San Lorenzo Siro, a Farfa Oriente e Occidente si incontrano 

7 mesi ago · Updated 7 mesi ago

Nel cuore verde della Sabina, ai piedi del Monte Acuziano, sorge uno dei più potenti e misteriosi monumenti del Medioevo europeo: l’Abbazia di Farfa. Ma dietro la sua fondazione, che si perde tra ruderi romani e resti di un antico culto pagano, si cela una figura affascinante e sfuggente: San Lorenzo Siro, “l’Illuminatore”, monaco orientale, vescovo e fondatore, giunto in Italia nel V o VI secolo dalla lontana Siria e festeggiato proprio l'8 luglio.

Un viaggio attraverso l’Impero in frantumi

Il V secolo fu un tempo di grande incertezza per l’Impero romano e per la Cristianità. Mentre Roma affrontava le incursioni barbariche e il tramonto del suo potere temporale, l'Oriente cristiano era scosso da profonde divisioni teologiche. Il monofisismo e l’arianesimo frantumavano l’unità ecclesiale, e la Siria — culla del monachesimo e della spiritualità più radicale — divenne un teatro di persecuzioni e conflitti.

In questo contesto si colloca la figura di Lorenzo, monaco di origine siriana, parte di quel fenomeno di migrazioni spirituali che vide numerosi religiosi orientali rifugiarsi in Occidente. Con lui viaggiavano la sorella Susanna e due compagni, Giovanni e Isacco — nomi che evocano la sacralità dei Padri del deserto —, in un cammino che li condusse dapprima a Roma, poi sui monti dell’Umbria e infine in Sabina.

Tra Spoleto e Sabina: predicazione, eremi e draghi

Lorenzo, come altri eremiti orientali del tempo, si stabilì inizialmente sul Monteluco, nei pressi di Spoleto, dove la vita anacoretica aveva già trovato dimora nei secoli precedenti. Seguendo l’esempio di Isacco di Siria (il cui nome ricorre curiosamente anche nel gruppo di Lorenzo), introdusse un modo di vivere che univa l’ascetismo orientale alla missione evangelizzatrice. Di lui si narrano miracoli, conversioni, guarigioni degli occhi — da cui il titolo di Illuminatore — e persino la liberazione di villaggi da draghi pestilenziali, simboli del male e della paura che affliggevano le popolazioni rurali.

In Sabina, secondo la tradizione, Lorenzo assunse il ruolo di vescovo di Forum Novum (odierna Vescovio). Tuttavia, spinto dal desiderio di una vita più contemplativa, si ritirò alle falde del monte Acuziano, in un luogo carico di simbolismi religiosi: il sito era infatti occupato da un’antica villa romana in rovina e da un tempio dedicato alla dea sabina Vacuna. Qui, Lorenzo e i suoi discepoli iniziarono la trasformazione spirituale del luogo: laddove sorgeva un culto pagano, nacque la prima comunità cristiana che avrebbe dato origine all’Abbazia di Farfa.

Mito, memoria e archeologia

Le fonti più antiche, come un privilegio papale del 705 di Giovanni VII, parlano di un “Laurentius episcopus… de peregrinis veniens”, venuto da terre lontane e stabilitosi “in fundo Acutiano”. Ma la figura di San Lorenzo si dissolve spesso tra leggenda e realtà storica. Alcuni studiosi, come il Lanzoni, ipotizzano che vi sia stata una confusione con Lorenzo vescovo di Spoleto o con uno dei cosiddetti “Dodici Fratelli Siri”, una leggenda del VII-VIII secolo che vede dodici monaci orientali giungere in Italia per evangelizzarla. La scarsità di fonti coeve ha alimentato una narrativa agiografica densa di elementi epici, simbolici e spirituali.

Tuttavia, la tradizione non è senza riscontri tangibili. L’eremo di San Martino, poco sopra l’abbazia, presenta pitture murali con forti richiami alla cultura siriaca e mediterranea orientale: motivi aniconici, busti clipeati, dischi decorati in stile tardoantico e un tessuto spirituale che rievoca il monachesimo del deserto più che quello benedettino occidentale. Le ricerche archeologiche della British School di Roma, guidate da David Whitehouse, hanno confermato la presenza di strutture romane e paleocristiane sotto l’attuale complesso abbaziale, rafforzando l’idea di una continuità insediativa e cultuale.

Da Farfa all’Europa

La prima fondazione monastica, avviata da Lorenzo Siro e dalla sua piccola comunità orientale intorno alla metà del VI secolo, subì la devastazione longobarda nel tardo VI secolo. Ma la provvidenza, secondo la leggenda, non abbandonò Farfa: sul finire del VII secolo, un altro monaco, San Tommaso di Morienna, giunto dalla Savoia dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, fu guidato dalla Madonna a riscoprire il luogo sacro, riconoscibile da “tre alti cipressi”. Lo riedificò nel 680 d.C., dando avvio alla seconda grande stagione di Farfa.

“Questo è il luogo che ti avevo promesso”, sussurrò la Vergine a Tommaso di Morienna. Ma forse quelle parole furono dette già secoli prima a un monaco venuto da Damasco, che scelse le selve della Sabina per piantare una speranza eterna.

Sotto i Carolingi, Farfa divenne una delle abbazie imperiali più influenti d’Europa. Possedeva terre, villaggi, persino navi esentate da dazi imperiali, e ospitò imperatori come Carlo Magno. Ma il cuore pulsante dell’abbazia restava la memoria del suo primo fondatore, Lorenzo Siro, il cui spirito continuava a permeare le silenziose celle e le navate della basilica.

Oriente e Occidente si incontrano a Farfa

San Lorenzo Siro rappresenta molto più di un fondatore. È il simbolo di un’intersezione tra mondi: Oriente e Occidente, anacoretismo e istituzione, leggenda e storia. Il suo cammino dalla Siria alla Sabina riflette le rotte invisibili dello spirito cristiano antico, capace di attraversare deserti, mari e civiltà, per far germogliare semi di fede nei luoghi più remoti.

Celebrato l’8 luglio, San Lorenzo non è soltanto un nome inciso nei calendari o nei muri dell’abbazia: è l’eco viva di un’epoca in cui l’incontro tra culture non era una minaccia, ma una fonte di santità.

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