Santa Chiara da Montefalco, mistica e badessa agostiniana 

6 mesi ago · Updated 6 mesi ago

Il 17 agosto di ricorda Santa Chiara da Montefalco, dell'ordine di Sant'Agostino come Papa Leone, una figura che unisce misticismo e impegno nella storia. Donna d'azione con la croce di Cristo piantata nel cuore

Una donna tutta di Dio, ma anche profetessa per il suo tempo. Mistica, dottoressa, badessa e madre. Santa Chiara da Montefalco – appartenente all’Ordine agostiniano, lo stesso di Papa Leone XIII – è una delle figure più potenti e meno conosciute della spiritualità cristiana medievale.

Nata nel 1268 a Montefalco, in Umbria, Chiara si distinse fin da bambina per una precoce inclinazione alla preghiera e al raccoglimento. A soli sei anni entra con la sorella Giovanna in un reclusorio eretto dal padre, dedicandosi a una vita di penitenza e contemplazione. Il suo cuore già ardeva d’amore per Cristo. E fu proprio il cuore il luogo scelto da Dio per imprimere in lei, nel senso più reale del termine, i segni della Passione.

Mistica della croce: “Ho Gesù mio dentro il mio cuore”

L’episodio più sconvolgente e profondo della vita di Chiara accade nel 1294, quando Cristo le appare come un pellegrino con la croce e le dice: “Cerco un luogo forte dove piantare la mia croce, e questo luogo è il tuo cuore”. Da allora Chiara ripeterà per tutta la vita: “Ho Gesù mio dentro il mio cuore”. Alla sua morte, nel 1308, le monache scopriranno che non si trattava di una semplice metafora: nel suo cuore furono trovati, tra i tessuti, i simboli concreti della Passione – la croce, i chiodi, la corona di spine. Un mistero che ancora oggi fa tremare e riflettere.

Badessa e guida spirituale: una donna d’azione

Chiara non fu solo un’anima mistica, ma anche una guida concreta, una madre spirituale. Alla morte della sorella Giovanna, divenne badessa del Monastero della Croce, fondato sotto la Regola di Sant’Agostino. Il suo governo fu illuminato e fermo: promosse il lavoro manuale, la carità verso i poveri, il dialogo con il clero e la formazione spirituale delle consorelle.

Sebbene vissuta in clausura, seppe influenzare profondamente il suo tempo. Disputò con gli eretici, consigliò vescovi e cardinali, ispirò dotti e semplici fedeli. La sua fama superò i confini del monastero e attirò figure di primo piano del mondo ecclesiastico, come i cardinali Colonna e Orsini, e perfino Ubertino da Casale. Montefalco divenne, attorno a Chiara, un piccolo ma fervente cenacolo spirituale.

Profetessa, "dottoressa" e voce per il futuro

Secondo Berengario di Donadio, suo biografo e testimone autorevole, Chiara possedeva “claritas doctrinæ et spiritus propheticus”: era una vera dottoressa della fede, pur non essendo mai stata “letterata”. Le sue parole, ispirate, erano capaci di interpretare le Scritture con profondità sovrumana e di leggere nei cuori.

Chiara si fece voce di Dio non solo per le sue consorelle, ma anche per il popolo e per la Chiesa del suo tempo. In un’epoca di crisi, segnò una via alternativa: non il potere, ma la croce; non la teologia accademica, ma la sapienza del cuore; non il protagonismo, ma la disponibilità a lasciarsi abitare da Dio.

Mistica nuziale e passione di Cristo

Chiara visse quella che i mistici chiameranno “unione sponsale con Cristo”. Le sue estasi, visioni e le esperienze interiori non furono mai fini a se stesse: erano sempre orientate a una più profonda unione con il Crocifisso. Si identificò talmente nella Passione di Gesù da arrivare a dire, in punto di morte:
“Non ho bisogno di croci esteriori, perché ho la croce del mio Signore impressa nel cuore”.

La sua morte, avvenuta il 17 agosto 1308, fu un vero compimento spirituale. Disse alle sue sorelle: “La mia anima è andata incontro al mio Diletto Gesù Cristo”. E con questo incontro si compì il suo cammino di amore, di donazione e di mistica della croce.

Santa Chiara da Montefalco oggi: un esempio per la Chiesa

Chiara, donna del XIII secolo, parla ancora oggi alla Chiesa e al mondo: ci ricorda che la santità non è evasione, ma immersione. Che l’unione con Dio si misura anche nel modo in cui trattiamo il prossimo, nella carità concreta, nell’umiltà quotidiana.

Anche noi, come Chiara, siamo chiamati a piantare la croce nel nostro cuore: a lasciarci trasformare, nella sofferenza e nella gioia, nella preghiera e nell’azione. Chiara ha indicato una via possibile per tutti: quella di un amore totale, che non si ferma alle parole ma si fa carne, storia, profezia.

Visitare Santa Chiara a Montefalco

Il suo corpo incorrotto è custodito nel monastero agostiniano di Montefalco, accanto alla chiesa che volle far costruire. Gli affreschi della Cappella della Santa Croce raccontano ancora oggi la sua vita e il suo carisma. Un luogo di silenzio e di luce, dove si può ancora percepire il cuore ardente di una donna che visse con un solo scopo: rendere bella la vita agli occhi di Dio.

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