Porte e cuori aperti. L’omelia di Leone XIV

5 mesi ago · Updated 4 mesi ago

«Questa chiesa sorge in una posizione speciale, che è anche una chiave per il ministero pastorale che vi si svolge: siamo infatti, per così dire, “sul confine”, e davanti a S. Anna transitano quasi tutti coloro che entrano ed escono dalla Città del Vaticano. C’è chi passa per lavoro, chi come ospite o pellegrino, chi di fretta, chi con trepidazione o serenità. Possa ciascuno sperimentare che qui ci sono porte e cuori aperti alla preghiera, all’ascolto, e alla carità!»; sono state queste le espressioni iniziali della omelia tenuta da Papa Leone XIV, stamattina, nella messa celebrata ha celebrato nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano.

Riflettendo – poi – sulla pericope evangelica proposta dalla liturgia di questa XXV Domenica del Tempo Ordinario, il Vescovo di Roma ha affermato: «A proposito, il Vangelo che è stato appena proclamato ci provoca a esaminare con attenzione il nostro legame con il Signore e, quindi, fra di noi. Gesù pone un’alternativa nettissima tra Dio e la ricchezza, chiedendoci di prendere una chiara e coerente posizione. Non si tratta di una scelta contingente, come tante altre, né di una opzione rivedibile nel corso del tempo, a seconda delle situazioni. Occorre decidere un vero e proprio stile di vita. Si tratta di scegliere dove porre il nostro cuore, di chiarire chi sinceramente amiamo, chi serviamo con dedizione e qual è davvero il nostro bene. Ecco perché Gesù contrappone proprio la ricchezza a Dio: il Signore parla così perché sa che siamo creature indigenti, che la nostra vita è piena di bisogni. Sin da quando nasciamo, poveri, nudi, abbiamo tutti bisogno di cure e affetti, di una casa, del cibo, del vestito. La sete di ricchezza rischia di prendere il posto di Dio nel nostro cuore, quando riteniamo che sia essa a salvare la nostra vita, come pensa l’amministratore disonesto della parabola (cfr Lc 16,3-7). La tentazione è questa: pensare che senza Dio potremmo comunque vivere bene, mentre senza ricchezza saremmo tristi e afflitti da mille necessità. Davanti alla prova del bisogno ci sentiamo minacciati, ma invece di chiedere aiuto con fiducia e di condividere con fraternità, siamo portati a calcolare, ad accumulare, diventando sospettosi e diffidenti verso gli altri.

Questi pensieri trasformano il prossimo in un concorrente, in un rivale, o qualcuno da cui trarre vantaggio».

Il Santo Padre ha sottolineato, con forza ed entusiasmo: «Chi serve Dio diventa libero dalla ricchezza, ma chi serve la ricchezza ne resta schiavo! Chi cerca la giustizia trasforma la ricchezza in bene comune; chi cerca il dominio trasforma il bene comune nella preda della propria avidità». E, con uno sguardo sui mali che affliggono l’umanità, ha concluso l’omelia, ribadendo: «Vi incoraggio a perseverare con speranza in un tempo seriamente minacciato dalla guerra. Interi popoli vengono oggi schiacciati dalla violenza e ancor più da una spudorata indifferenza, che li abbandona a un destino di miseria. Davanti a questi drammi, non vogliamo essere remissivi, ma annunciare con la parola e con le opere che Gesù è il Salvatore del mondo, Colui che ci libera da ogni male. Il suo Spirito converta i nostri cuori affinché, nutriti dall’Eucaristia, supremo tesoro della Chiesa, possiamo diventare testimoni di carità e di pace».

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