II Parte: Un’importante trilogia, 75; La conversione, 77; Il perdono. Dio perdona sempre, 90; Perdonati perdoniamo, 96; La riconciliazione, 104.

Siamo pienamente immersi nella atmosfera giubilare, ne stiamo già raccogliendo i copiosi frutti di grazia, accogliamo gli stimoli che ci consegna, e veniamo raggiunti – oggi – da questa nuova pubblicazione del biblista e Frate Minore Cappuccino Ubaldo Terrinoni, già docente presso l’Istituto Teologico San Pietro di Viterbo.

Si tratta di una fondata riflessione scritturistica sulla realtà giubilare che stiamo celebrando; essa desidera – a partire dal dato antropologico odierno – consegnarci la chiave di lettura della speranza: «Sono sotto gli occhi di ognuno le moderne crisi di fede e di amore. Il vero dramma di oggi è che l’uomo ha perduto l’appuntamento con la speranza e gli resta soltanto l’incombente disperazione; vive una sorta di paura del futuro e sono varie e serie le spie che confermano questa amara realtà: la diminuzione della natalità; la paura di compiere scelte definitive; il dominio incontrastato dell’individualismo; la paura della morte; la pretesa di far prevalere un’antropologia senza Dio, che conduce l’uomo a considerarsi il centro della realtà. In mancanza di una speranza cristiana, l’uomo di oggi si è inventata una speranza di corto respiro, ristretta in un ambito intra-mondano, chiusa alla trascendenza e che viene identificata col paradiso promesso dalla scienza e dalla tecnica, con la felicità di natura edonistica e consumistica, col ricorso alle sostanze stupefacenti e subendo il fascino delle filosofie orientali. L’uomo di oggi facilmente sceglie di ripiegarsi sull’effimero e s’illude di assolutizzare il relativo, ben contento di ricercare ciò che è utile, ciò che piace e ciò di cui si può facilmente disporre» (9).

Il punto di partenza dell’Autore è – indubbiamente – positivo: «Il cristiano è un essere che vive in tensione verso ciò che è bene, vero e bello; vive in costante slancio verso il futuro. È sempre proiettato in avanti. Possiamo affermare che ogni cristiano è “un futuro”; egli non tende ad avere sempre di più, ma ad essere sempre di più; è in perenne pellegrinaggio verso ciò che è meglio» (5); la sua indicazione al lettore è quella della preghiera (cfr. 7-8).

La speranza, che il presente anno di grazia ci sta facendo meditare e incarnare, «non è un’attesa passiva e non è un’evasione dal presente. Ma è fiducioso abbandono in Dio ed è presenza dinamica nel mondo» (10).

Terrinoni, muovendo le proprie riflessioni dalle pagine antico-testamentarie, presenta il valore del Giubileo, quale «tempo di misericordia» (18) e «misericordia che si rinnova» (23); grazia del perdono che nasce – soprattutto – dalle infedeltà del popolo eletto, rappresentate dal «vitello d’oro» (27).

Il biblista Cappuccino – quindi – pone l’accento sugli attuali vissuti umani, i quali privilegiano «il prestigio, il successo, la bellezza, la fama, la ricchezza» (41); a discapito della «responsabilità in ordine alle proprie azioni» (42). Il peccato viene presentato come: rottura del cordone ombelicale, rifiuto di Dio, destrutturazione personale, autolesionismo, disordine (cfr. 44-46).

Nostro Signore Gesù Cristo viene indicato come l’incarnazione della misericordia; quest’ultima «è l’aspetto concreto, pratico, dimostrato dell’amore» (53). «La misericordia dunque è un dono divino accolto dal cuore dell’uomo e diffuso nella vita quotidiana» (55).

Dio «ci ama per primo e, in nome di questo amore, ci recupera col suo perdono generoso» (57): tuona il volume che abbiamo tra le mani. «L’amore creatore di Dio fa nascere l’uomo; il suo amore redentore lo fa ri-nascere mediante l’intervento del Cristo. […] Il perdono è vita nuova, è ri-creazione, è inizio nuovo» (58).

Terrinoni invita il lettore a incarnare la voluntas Dei, scrivendo: «E invece è più corretto e saggio abbandonare il metro personale di giudizio per valutarci e misurarci con il metro di Dio. Allora immancabilmente sentiamo il desiderio di appellarci alla misericordia per implorare il perdono. Nei giudizi far prevalere la misericordia su tutto» (74).

Le finali esortazioni del libro spingono verso la conversione, «riforma radicale di se stesso», cambiamento della propria vita, orientamento al Signore, «coraggiosa rottura con il passato», «rientrare in se stesso», «destrutturazione», «una necessità permanente, un dovere fondamentale e continuo, un incessante tendere verso la meta senza illudersi che sia subito raggiunta. La conversione è un esercizio quotidiano, è un ri-orientare in modo nuovo e sempre meglio il cuore verso l’unico supremo obiettivo» (cfr. 77-89); evidenziano le dimensioni del perdono, quale «nuova creazione» (93.94) e vocazione a vivere bene la fede in comunità: «Perdonare sempre, perdonare all’infinito; concedere il perdono senza residui rancori e senza condizioni. Il perdono è per tutti, nonostante tutto» (98). «Il perdono è una risurrezione; è una novità; è l’inizio di una storia nuova. […] Chi ama per davvero sa perdonare e chi perdona ama in tutta verità» (101.102).

Le sottolineature conclusive del testo – tutte fondate sul dato rivelato – si soffermano sulla riconciliazione: «L’uomo riconciliato con Dio e con i fratelli acquista una dimensione di novità assoluta, quella stessa novità della creazione non ancora sfigurata dal peccato. Il riconciliato è realmente un “uomo nuovo”, integro, intatto» (109).

Ringraziamo per l’infaticabile sua opera il Nostro autore, e questo suo lavoro teologico, che ci aiuta a fondare ulteriormente il dono e l’esperienza giubilare nell’ottica dell’universale economia della redenzione.

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