Papa Leone e lo spirito di Helsinki
6 mesi ago · Updated 6 mesi ago

Papa Leone ricorda l’Atto Finale di Helsinki del 1 agosto 1975. Dopo 50 anni ha ancora senso parlare di diplomazia e diritto internazionale, con tutto quello che sta succedendo nel mondo?
“Oggi, a cinquant'anni dalla firma dell’Atto finale di Helsinki, è più che mai indispensabile custodire lo “spirito di Helsinki”, perseverare nel dialogo, rafforzare la cooperazione e fare della diplomazia la via privilegiata per prevenire e risolvere i conflitti”.
Con questo post sui social, Papa Leone ricorda il cosiddetto Atto Finale di Helsinki, considerato una pietra miliare nel percorso di distensione tra Est e Ovest durante la Guerra Fredda, un simbolo di speranza per la pace, la cooperazione internazionale e la promozione dei diritti umani. Cinquant'anni dopo la sua firma, il Papa Leone ha sollevato un'importante riflessione sulla necessità di preservare lo "spirito di Helsinki". Secondo il pontefice, oggi più che mai, è cruciale salvaguardare l’eredità di quel documento, “per perseverare nel dialogo, rafforzare la cooperazione e fare della diplomazia la strada privilegiata per prevenire e risolvere i conflitti.”
Che cos’è l’Atto Finale di Helsinki?
Firmato il 1° agosto 1975 da 35 Paesi (inclusi USA, URSS e quasi tutta Europa), l’Atto Finale di Helsinki fu il risultato della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE). Non è un trattato vincolante, ma un impegno politico di grande portata, nato per rafforzare la pace durante la Guerra Fredda. Si basa su tre pilastri principali:
- Sicurezza e disarmo
- Cooperazione economica, scientifica e ambientale
- Diritti umani e libertà fondamentali
Il decalogo dell’accordo
Questi sono i dieci "comandamenti" diplomatici che gli Stati si sono impegnati a rispettare:
- Eguaglianza sovrana: Ogni Stato ha lo stesso valore, a prescindere da dimensioni o potere.
- Non uso della forza: Vietato risolvere i conflitti con le armi.
- Inviolabilità delle frontiere: I confini non si toccano, salvo accordi pacifici.
- Integrità territoriale: Nessuna ingerenza nel territorio altrui.
- Composizione pacifica delle controversie: I conflitti si risolvono con il dialogo, non con la guerra.
- Non intervento negli affari interni: Ogni Stato decide per sé.
- Diritti umani e libertà fondamentali: Dignità, coscienza, religione, informazione, educazione.
- Autodeterminazione dei popoli: Ogni popolo ha diritto a scegliere il proprio destino.
- Cooperazione tra Stati: Collaborare per la prosperità comune.
- Rispetto del diritto internazionale: Le regole vanno seguite, senza ambiguità.
Helsinki oggi: un ideale tradito?
L’Atto di Helsinki incarnava la speranza che il dialogo e il diritto potessero prevalere su forza e paura, favorendo una “distensione” tra blocchi contrapposti. Oggi, nel contesto delle guerre in Ucraina, Medio Oriente e nel Sahel, molti principi di Helsinki risultano violati o ignorati:
- Violazione del principio di integrità territoriale: l’invasione russa dell’Ucraina nel 2014 (Crimea) e 2022 ha calpestato apertamente il principio dell’inviolabilità delle frontiere.
- Uso della forza come strumento politico: dalla Siria al Sudan, la diplomazia ha lasciato spazio ai carri armati e ai droni.
- Manipolazione dei diritti umani: repressioni interne, censura e persecuzioni mostrano che il rispetto della dignità umana è ancora fortemente selettivo.
- Crisi del multilateralismo: la fiducia reciproca tra Stati è ai minimi storici, e le organizzazioni internazionali faticano a far rispettare le regole condivise.
Esiste ancora un diritto internazionale?
La citazione di Papa Leone sottolinea un aspetto cruciale del Final Act di Helsinki che risuona ancora oggi con forza: la necessità di perseverare nel dialogo. In un'epoca di incertezze politiche, conflitti regionali e tensioni globali, l'idea che il dialogo e la diplomazia siano strumenti fondamentali per la risoluzione delle dispute è più attuale che mai. Se nel 1975 l’accordo di Helsinki aveva contribuito a ridurre le divisioni tra Est e Ovest, oggi quel “spirito di Helsinki” resta essenziale per affrontare le sfide moderne, come i conflitti in Ucraina, le crisi in Medio Oriente, e le tensioni internazionali riguardo i cambiamenti climatici e le pandemie.
Le parole del pontefice ci ricordano che il mondo ha bisogno di superare le divisioni, alimentando la cooperazione internazionale in modo costruttivo. In un periodo segnato dalla polarizzazione e dal rischio di escalation militare, il “dialogo” e la “diplomazia” devono essere scelti come percorsi per evitare conflitti armati, risolvere le controversie territoriali e promuovere la pace.
La speranza per un mondo più giusto e pacifico non può essere mai data per scontata. Piuttosto, è una causa per cui l’umanità deve lottare incessantemente. Il diritto internazionale non dovrebbe essere semplicemente una scelta, ma un imperativo per la costruzione di un mondo in pace.

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