L'abbraccio tra Pietro e Paolo

7 mesi ago · Updated 7 mesi ago

Pietro e Paolo nell’icona dell’abbraccio: teologia, arte e storia di una comunione apostolica

L'immagine dei Santi Pietro e Paolo che si abbracciano non è soltanto una delicata immagine devozionale, ma una sintesi visiva della storia della Chiesa, un compendio di teologia vivente, un manifesto ecclesiologico. Quel gesto semplice e umano dell’abbraccio, fissato nel linguaggio simbolico dell’iconografia cristiana, è al tempo stesso espressione di una profonda verità spirituale e risposta a una tensione storica e dottrinale che ha attraversato la vita stessa dei due apostoli.

Dall’abbraccio alla missione: raccolta e diffusione

Pietro e Paolo sono spesso detti le “colonne della Chiesa” (Gal 2,9), e questa espressione acquista profondità ancor maggiore se riletta alla luce dell’Antico Testamento: i due apostoli potrebbero essere visti come i due pilastri del Tempio di Salomone, Sahin e Booz. Sahin — che significa “il Signore fonderà” — è chiaramente ricollegabile alla figura di Pietro, al quale Gesù affida la fondazione della Chiesa: “Tu sei Pietro, e su questa roccia edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18). Booz, l’altro pilastro, richiama invece la figura di Paolo: egli rappresenta lo slancio missionario, l’amore per le genti, proprio come Booz accolse e sposò Rut, la donna moabita, figura delle nazioni. 

Così Pietro incarna la raccolta, la fondazione, la stabilità, mentre Paolo esprime la diffusione, il dinamismo, l’universalità. Due ruoli diversi, ma entrambi fondamentali per l’edificio della fede.

Dal conflitto alla comunione

Il loro incontro non fu privo di attriti. Paolo ricorda apertamente lo scontro con Pietro ad Antiochia, quando lo affrontò “a viso aperto” (Gal 2,11-14), accusandolo di incoerenza nel trattare con i cristiani di origine pagana. Tuttavia, nel medesimo capitolo, Paolo racconta anche della destra di comunione ricevuta da Pietro, Giacomo e Giovanni: una comunione faticosamente costruita ma autenticamente vissuta, che trova la sua piena espressione proprio nell’icona dell’abbraccio.

In quell’abbraccio — e nella loro testimonianza — i due apostoli diventano immagine vivente del comandamento di Cristo: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13,34-35). La loro unità è stata possibile perché entrambi hanno conosciuto, ciascuno a suo modo, la misericordia del Signore: Pietro, nella sua fragilità e nel suo pianto dopo il rinnegamento; Paolo, nella sua conversione folgorante da persecutore a testimone del Risorto.

L’icona: arte e teologia in dialogo

Ma da dove nasce, iconograficamente, questa immagine dell’abbraccio? Non compare nei primi secoli, e anzi le più antiche raffigurazioni dei due apostoli, risalenti al III secolo, sono piuttosto anonime e generiche. Eusebio di Cesarea ricorda che circolavano immagini del Cristo con Pietro e Paolo, ma solo a partire dall’età costantiniana — IV secolo — i due cominciano ad acquisire tratti distintivi. Pietro viene raffigurato con una corporatura robusta, barba corta e capelli ricci, segno della sua forza e autorità; Paolo ha il volto ascetico del pensatore, calvo, con barba appuntita e sguardo ispirato, secondo la descrizione degli Atti apocrifi di Paolo e Tecla.

È proprio durante questo periodo che nasce l’iconografia della Traditio Legis (Consegna della Legge), in cui Cristo consegna a Pietro e Paolo il rotolo della Legge nuova. Questa scena vuole mostrare la continuità tra Cristo e la Chiesa, e al tempo stesso legittimare l’autorità apostolica — e quella episcopale successiva — in un contesto di istituzionalizzazione crescente del cristianesimo.

Da questa tradizione discende anche la rappresentazione della Concordia Apostolorum, uno schema iconografico che a fine IV secolo mostra Pietro e Paolo raffigurati simmetricamente, segno dell’unità tra Oriente e Occidente, tra le due parti dell’Impero e della Chiesa. L’abbraccio nasce così come necessità teologica e politica, per affermare che la Chiesa è una, anche quando parla con lingue diverse e cammina su strade differenti.

L’ultimo abbraccio: Roma e il martirio

Una tradizione romana racconta che Pietro e Paolo si abbracciarono un’ultima volta prima del martirio, nei pressi dell’odierna via Ostiense. Una cappella — poi chiesetta della “Separazione” — sorse sul luogo in cui si separarono per andare incontro al loro destino. Oggi una semplice lapide, posta durante il Giubileo del 1975, ricorda l’evento. Questo abbraccio terminale, tra due uomini che hanno amato e servito Cristo fino al sangue, suggella non solo una vita di fede, ma anche una comunione che ha saputo vincere le distanze.

Un abbraccio ecumenico

L’icona dell’abbraccio tra Pietro è sacramento visivo della comunione ecclesiale. È simbolo di un’unità che non è mai uniformità, ma armonia tra le differenze. Pietro, che guida, custodisce, fonda. Paolo, che annuncia, apre, rischia. Insieme ricordano alla Chiesa di oggi che solo nell’incontro tra stabilità e missione, tra radici e apertura, essa può essere davvero fedele al Vangelo.

Nella Chiesa di oggi — divisa spesso da tensioni dottrinali, culturali, geografiche — l’icona dell’abbraccio è un invito all'ecumenismo: a guardare all’altro come parte necessaria del proprio cammino, a non temere il conflitto, se esso porta alla verità, e a credere che la comunione, quando nasce dall’amore di Cristo, può diventare più forte della morte stessa.

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